martedì 24 ottobre 2017

Rebus cibo 2018: adattarsi o adattarlo?


Dal prossimo anno gli insetti entreranno ufficialmente a far parte degli alimenti sulle nostre tavole. Non la mia. Se ne parla anche troppo, da quando è rimbalzata la notizia, per cui mi limiterò a poche note strettamente personali. Immaginate un quasi-entomofobo (io: paura, anzi ribrezzo degli insetti) acquistare distrattamente un sacchetto di arachidi e ritrovarsi poco dopo a sputare zampette di aracnidi; oppure ordinare una pizza ai quattro formaggi e vedersi servire per sbaglio una "quattro scarafaggi" (col cameriere che infierisce: «Guagliò, non sai che ti perdi! 'A Bìtols è 'a meglia pizza 'e Napule!»).
Incubi a parte, sono perfettamente d'accordo con il responsabile della sicurezza alimentare di Coldiretti, quando - nell'esaustivo minuto e mezzo dell'intervista che segue - conclude: «La mia opinione è che noi dobbiamo mantenere la nostra cultura alimentare, ed è per questo che - in qualche modo - li vediamo (gli insetti, ndr) con diffidenza: perché sono lontani da noi, pur nel rispetto di scelte di persone che comunque li vogliono utilizzare».


Nel frattempo mi giunge una voce all'orecchio sinistro: «Si prevede che la popolazione del nostro pianeta raggiungerà circa 10 miliardi di individui entro il 2050: dobbiamo utilizzare moderni approcci genetici per aumentare l'offerta alimentare». A parlare è Chris Davies, professore associato alla scuola di medicina veterinaria presso la Utah State University di Salt Lake City. Neanche il tempo di rifletterci su, che un'altra voce, questa volta da oriente, rafforza la tesi. Jianguo Zhao, dell'Istituto di Zoologia presso l'Accademia Cinese delle Scienze di Pechino, annuncia il risultato della sua ricerca.
Obiettivo: creare maiali magri, che necessitino di meno cibo e che riescano a mantenere meglio la temperatura corporea così da ridurre anche i costi per tenerli al caldo. Meta raggiunta pochi giorni fa. E' bastato - se così si può dire - inseminare 13 scrofe con un gene modificato, per ottenere da tre di queste ben 12 maialini "light", ovvero con il 24% di grasso in meno.
Quanto sia davvero necessario e moralmente accettabile profanare così invasivamente e deliberatamente la Natura, è la classica domanda "da porci", visto che non sapremo mai come la pensano questi novelli cuccioli, figli di un dio minore.

I maialini poveri di grasso ottenuti da geni modificati (foto Jianguo Zhao)

Un buon compromesso, se non una vera e propria svolta positiva per il futuro, potrebbe invece provenire dalla biotecnologia. Nuova frontiera dell'alimentazione, si basa sulla produzione di cibo praticamente identico a quello originale sia per valori nutrizionali che per sapore, ma chimicamente sintetizzato in laboratorio. Queste tecniche innovative puntano a una drastica riduzione dell'inquinamento e a scongiurare l'esaurimento di risorse economiche e naturali: conseguenze dirette - in grandissima parte - dell'odierna gestione del settore alimentare, ormai insostenibile. Non ci resta molto tempo, così governi e imprese ci scommettono: investono, mentre gli scienziati ci danno dentro.
La startup californiana "Memphis Meat" promette carni rosse e di pollo sul mercato entro i prossimi 4/5 anni, ottenute esclusivamente attraverso l'impiego di cellule staminali, ovvero senza bisogno di allevamenti e macellazione. La "Hampton Creek Foods" di San Francisco offrirà il suo pollo artificiale già dall'anno prossimo. E ancora: hamburger e tonno da cellule coltivate in vitro; gamberetti da mix di alghe e legumi; albumi d'uovo e formaggi da basi vegetali; frutta non deperibile e verdure coltivate in tempi record.
Per solidarietà verso tutti gli esseri viventi, ma anche da buona forchetta, spero davvero che possa funzionare senza futuri rimpianti.


Tornando infine nelle immediate vicinanze spazio-temporali, intercetto uno slogan a metà tra Martin Luther King e Gardaland. «Abbiamo fatto un sogno. Un luogo immenso e gioioso dove tutti possono essere protagonisti della filiera agroalimentare italiana».
Il prossimo 15 novembre a Bologna si inaugura il parco agroalimentare più grande del mondo: 100.000 metri quadri di lungimiranza sul rilancio dei prodotti, dell'economia e delle eccellenze di casa nostra. Tour guidati e corsi formativi (per imparare a fare la pizza o i sorbetti, approcciarsi all'apicoltura o alla produzione di conserve, ma anche apprendere le migliori tecniche per fotografare il cibo...); aree-gioco per i bambini, due ettari di campi coltivati e stalle; esperienze multimediali, eventi, oltre 100 botteghe artigiane tradizionali, più di 40 locali per la ristorazione, e tanto altro ancora. Convenzioni per risparmiare con Trenitalia, ingresso gratuito e 2 ore di parcheggio gratis (spreconi). Le buone premesse ci sono tutte, come non condividere? Cavalco lo slancio ottimista e vi linko il sito, o meglio il FICO: Fabbrica Italiana COntadina, cliccabile QUI.


DOC

3 commenti:

Pippicalzelunghe ha detto...

Strepitosissssimo !!!
Il blog precedente, che meraviglioso Charlie !!!
Come quello precedente qui si parla d'equilibrio, in questo equilibrio alimentare a mio parere qualsiasi dieta che ogni persona scelga fa male... quella "all'americana porta all'obesità", quella vegetariana e vegana farà anche bene ma come la carne le verdure chi ci dice che siano così sane...
si parla di biologiche ma chi ci dice che siano così bio, se la terra è ammalata e l'acqua inquinata !!!
Di insetti no grazie preferisco smettere, proprio loro che mangiano le più grandi schifezze della terra e poi piacciono tanto a culture lontane a noi.
Anch'io per motivi etici ho provato per un periodo la dieta vegetariana ma il mio fisico mi impone di mangiare almeno per due volte la carne...sono carente di tutte le vitamine dell'alfabeto, prendo dei medicinali che sono delle bombe ma mi fanno stare in piedi, se un'altra persona li assumesse morirebbe, con questo voglio dire che tutto è basato sull'equilibrio !!!
Morale della favola tutti a tavola con i nostri meravigliosi prodotti italiani !!! Scusa la mia solita lungaggine, cosmoabbracci caro Doc

Maria D'Asaro ha detto...

Ottimo spunto - o spuntino, se preferisci - di riflessione anche questo. Detesto la carne anche per come sono allevati e uccisi gli animali nostri fratellini, i cui allevamenti intensivi fanno male al pianeta e a tutti. Mangiare insetti, poco grassi e iperproteici? Non saprei; magari ridotti in farina ... Intanto potremmo ridurre le enormi quantità di cibo nei paesi ricchi: "Mangiare meno per mangiare tutti", potrebbe essere uno slogan proponibile. Grazie di questo cibo per la mente. Buonanotte.

DOC [Riccardo Mangoni] ha detto...

@Pippi - Una mia amica diceva: «l'importante nella vita è divertirsi». Come darle torto? Il divertimento contempla benessere, voglia di vivere, rispetto e devozione per la vita, accettazione dei limiti e sfida a superarli. A ciascuno il suo cibo: benvengano anche gli insetti, purché non siano fonte di tristezza! Per quanto mi riguarda, resterò un irriducibile fan della pasta, del pomodoro, del grana padano, della scamorza, delle arance, dei broccoli, dei peperoni, del radicchio, dell'uva, del buon vino, della poca ma buona carne, del pesce con attenzione, del caffè, del tiramisù e di quant'altro ci offrono i nostri bravissimi contadini e allevatori. Responsabilmente ma anche no: gli unici esseri responsabili che conosco al momento sono i robot, almeno finché non avremo traviato anche quelli :) Grazissime di esserci, cara Pippi! Buona settimana.

@Maruzza - Confesso che mi fa strano pensare di mangiare una salsiccia da cellule staminali (sempre vita è), e rifuggo dal me insettivoro (peraltro vita anche quella), ma qualsiasi soluzione possa avvicinarsi alle nostre abitudini e nel contempo allontanarsi dallo scempio del pianeta trovo che sia da sostenere e promuovere! Pare ci sia ancora tantissimo da fare, in questo senso: speriamo bene! Grazie per le tue riflessioni, bedda. Un abbraccio.