venerdì 2 febbraio 2018

Le 4 dimensioni di Seward Johnson

Base. Si prenda del rame, si aggiunga dello stagno q.b., per ottenere quella lega solida ma sufficientemente malleabile nota col nome di bronzo.
Altezza. Generalmente nè più nè meno dell'umana statura, ma si può osare anche oltre. 
Profondità. Più di una, se non infinite. C'è quella delle forme: vuoti riempiti, pieni svuotati, estro maestro. C'è quella illusoria, valore aggiunto da una fine pittura trompe-l'œil (è francese, significa "inganna l'occhio"). E poi c'è la profondità dell'animo. Da un lato l'intimità svelata dall'artista, dall'altro la miscela di emozioni che l'opera suscita in ciascun osservatore, libero - nei limiti dettati dalla propria personalità percettiva - di "farne ciò che vuole". Per dirla tutta, quella che ha davanti non è neanche l'opera originale, ma la drammatica riduzione ai canoni della realtà di una figura astratta, inafferrabile e paradossalmente intrappolata nella sconfinata mente genitrice.
Tempo. Non ci arrenderemo mai all'incedere dei giorni, dei mesi e degli anni. Così, in un masochistico gioco a nascondino (ma è partita persa), il fotografo immortala: l'illusione di poter rendere immortale un istante lo appaga, anche se quell'istante è trapassato ben prima ch'egli abbia potuto esaminare la sua istantanea; lo stesso vale per il pittore, che cattura sulla tela un paesaggio o un volto, già invecchiato prima che il suo quadro sia terminato. Ma - tralasciando i moderni scenari virtuali offerti dalla tecnologia digitale - è nella scultura che questo "delirio d'onnipotenza" (per nulla patetico, qui andiamo oltre: lo definirei audace, se non addirittura salvifico) raggiunge il suo apice, soprattutto se messo in opera sfruttando al meglio le tre dimensioni già citate.

Tutto questo - ma chi più ne ha più ne metta - lo ritroviamo magistralmente "cucinato" nelle opere dello scultore americano John Seward Johnson. Riporto l'incipit della sua biografia, tradotto dal sito web ufficiale [http://sewardjohnsonatelier.org]


«Dopo una prima carriera come pittore, Seward Johnson (nato nel New Jersey il 16 aprile 1930, ndr) ha sperimentato il suo talento nella scultura. Da allora, oltre 450 delle figure in bronzo fuso a grandezza naturale di Johnson sono state esposte in collezioni private e musei negli Stati Uniti, in Canada, in Europa e in Asia, oltre che in luoghi di spicco della sfera pubblica come Times Square e Rockefeller Center in New York City, Pacific Place di Hong Kong, Les Halles a Parigi e Via Condotti a Roma. Seward Johnson inizialmente divenne famoso per le sue sculture che ritraggono persone impegnate in attività quotidiane».

Sempre sul sito, trovo la sua collezione suddivisa in 5 ricchissime sezioni (più una dedicata ai "lavori in corso"). Riporto un paio di immagini per ciascuna di queste, ma l'imbarazzo della scelta è tale che posso solo invitarvi ad esplorarle tutte.

Da "Celebrating the familiar" (Celebrando il familiare):


Da "Beyond the frame" (Oltre la cornice):


Da "Icons revisited" (Icone rivisitate):


Da "Points of departure" (Punti di partenza):


Da "Monumental scale" (Scala monumentale):



DOC

2 commenti:

Pippicalzelunghe ha detto...

Ciao caro Doc !!!
Certo che questo artista è gran bravo e le sue sculture molto somiglianti, apprezzo molto come interpreta i due dipinti di Manet (almeno credo sia lui), un po meno le altre ma questo è il mio gusto personale, ma le mani che escono dal terreno sono spaziali queste sì molto suggestive, molto molto rock !!!
A proposito di rock a metà di questo mese qui al Palageox andrò a vedere un gruppo celtic punk i Dropkick Murphys non vedo l'ora !!!
Cosmoabbracci molto molto rock !!!

Maria D'Asaro ha detto...

Perchè ho gradito particolarmente questo post? Sicuramente per il talento originale di Seward Johnson, capace di intrappolare un raggio eterno di umanità quotidiana in una scultura di bronzo. Ma non solo per questo, caro DOC: anche perchè avverto sempre una sorta di forza poetica nascosta nei tuoi scritti. Qualcuno, oltre la sottoscritta, se ne accorgerà. Prima o poi. Buona serata.