domenica 25 giugno 2017

Vasco alla quarantesima

In attesa dell'imminente live celebrante 40 anni di canzoni di Vasco Rossi, previsto per il prossimo 1° luglio a Modena Park (220mila spettatori annunciati per un concerto che - ahimè - non vedrò), colgo l'occasione per fissare su questo diario virtuale le impronte di un personaggio che in qualche modo mi ha aiutato a crescere, nel bene e nell'indissolubile male che ci completa. Qui accanto la copertina del volume appena uscito in libreria: "Vasco XL - 40 anni di canzoni (con i miei commenti)", Mondadori, che contiene i testi di tutte le canzoni (176!) scritte dal 1977 a oggi. Nella foto che segue riporto invece il mio biglietto di un concerto tenutosi nell'89, che conservo tuttora insieme al nostalgico ricordo del Vasco e di me "ragazzini".


Dai timidi esordi (1979, presenta Walter Chiari)...


...a "più grasse" evoluzioni...


...già stampate nel futuro («E la vita continua anche senza di noi»)



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martedì 13 giugno 2017

Quando si dice ammazzare il Tempo...

Della Noia ho già disquisito in un altro post, qui non c'entra. Qui si parla di Tempo incarnato: sofferto e goduto, farcito e svuotato, improvvisato, costruito, distrutto e reinventato, al ritmo d'un cuore bilanciere. Giorno e notte, pomeriggio soprattutto. Vertigini, cose fatte e intimità. A volte sognato, mai veramente dominato. In una parola, "vissuto".

Tempo. E' forse l'unica reale dimensione che ci contiene. Lo Spazio è mutevole, il Tempo (forse) no. Posso tornare in un luogo dopo 50 anni, e trovarlo profondamente stravolto, al punto da non riconoscerlo più; ma quel cambiamento, per quanto radicale, non ha minimamente intaccato ciò che vi accadde cinquant'anni prima, sia che io abbia buona memoria, sia che voglia deformare o rimuovere i miei ricordi. Quel particolare evento è semplicemente accaduto, o più complessamente, accaduto per sempre: inespugnabile nella sua odiosa immutabilità.

Ammazzare il Tempo. Quel verbo, "ammazzare", pare fuori luogo. Che io sappia, si ammazzano - tristemente - Animali e Persone; ma non le cose inanimate, e men che meno quelle astratte come il Tempo. Poi, però, ci ho ripensato. Se ammazzare significa togliere la Vita, e se Vita altro non è che Tempo concesso, con tanto di limite ignoto quanto inevitabile, ecco allora che la tragedia può effettivamente consumarsi: "ammazzare il Tempo", proprio come da luogo comune, ma senza metafora.

Nell'ammazzare sono implicate due figure protagoniste, la vittima e il suo carnefice. La vittima non è per forza una donna: se preferite, nel caso specifico del maschio potremmo dire "vittimo", al pari di "sindaca" per le femmine. Ma non divaghiamo. Potenzialmente, in tutti i casi, tempi e luoghi, la vittima può essere chiunque. Stesso dicasi per i carnefici, i cosiddetti "assassini", coloro che (non esiste giustificazione plausibile, se non in rare complicanze generate dalla Vita stessa) tolgono la Vita.

Abbiate pazienza, arrivo subito al punto, sperando di non trascinarvi nello stesso pozzo da cui vorrei mettervi in guardia. Riassumendo: togliere la Vita significa sottrarre parte del Tempo che normalmente e variabilmente è concesso a ciascuno di noi, relativamente alla Morte più o meno naturale a cui tutti siamo destinati. In base a questa piatta verità, possiamo distinguere i nostri potenziali carnefici in due macro-categorie: assassini di serie "A", e assassini di serie "B".

Gli assassini di serie "A" sono quelli classici, raccontati dalla letteratura noir come dalle pagine di cronaca dei quotidiani. Tutti i delitti commessi all'interno di questa categoria, per quanto diversi tra loro per Tempo, Spazio, circostanze e modalità, hanno un solo elemento in comune. La fetta di Vita che viene orribilmente sottratta alle vittime, riguarda esclusivamente il loro Futuro. E qui sorge spontaneo chiedersi: ma un Futuro, per queste anime violate, era previsto? [PAUSA DI RIFLESSIONE] Credo proprio di sì, e ce l'hanno tutto sulla coscienza quegli st***zi dei loro assassini. Ma potrei sbagliarmi.

Gli assassini di serie "B" sono invece gli ispiratori di questo post. Sono quelli che solitamente ammazzano senza neanche rendersene conto, ma nei casi peggiori ne sono perfino consapevoli. La sostanziale differenza, rispetto alla categoria di cui sopra, è che questi non cancellano interi Futuri, ma altrettanto preziose gocce di Presente.  E non è così raro sfuggire alle loro grinfie, come fortunatamente accade per la categoria "A". Qui non ci sono Forze dell'Ordine appositamente preposte a difenderci.
Se un supermercato apre 3 casse su 8, e mi costringe a file interminabili; se le Poste fanno anche di peggio coi loro sportelli; se al Caf mi fanno aspettare 3 ore per dire e dare al Governo quanti soldi pretende; se sommo i minuti dedicati ai pedanti call-center; se aspetto il bus che non passa; se anziché servirmi il commerciante chiacchiera; se mi blocchi l'auto parcheggiata; se...

Se in questi casi si parla di "tempi morti", ci sarà pure un motivo. E se dovessi vivere cent'anni, sommando - o meglio sottraendo - questi piccoli buchi neri, è come se i titolari della lettera B mi avessero ucciso a 80. Senza neanche risparmiarmi la vecchiaia. Ma attenzione: A o B che siate, non smetterò mai di vomitarvi addosso il mio disappunto.


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domenica 28 maggio 2017

Il tesoro dei Louwman

DODGE - TOURING CAR | 1914

L'auto che vedete qui sopra, un'americana Dodge del 1914, è all'origine della singolare realtà che vado a raccontarvi. Era il 1934, quando un intraprendente ventenne olandese di nome Pieter Louwman decise che quella sua auto appena importata sarebbe stata la prima di una lunga e assortita serie. A quanto pare, c'è chi colleziona francobolli, chi farfalle, e chi... automobili.

BENZ PATENT MOTOR CAR | 1886
BROOKE 25/30-HP SWAN CAR | 1910
CYGNET THE BABY SWAN CAR | 1920

Buon sangue non mente: il figlio di Pieter, Evert Louwman, ha continuato negli anni a impreziosire la raccolta ereditata dal padre; nel 1969 è stata accorpata la collezione di un altro appassionato, tale Geerlig Riemer, e il 3 luglio 2010 Beatrice, l'allora Regina dei Paesi Bassi, ha ufficialmente inaugurato il "Lowman Museum", situato nella città dell'Aia.

Il museo Lowman a l'Aia, Paesi Bassi
Beatrice, Regina dei Paesi Bassi dal 1980 al 2013, con il proprietario del museo Evert Louwman, durante la cerimonia di inaugurazione del 3 luglio 2010

Oggi il museo conta oltre 250 vetture, provenienti da ogni parte del mondo e da tutte le epoche, a partire dalla fine dell'800. Molto generosa la scelta di esporre l'intera raccolta in formato virtuale, con foto e descrizione dei modelli, attraverso il sito web ufficiale (in lingua olandese o inglese): http://www.louwmanmuseum.nl

BUGATTI TYPE 50T COACH PROFILÉE | 1932
FORD MODEL 18 'GOLDEN DEUCE' COUPE | 1932
THAMES 48-HP MOTOR STAGE COACH | 1913
TALBOT LAGO T26 GRAND SPORT COUPE SAOUTCHIK | 1946

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domenica 14 maggio 2017

Auguri mamma!

William-Adolphe Bouguereau, L'innocence, 1893

Auguri di cuore, cara mamma: che nessuno rappresenti mai più, in futuro, la tua preziosa essenza attraverso la raffigurazione puerile e disgraziata di una pianta grassa abborracciata.

Google, Doodle per la Festa della Mamma, 14 Maggio 2017


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mercoledì 10 maggio 2017

Robert Miles, indimenticabile "Children"


La Repubblica, 10 Maggio 2017 - «È morto Robert Miles, con "Children" diventò il re della trance. Il dj e produttore italiano è scomparso a 47 anni a Ibiza, dove risiedeva da tempo. Nel 1996 la sua Children diventò un successo internazionale, oltre 5 milioni di copie vendute nel mondo, uno dei più grandi successi di quella parte della dance music che prende il nome di trance. E' morto stanotte a 47 anni per un cancro Robert Miles, alias Roberto Concina, dj e produttore svizzero di nascita ma di origini italiane. (...)»


Grazie Roberto. A risentirti nella tua raggiunta "Dreamland", dove continueremo a sognare con spensieratezza bambina.

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sabato 29 aprile 2017

Collezione di farfalle




POESIA

Le farfalle
ballano
velocemente
un ballo
rosso
arancione
verde
azzurro
bianco
granata
giallo
bianco
violetto
nell'aria
nei fiori
nel nulla
sempre volanti
consecutive e remote.

"Le farfalle" | Pablo Neruda



LACRIFAGIA


Ci sono farfalle (in questo caso del genere dryas iulia) che si dissetano con le lacrime delle tartarughe (o di altri rettili), irritandogli dispettosamente gli occhi per potersene abbeverare. In Natura accade anche questo, dicesi: "lacrifagia". Foto vincitrice del "2014 Wikimedia Picture of the Year", by "Ama la Vida TV".



SURREALISMO


"Departure of the winged ship" | Vladimir Kuš



SALVAGUARDIA


«La Terra è nata 4.6 miliardi di anni fa. La prima pianta, 425 milioni di anni fa. Il primo insetto, 350 milioni di anni fa. Bastano pochi secondi per distruggere tutto... Tutto è interconnesso. Salva il pianeta».

"Salve o Planeta" | Ronaldo Tozzi



TRITTICO


😶 «Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla». Lao Tze

😄 «La vita è breve come la pipì di una farfalla». Groucho, l'assistente di Dylan Dog

😏 «E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali». Alda Merini




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domenica 23 aprile 2017

Cooffee?


Ricordo ancora l'inaugurazione di quel bar sotto casa, tanti anni fa. Un consistente capannello di curiosi e invitati, intorno alle dieci del mattino, sul marciapiede in attesa dell'imminente buffet. Tutti col naso all'insù, ad ammirare l'ingombrante insegna che da lì a poco ne avrebbe svelato il nome, coperta da un lenzuolo per garantire l'effetto teatrale. E dunque, giù il lenzuolo: "English Cooffee House"! Wow... Applausi! Nauseabondo nella sua ricercata raffinatezza d'altri tempi, in contrasto con l'arredo moderno che di londinese non aveva praticamente nulla, ma quel nome ci sta: d'altronde l'inglese maccheronico l'abbiamo inventato noi, e se nel caffè ci casca una "o" di troppo, non se ne accorge (quasi) nessunoo.


Detto ciò, a proposito di caffè, ecco a voi "Modishspoon", un altro marchio meidinitaly, anch'esso con due "o" affiancate, ma questa volta giuste. Buttate via il vecchio cucchiaino, da oggi c'è Modishspoon ⇩, per non... scomodare la schiuma! Ma pensa te!


E che dire di questo? ⇩ Senza dubbio il suo autore ama fare le cose in grande!


Grazie per la cortese attenzione, ma si è fatto tardi, devo andare. Mi resta appena il tempo di offrirvi "un caffè al volo"... ⇩


...volendo, anche in versione più poeticamente "country" ⇩



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mercoledì 5 aprile 2017

Albatros time!


L'ovetto che vedete qui sopra pesa "appena" mezzo chilo. Cosa ne verrà fuori? Una deludente sorpresa di Pasqua? Certo che no! Mamma Natura non offre nulla che non sia grandioso... Dopo un'opportuna cova, la schiusa di quest'uovo darà infatti alla luce nientemeno che un Guinness dei primati, o meglio dei "piumati". Trattasi del Diomedea exulans, meglio conosciuto come albatros urlatore. Eccolo confrontarsi col mondo esterno: lo attende un'avventura che può durare anche 50 anni. 


Il record registrato da questo prodigioso volatile riguarda la sua apertura alare, la più ampia in assoluto sfoggiata da un uccello. Il primato risale al 1965, quando fu trovato un albatros urlatore con un'apertura alare di ben 363 cm. Qui vediamo il giovane esemplare testare la resistenza delle sue portentose ali alla forza del vento.


Presto ne scoprirà le potenzialità, di tutto rispetto. Solcando i mari, ovvero sfruttando i venti oceanici, un albatros urlatore è infatti in grado di percorrere anche 500 km. in un solo giorno, e oltre 120.000 in un anno.


When albatross fall in love. La signorina dell'albatros è decisamente intraprendente: di solito è lei a prendere l'iniziativa, coinvolgendo il compagno prescelto in un irresistibile gioco di "preliminari".


Seguirà l'accoppiamento, che darà origine ad un singolo uovo. Di esso, amorevolmente, si prenderanno cura entrambi i genitori. E l'avventura potrà ricominciare*.

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(*) Sempreché glielo permetteremo: l'inquinamento e alcune tecniche di pesca che utilizzano un gran numero di ami cominciano a rappresentare una vera minaccia per l'intera specie.

sabato 25 marzo 2017

Le iper-matite di Harinzey


Due elementi in punta di matita: grafite e carboncino.

Arinze Stanley, giovane e talentuoso artista nigeriano, non ha bisogno d'altro per raggiungere il suo obiettivo.

«Rappresentare l'essenza delle forme di vita individuali e le espressioni attraverso i disegni» (dal profilo Fb) è quanto si propone, nell'esercizio della sua meticolosa passione iperrealista.

Il risultato lo lascio giudicare a voi dalle tavole che seguono, con rimando a una più nutrita galleria sul suo profilo Instagram.

Famished, art by Arinze Stanley.
Till He Comes, art by Arinze Stanley.
Insomnia, art by Arinze Stanley.
Desolation, art by Arinze Stanley.
Desolation, art by Arinze Stanley.
Innocence, art by Arinze Stanley.
Vivian's Story, art by Arinze Stanley.


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sabato 25 febbraio 2017

Non bellum, bellis perennis!

Il motto qui sopra è frutto di uno dei miei rarissimi azzardi con il latino: non l'ho mai studiato, escludo che potrà mai assalirmi il desiderio di farlo, ma occasionalmente ci giocherello perché fa tanto figo 😏 Non so nemmeno se la forma sia appropriata, in ogni caso - a meno che non scopra che possa generare equivoci - ormai è coniato. Certo della vostra umana comprensione, passo allo svolgimento.



Riguardo al frutto di cui alla premessa, diciamo subito che in bellum non c'è niente di bello: bellum significa guerra, per cui non bellum = no alla guerra. Invece bellis perennis (bellis = bello / perennis = per sempre) è il nome scientifico delle piccole margherite che sbocciano nei prati tutto l'anno. Potremo ammirarle nel pieno della fioritura con l'arrivo della Primavera, indicandole come Pratolina comune, o Margheritina, o ancora Pratellina, Bellide, Daisy, Lawndaisy, pâquerette, Tausendschön... Ma non divaghiamo: il fiore c'è, il frutto l'abbiamo spremuto, arrivo al succo: «Solo senza la guerra, potrà essere sempre bello!». O qualcosa del genere. Uff! A volte non mi capisco. Che bisogno c'era di prenderla così alla lontana? Bastava una semplice, piccola e tonda parola di due sillabe: Pace! Non è che si debba per forza cantare tutta la "Proposta" dei Giganti... spesso più si è brevi e più si è incisivi. Furbamente, in questi casi, la sintesi perfetta si ottiene mediante un simbolo.



Il simbolo della Pace nacque nel 1958, quando i simboli d'alto valore morale non affogavano ancora in una marea di futili smile ed emoticon. Il disegno originale che vedete qui sopra, ad opera dell'artista Gerald Holtom, fu realizzato nell'ambito della campagna inglese per il disarmo nucleare. Lo stesso nucleare di cui - dal 1945 - conosciamo fin troppo bene la potenza devastatrice; ma la follia non ci ha ancora abbandonato, e anziché imparare dai propri errori, se ne nutre: così, proprio in questi giorni, "grazie" al rilancio del not-my-president Trump, l'incubo della bomba atomica torna a far tremare l'umanità.
Un disegno tutto da rispolverare, quindi, quello di Holtom, che in breve tempo divenne un emblema di riferimento per i movimenti pacifisti di tutto il pianeta. Come per ogni logo che si rispetti, il simbolo della Pace contiene il messaggio originale: nello specifico, qui il designer ha assemblato le lettere "N" (nuclear) e "D" (disarmament), traendole dall'alfabeto semaforico.


Nel corso del tempo, il desiderio di Pace si è manifestato (in alcuni casi meglio "incarnato") attraverso una varietà di forme d'espressione e declinazioni talmente ampia che è praticamente impossibile annoverarle tutte. A titolo d'esempio ne riporto solo alcune, tra le più significative.

"Embrace the Base": 30.000 donne si tengono per mano lungo i 10 Km. del perimetro di recinzione che circondano la base aerea Royal Air Force Fairford nel Berkshire, Inghilterra, per manifestare contro la destinazione d'uso a base missilistica americana. E' il 12 dicembre 1982. L'anno seguente la catena umana si ripete con 70.000 partecipanti, questa volta ambosessi, ad ampliare l'area di protesta: perimetro 23 Km. Altre dimostrazioni si susseguono negli anni a venire. Gli ultimi missili lasciano il campo nel 1991, a seguito del "Trattato sulle forze nucleari a medio raggio"; ma gli attivisti, reduci da azioni d'allontanamento e centinaia di arresti, insediati ostinatamente sul territorio ormai da tempo, continueranno a vigilare fino all'anno 2000, quando otterranno di potervi lasciare un'insegna in ricordo della loro battaglia.

"Il più grande evento di protesta nella storia umana": così fu definita la manifestazione coordinata del 15 febbraio 2003, che vide oltre 600 città in tutto il mondo opporsi alla imminente guerra in Iraq. La partecipazione più alta in assoluto si ebbe a Roma: la dimostrazione coinvolse circa tre milioni di persone, aggiudicandosi nell'anno successivo una voce nel Guinness dei Primati come il più grande raduno contro la guerra nella storia. Ma non fu abbastanza: un mese dopo gli USA si apprestavano ad invadere l'Iraq.

In chiusura, un balzo più indietro: alla guerra del Vietnam e ai... fiori. Era il 21 ottobre 1967, quando il fotografo americano Bernie Boston produsse lo scatto che riporto qui sopra, intitolato "Flower Power". La foto, che rese celebre il suo autore, ritrae un giovane "armato" di garofani in risposta ai fucili puntati contro, durante una manifestazione pacifista contro la guerra del Vietnam, a Washington, proprio davanti all'ingresso del Pentagono.
Questo scatto ha un gemello, e chissà chi sia nato prima. Stesso giorno e stesso luogo, un altro fotografo, il francese Marc Riboud, realizza una fotografia analoga, in cui il soggetto questa volta è una ragazza, e il fiore un crisantemo. Lo scatto, intitolato "La Fille à la fleur" (La ragazza con il fiore), lo troviamo anche sotto il titolo inglese "The Ultimate Confrontation: The Flower and the Bayonet" (Il confronto finale: il fiore e la baionetta). L'unico "difetto" che ha questa foto, rispetto alla precedente, è che risulta un po' troppo perfetta, sotto vari punti di vista. Carpe diem... o messa in scena? Giudicate voi, in ogni caso capolavoro resta.

Altre esternazioni in nome della Pace su questo blog:
QUI un breve monito interreligioso di Papa Francesco;
QUI il contributo di John Lennon e Yoko Ono;
QUI si incontrano i CCCP, Sandro Pertini e Fabrizio De Andrè;
QUI un mio racconto-denuncia;
QUI un altro mio racconto in cui il messaggio è affidato a un palloncino viola.

E con questo è tutto, per ora; ma quanto vorrei che fosse per sempre...

Bellis perennis a tutti!


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sabato 18 febbraio 2017

Passo tre


Al passo con i tempi non significa che se la società degenera debba fare altrettanto io. O tu.

Partendo da questo mio postulato, prendo atto del trend della società odierna, e restituisco il rigurgito della digestione: in grandissima parte non mi ci rifletto, non lo condivido e non lo accetto. Preferisco stare "fuori dal tunnel", come direbbe Caparezza. Ovvero non dentro.

E chi non è dentro rischia l'emarginazione: «DOC è asociale», «E' antiquato», «Non capisce niente...». La partita si gioca quindi su terreni ostili, minati da un abominevole ricatto, a cui mai cederò. Non mi avrete: ne faccio un vanto tutto personale, per quanto condivisibile solo con poche anime, rispetto alla grande massa. Poche ma buone, a mio avviso; e costrette, loro malgrado, a destreggiarsi in un traffico da bollino rosso.

🔴 In risposta ai guai più o meno seri dei cittadini, la Tv ci offre un mostro rosso di nome Gabibbo supportato da una schiera di colleghi altrettanto trash, all'interno di una striscia pseudocomica polverizzata da spot pubblicitari; per non parlare dei surreali, sadici e paranoici servizi montati da "Chi l'ha visto?". Se il popolo ne è felice, e i dati sugli ascolti parlano chiaro, è perché non ha molte altre frecce all'arco per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sui propri problemi, malgrado il voto e i pesanti contributi versati.
🔴 Le istituzioni, ringraziando i supplenti di cui sopra, si occupano di promuovere massicciamente il gioco d'azzardo, allestendo "salotti mentali" appositamente concepiti. Sulle pareti campeggiano scorci di vite da milionario, e non mancano comfort provenienti da altre attività esclusive, quali lo spaccio di sigarette e di superalcolici. Di tanta "grande bellezza" il popolo si riempie: si distrae, s'impoverisce, s'ammala; il business dei farmaci va a gonfie vele, l'elettore è vulnerabile, gioitene!
🔴 Un comico di professione (o di fatto) scaglia un "Vaffanculo" oltre i confini dell'indecenza, e... il popolo? Lo coglie al balzo e lo venera come la trovata più geniale del nuovo millennio: chiunque "può" finalmente mandare a quel paese chi gli pare, ed aspirare alla rispettiva poltrona. Sempreché abbia i contatti giusti nella propria rubrica telefonica.
Intuite le potenzialità del suddetto insulto, il moVimento ci dà dentro: si fregia dell'iniziale maiuscola, ufficializzata in occasione del primo "V-day", e il sasso lanciato genera uno tsunami, come dimostra l'orrendo banner qui postato, che appare in questi giorni anche su siti d'indiscussa serietà, compromettendola. Il riferimento mi pare più che palese, e non mi stupirei se scoprissi che anche gli introiti di questa pubblicità finiscono nelle tasche del noto comico-affarista.

Questo per restare in Italia, pescando a caso (non ho particolari antipatie, nè simpatie al momento) e senza neanche citare i mali peggiori. Ma anche a livello globale comincio a sentirmi piuttosto alieno, se non offeso. Lancio tre dadi e vediamo che vien fuori.

🔴 Google tratta tutti come bimbi scemi, attraverso i suoi pedanti, puerili e penosi doodle celebrativi, e non solo. Una vera ossessione per chi ci lavora assiduamente. Ma «porco qui e porco là» dico io, citando Cocco Bill di Jacovitti: ti sembra il luogo adatto per fare concorrenza a Peppa Pig? O almeno, ti costa tanto metterci una "X" nell'angolino, che ci permetta di chiuderli e non rivederli mai più fino alla mezzanotte?
🔴 Esibizionismo, protagonismo, gloria social: mai come in quest'epoca si è assistito alla ricerca di un qualunque palco su cui attirare l'attenzione, per debuttare da incompetenti, o da cui... buttarsi e crepare. Come accade a moltissimi base-jumper, che si lanciano nel vuoto da altezze vertiginose, solo per ottenere un quarto d'ora di notorietà e un po' di denaro dagli sponsor, e si spiaccicano al suolo alla velocità della luce. Go-Pro, produttore delle famose videocamere adatte agli sport estremi, continua a trasmettere spot pubblicitari con alcuni di questi testimonial, post-mortem-procurata. Carne sul piatto d'argento di impietosi trafficanti di tecnologie, mass-media macellai e social "badwork" (come qualcuno li ha già definiti) senza scrupoli. Doti e professionismo non sono particolarmente richiesti, l'importante è provarci, a raggiungere il successo. Nelle logiche perverse del talent e del reality si macina di tutto, e lo show è servito: davanti ai negozi Apple, dove una marea di appestati si riversa ogni 12 mesi per aggiudicarsi in fretta il nuovo modello di placebo-iPhone. Un gettone da mille euro, e la giostra si rimette in moto. E pensare che lo slogan preferito da Apple, per anni, è stato "Think different": da che pulpito viene la predica...
🔴 Wikipedia. Ebbene sì, persino la mia amata "enciclopedia libera" non sfugge ai vizi di discutibili tendenze, come ho recentemente scoperto. Ma questa è un'altra storia, che racconterò in un post ad hoc, perché merita un approfondimento più accurato, al fine di poter divulgare - dati alla mano - le rovinose insidie che vi si celano, aldilà della dichiarata inaffidabilità.

Il tappeto rosso delle mode indotte proviene dal passato (quando l'iniziale maiuscola promotrice era una "B"), permea di abbagliante squallore morale il presente, e non mancherà di fagocitare il futuro verso cui si srotola pericolosamente. Che vogliamo fare?
Possiamo desistere. Aspettiamo comodamente che si esaurisca del tutto la nostra capacità di reazione, confidando che la cosiddetta "miglior vita" a cui siamo destinati sia veramente tale; una volta trapassati, lasciamo che i posteri maledicano le nostre anime, biasimandole per la sudicia prigione intellettuale e spirituale ricevuta in eredità (ammesso che saranno in grado di rendersene conto).
O possiamo resistere. Dirottare il timone è senz'altro più impegnativo, ma lo sforzo richiesto non supera quello insito nell'umano vivere, anzi, vi corrisponde. Decidere per sè, senza assecondare condizionamenti forzati e interessati, rientra nella normalità delle cose, e attiene alla vita stessa. La tua, la mia. Che rischiano di essere inscatolate e vendute ai discount come cibo per avvoltoi.

Uno e due scandiscono il nostro incedere; ma è il passo tre che ci predispone al volo, libera la nostra preziosità individuale, e - se ben sfruttato - potrà permetterci di guardare con orgoglio il mondo dall'alto. Un passo che non spetta alle gambe: per questo slancio dobbiamo affidarci ad un altro organo, il più creativo di cui disponiamo, ovvero quello più vicino al Cielo.


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sabato 4 febbraio 2017

Il lancio del topo


Quanti di voi hanno letto almeno una volta Topolino? Bene, vedo 8 mani alzate su 3 lettori interrogati... E ora ditemi: avete mai letto la prima storia di Topolino apparsa nella Storia? ...Nessuno? Mi riferisco alla primissima avventura, apparsa originariamente in strisce sui quotidiani americani nel 1930, tra il 13 Gennaio e il 31 Marzo, e approdata in Italia il 30 Marzo dello stesso anno a partire dal N°29 di "Illustrazione del Popolo", supplemento illustrato del quotidiano torinese "La Gazzetta del Popolo":


Stiamo parlando dell'esordio assoluto di Topolino (e Minni, dalla sesta striscia) nel mondo dei fumetti, avvenuto appena due anni dopo la sua ideazione per il lancio dei cortometraggi d'animazione. Se la risposta è ancora no, eccomi a colmare - se vorrete - questa imperdonabile lacuna. Anche solo per curiosare (trovo ad es. deliziose le gag nelle 2/3 pagine finali, di nostalgica levità).

1) Chiudere il fastidioso banner pubblicitario centrato in basso cliccando esattamente sulla "X" nel suo angolo in alto a destra;
2) cliccare al centro per visualizzare a schermo intero;
3) per ingrandire/ridurre usare la lente in basso a sinistra;
4) per spostare bisogna trascinare;
5) per uscire premere "Esc" o cliccare sull'icona "Exit" in basso a destra.



DOC


In apertura: da Michele Rubino, storico illustratore, la copertina dell'Albo d'Oro che raccolse l'intera prima storia sotto il titolo "Topolino nell'isola misteriosa", pubblicato il 15 Maggio 1937.