giovedì 9 novembre 2017

#ChiamaleBazzecole #3


1 Maggio 2011SOMO (Centro di ricerca sulle imprese multinazionali) e ICN (Comitato Indiano dei Paesi Bassi) pubblicano un dossier dal titolo "Catturate dal Cotone - Ragazze Dalit (ovvero appartenenti alle classi più povere, ndr) sfruttate nella produzione di capi di abbigliamento in India per i mercati europei e statunitensi". La relazione denuncia la condizione di migliaia di giovanissime donne (14/20 anni) nello stato del Tamil Nadu, a sud dell'India, costrette a lavorare senza contratto e in luoghi insalubri per più di 72 ore a settimana e per un salario di 0,88 euro al giorno, esigibili solo dopo 3/5 anni come dote matrimoniale (formula vietata in India da più di 50 anni). Nella lista nera delle società incriminate appare la "Inditex", distributrice del brand "Zara": oltre 2.200 negozi d'abbigliamento in 93 paesi, dal 2010 anche online. Il marchio Zara è stato fondato in Spagna nel 1985 da Amancio Ortega, ad oggi l'uomo più ricco d'Europa e il quarto più ricco del pianeta.

Immagine di copertina del dossier "Captured by Cotton", SOMO/ICN Maggio 2011

18 Agosto 2011«Lavorano per Zara. I giudici: schiavismo. In Brasile fabbriche clandestine al servizio del colosso della moda. (...) Il ministero del Lavoro di Brasilia ha avviato un'indagine in seguito a una denuncia su un laboratorio clandestino di San Paolo. Sedici persone, per lo più boliviani e peruviani, fra i quali dei 14enni, lavoravano 12 ore al giorno, senza pausa domenicale, nè ferie. "Abbiamo trovato bambini esposti a rischio, macchine senza protezione, fili elettrici a vista, locali insalubri con molta polvere e senza circolazione d'aria, senza luce solare - ha detto al Globo il funzionario del ministero del Lavoro, Luis Alexandre de Faria, che ha partecipato a due blitz in fabbrica -. I lavoratori dovevano chiedere autorizzazione al proprietario del laboratorio per uscire e dovevano comunicare dove andavano". Avrebbero percepito 100 euro al mese, anche se il salario minimo previsto dalla legge brasiliana è di 247». [Corriere della Sera]

20 Novembre 2012Greenpeace pubblica un rapporto, frutto di una lunga e meticolosa ricerca, riguardante le sostanze chimiche industriali inquinanti e potenzialmente pericolose impiegate nella fabbricazione degli indumenti. Tra i grandi marchi internazionali d'abbigliamento coinvolti nell'inchiesta figura Zara: analizzando i loro indumenti sono stati trovati agenti chimici altamente tossici e coloranti cancerogeni. La massiccia campagna mediatica "Libera Zara dalle sostanze tossiche" lanciata da Greenpeace ha riscosso un successo tale che la società, messa con le spalle al muro, si è trovata costretta a sottoscrivere di furia un impegno per eliminare le sostanze chimiche pericolose lungo tutta la catena di fornitura entro il 2020.

Immagini della campagna "Libera Zara dalle sostanze tossiche" promossa da Greenpeace nel 2012

4 Aprile 2013«Accuse a Zara: sfrutta lavoratori-schiavi in Argentina. Dalle 7 del mattino alle 11 di sera senza sosta. Lavoratori-schiavi, anche minorenni, in almeno un laboratorio in Argentina che confeziona capi di abbigliamento per la catena internazionale Zara del miliardario spagnolo Amancio Ortega, venduti poi in tutto il mondo, in Gran Bretagna in particolare. Lo scrive il Daily Telegraph. In seguito alla denuncia di un'associazione locale per la difesa dei diritti dei lavoratori, "La Alameda", le autorità argentine hanno effettuato controlli la scorsa settimana dai quali è emerso che "uomini e minorenni vivevano in terribili condizioni, nello stesso posto in cui lavoravano. Non avevano documenti e non veniva loro concesso di lasciare il luogo di lavoro senza permesso"». [Ansa]

27 Dicembre 2013«Zara e Gap finalmente interrompono l'importazione di lana d'angora dopo che i consumatori hanno minacciato di boicottare i loro negozi per via della terribile condizione dei conigli scuoiati vivi per la loro pelliccia. (...) L'annuncio a seguito del rilascio di un video (indagine della PETA - People for the Ethical Treatment of Animals, ndr) che mostra lavoratori in fabbriche cinesi strappare violentemente la pelliccia dai corpi di conigli vivi e urlanti». [Daily Mail]

24 Ottobre 2016«Bambini siriani rifugiati in Turchia fabbricano abiti per il mercato inglese: è quanto emerge da un'indagine sotto copertura della BBC. (...) Anche rifugiati adulti sono stati trovati a lavorare illegalmente su jeans Zara (...) La maggioranza dei rifugiati non ha permessi di lavoro e molti di loro lavorano illegalmente nell'industria dell'abbigliamento. (...) L'inchiesta ha anche scoperto profughi siriani lavorare 12 ore al giorno in una fabbrica di trattamento dei jeans per Mango e Zara. I rifugiati erano coinvolti nella spruzzatura di sostanze chimiche pericolose per candeggiare i jeans, ma la maggior parte dei lavoratori non aveva nemmeno una maschera di base». [BBC]

27 Dicembre 2016«Centinaia di dipendenti licenziati nelle fabbriche d'abbigliamento in Bangladesh dopo le proteste sulle retribuzioni. (...) Almeno 1.500 lavoratori sono stati licenziati dopo aver scioperato contro le condizioni di lavoro nelle fabbriche tessili del centro di produzione di Ashulia che realizza abiti per alcune fra le più note marche di abbigliamento occidentali come Gap, Zara e H&M. Gli operai chiedevano un aumento di stipendio: la loro attuale retribuzione è fissata a 5.300 taka al mese, pari a circa 63 euro. (...) Molti di loro hanno scoperto di aver perso il lavoro solo una volta tornati in fabbrica, dove hanno trovato una lista con i nomi dei licenziati appesa ai cancelli. Il salario minimo mensile per i lavoratori tessili del Bangladesh è stato aumentato nel 2013 dopo il crollo del complesso di fabbrica di Rana Plaza che ha ucciso 1.134 persone. Ma rimane uno dei salari più bassi del mondo, meno di un quinto di quello che alcuni intervistati stimano essere il salario minimo del paese». [The Guardian]




Carissimo - considerati gli oltre 400 milioni di dollari che incassa annualmente - señor Amancio Ortega, non abbia timore, non le chiederò un compenso per l'eventuale pubblicità che - mio malgrado - dovesse tornare a suo vantaggio da quanto ho riportato; mi tolga solo un paio di curiosità. E' proprio sicuro, a 80 anni suonati, che il solco sin qui da lei tracciato sia il più appropriato per le future generazioni di imprenditori? Non crede che le acque dello Stige siano un po' troppo torbide, per le prossime vacanze a bordo del suo formidabile yacht?


DOC




7 Novembre 2017«Zara, nei vestiti spuntano le etichette nascoste: "Non ci pagano, aiutateci". "Ho fatto questo capo che stai per comprare, ma non sono stato pagato". E' l'inatteso biglietto che alcuni clienti di Zara hanno trovato cucito dentro i vestiti che stavano per acquistare. E' successo a Istanbul e le foto delle etichette di denuncia sono presto diventate virali. Si tratta dei lavoratori della Bravo Tekstil, un'azienda fornitrice di Zara, Mango e Next, chiusa tempo fa e che ancora non ha pagato gli arretrati ai lavoratori». [Il Messaggero] - Non finisce sicuramente qui, ma io mi fermo: to be continued, se vorrete, sui media internazionali.



#ChiamaleBazzecole: rubrica di attualità volta a sensibilizzare l'eventuale pubblico su questioni troppo spesso nascoste sotto i tappeti da chi poi pretende che camminiamo con le pattine, al fine di evitare il "tutti giù per terra".

3 commenti:

Maria D'Asaro ha detto...

Se fossi direttore di una qualche testata giornalistica, ti assumerei ... Ma sono solo una collega blogger. Che ti ringrazia e non comprerà marchi Zara. "Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno." scriveva Madre Teresa. Speriamo di svegliarci da questo torpore inattivo verso la barbarie capitalistica, che fa male alle persone e fa male al pianeta. Grazie di nuovo, caro DOC.

Pippicalzelunghe ha detto...

Che orrore !!!
Possibile che per la ricchezza di pochi porti tanto sfruttamento in tutto il mondo ??? Queste creature vivono da schiavi come chi è stato nei campi in guerra, che tristezza !!!
Meno male che non ho mai comprato nessun capo d'abbigliamento Zara, delicata come sono coi quei tipi di tessuti sarei già andata in pronto soccorso, ma io mi posso curare ma chi lavora deve stare solo zitto per una miseria di stipendio !!!
Che mondo, povera terra !!!
Cosmoabbracci di cuore caro Doc !!!

Santa S ha detto...

La delocalizzazione del lavoro ha portato a questo, ma oramai direi che non c'è più una punta, siamo in presenza di una formazione di stalattiti.
E questo sentore lo percepisco bene qui, senza spostarmi. Certo non sono (ancora) situazioni al limite o forse si, ma dove non c'è occupazione sottostai all'offerta e quasi quasi pensi anche di essere fortunato, perché se rifiuti il sistema trovi la lettera di licenziamento.
Se ci pensi stiamo tornando alla divisione tra ricchi e poveri, e ti assicuro non è un complesso.
I sindacati, questi sconosciuti...
Per fortuna c'è chi diffonde #ChiamaleBazzecole