mercoledì 10 gennaio 2018

Le cavallette


Il flagello delle cavallette era una piaga dell'Africa soprattutto per i contadini. Ora spero che il dipartimento anti-locuste sia riuscito a debellarle. Io ne conosco di tre specie: le gialle, le rosse e le marroni. Una nuvola nera oscura il sole come quando deve scatenarsi un temporale, e piombano giù una sull'altra come fiocchi di neve, sui campi e sugli orti, facendone tabula rasa.
Ho un ricordo di quando ero bambina. Avevo 6 anni, e con i miei genitori che erano contadini e avevano una grande concessione ad Adi Sogdo (Eritrea) andammo sulla collina a vedere come crescevano bene l'orzo e il grano.
Era un pomeriggio sereno e il sole splendeva, ma improvvisamente una nuvola nera lo oscurò, e giù a pioggia questi dannati insetti uno sull'altro. Io ero terrorizzata, piangevo e urlavo, mia madre mi prese in braccio e si avviò per tornare a casa insieme a papà, e loro sprofondavano fino alle ginocchia in quella massa di cavallette, pestandole e schiacciandole.
Gli agricoltori erano disperati, cercavano di cacciarle dai campi e dagli orti facendo rumore con delle lattine, dentro cui picchiavano con dei pezzi di legno o dei ferri, oppure accendevano dei fuochi per fare fumo e spaventare quelle bestie. Ma difficilmente ci riuscivano, e quando le cavallette riprendevano il volo non c'era più nè una punta di grano, nè una foglia di insalata o altro ortaggio. Inoltre si attaccavano ai vetri delle finestre per cercare di entrare in casa.
I miei fratelli non le temevano, anzi ci giocavano: gli toglievano le ali, facevano dei carrettini con del filo di rame e le stanghe gliele infilavano nel ventre, cosicché da cavallette diventavano cavalli e gli facevano fare le corse sul tavolo, mentre io li guardavo da una certa distanza.
Quando poi diventai più grande, ricordo che un giorno, mentre andavo a lavorare in bicicletta, ecco arrivare le cavallette: mi sciamavano intorno, e io me le scuotevo di dosso rischiando di finire per terra. Purtroppo dovetti subire il loro assalto, perché le chiavi del negozio dove lavoravo le avevo io e dovevo aprire... Che giornata!
Solo per gli arabi le cavallette non erano un flagello. Essi le consideravano una manna che Allah manda dal cielo in periodi di carestia, e se le mangiavano!



Ivana (mamma DOC)

3 commenti:

Maria D'Asaro ha detto...

Che bell'idea questa di dare spazio, nel tuo blog, ai ricordi di tua madre! Una madre che ha vissuto per tanto tempo in ... un altro mondo, in Africa, e quindi chissà quanti aspetti interessanti della sua vita potremo condividere ... Grazie. Un abbraccio.
P.s. Lo so che detesti gli insetti: ma io mangerei volentieri polpette di cavallette! Mi pare che siano proteiche e ipocaloriche. Spero abbiano un gusto passabile.

Pippicalzelunghe ha detto...

Mamma mia che esperienza mamma Ivana !!!
Io sarei morta, ora capisco da chi hai preso !!!
Mi piace tantissimo come scrive è molto delicata non come te complicatone !!!
E poi il nome Ivana è un nome stupendo ho sempre detto che se avessi avuto una bimba l'avrei chiamata Ivana ma...e poi significa albero del tasso e questo fusto ha una storia poetica.
Da ragazzina mi era capitato in mano un libro non ricordo esattamente il titolo più o meno la buona terra e parlava proprio di cavallette e la conseguenza era la carestia una lettura struggente, be non l'ho nemmeno terminato perché mi faceva piangere.
Da un bacio a mamma Ivana e falle tanti complimenti !!!
Cosmoabbracci caro Doc !!!

DOC [Riccardo Mangoni] ha detto...

@Maruzza - Grazie a te, bedda. A ciascuno il suo... chi condivide scritti di sagge mamme, e chi di illuminati e illuminanti figlioli. Benissimo così, forza loro e forza noi! Ri-abbraccio, con riserva sul regime "entomo-alimentare" a cui spero di non essere mai costretto.

@Pippi - Grazie infinite anche da parte di mamma, carissima. Hai ragione: la sua scrittura si lascia apprezzare molto meglio della mia, evidentemente troppo artificiosa. Un caldo abbraccio, e tutta l'energia positiva: che possa ritornarti così come la trasmetti.