venerdì 22 aprile 2016

Orgoglio bestiale


Il leone e la leonessa. Fin qui tutto okay, come dire: il principe e la principessa. Ma non sempre questa regola viene osservata. Me lo fece notare qualche giorno fa una tigre, piuttosto contrariata, che mi convinse a firmare una petizione da sottoporre agli umani. Ora, capirete la situazione: con quelle zanne e la ferocia che sprizzava da tutti i pori non mi sarei certo permesso di contraddirla.


Zanne a parte, devo ammettere che l'animale non aveva tutti i torti. «Mi sta bene - sentenziò con disappunto - che la mia signora venga chiamata "la" tigre. Ma io, che rinunciai al titolo di re della foresta solo per amor della democrazia, perché debbo essere additato al femminile? Ebbene, se la grammatica italiana si fregia di termini come "petaloso", allora io voglio essere chiamato "il tigre". E se suona un po' da coatto, se vi sembra il soprannome di un bullo di quartiere o di un boss della malavita, sono affari vostri: a me piace. Quanto alla mia signora, potete pure continuare a chiamarla "la tigre" (detto tra noi, quando ho provato a suggerirle "tigressa" ha fatto una smorfia, così non me la sono sentita di contraddirla: sapete com'è, con quelle zanne...)».
A questo punto intervenne una scimmia, che nel frattempo si era aggregata con la sua compagna.


Badate bene, ho detto "una scimmia", ma anche in questo caso si trattava di un maschio: dopo avermelo fatto notare (vi risparmio la scena), volle contribuire alla tesi della... pardon, "del" tigre. «Nel mio caso va anche peggio: non solo gli umani chiamano "scimmia" qualsiasi tipo di primate gli si pari dinanzi (nella foto qui sopra si tratta infatti di due macachi giapponesi), ma il maschile lo usano al massimo per "uno scimmione"». «E poi ha ragione la mia amica, non se la cavano neanche con gli scimpanzè», aggiunse la sua signora. E proseguì: «Sentirsi dire "guarda lo scimpanzè" non è mica bello per una femmina, sapete? "La scimpanzè" andrebbe già molto meglio».
Nel frattempo, sulla spalla del compagno si era posata una farfalla.


Scoprii che era un maschio intercettando le parole che gli sussurrò all'orecchio. «Come ti capisco! Se a te "scimmione", a me "farfallone": in questi termini, quando la troverò mai, una compagna disposta a metter su famiglia? Nè "farfalla" nè "farfallone"! Io voglio essere un "farfallo"!».
La... ehm... lo scimmio allora riferì la richiesta al tigre, che estrasse un registro per aggiornarlo, e annunciò: «Bene bene, e con questo siamo a 997 iscritti. Ne mancano solo tre per raggiungere la quantità sufficiente prestabilita».
Intanto, mentalmente, ragionavo sulla questione. Da dove nasce l'esigenza di chiamare un animale al femminile piuttosto che al maschile, o viceversa? C'è un motivo preciso, o si tratta solo di un vezzo? Nelle lingue anglosassoni il problema non sussiste, è stata sagacemente eliminata la distinzione alla radice... ma noi? Vediamo. Nel caso del leone e della leonessa, la differenza di sesso è visivamente palese; tra una tigre ed "un tigre" invece un po' meno: c'è forse questo imbarazzo all'origine di tutto? Preso dalle mie elucubrazioni, sobbalzai quando dall'alto irruppe un'aquila.


Pensai: sarà un maschio che rivendica nè "aquila" nè "aquilone"? «Signore! - esclamò invece l'uccello, rivolgendosi al tigre - Eccomi a rapporto! Il maschio dell'orca fa sapere che non ci tiene a cambiare il nome in "orco": è facile intuirne i motivi. Stessa cosa dicasi per il maschio dell'avèrla piccola. I maschi della vespa e dell'ape invece si tirano fuori perché hanno il nome vincolato da un contratto con la Piaggio. Fortunatamente, il giraffo e la cangura hanno confermato la propria adesione, cosicché in totale abbiamo due nuove iscrizioni. Infine, è arrivato un fax dalla balena».


«La balena? - chiese il tigre - Forse volevi dire "il baleno". L'ho inserito nel registro giusto ieri, ci teneva così tanto a farsi chiamare "baleno", anche se a me pare il nome di un detersivo».
«Nossignore, si tratta proprio della balena, la femmina», ribattè l'aquila.
«Fammi vedere», disse il leone prendendo il foglio dal becco. Dopo aver dato una rapida scorsa al fax, sgranò gli occhi ed esclamò: «Ma è inaudito! No, non se ne parla nemmeno!»
Mostrò quindi il foglio alla tigre (la sua compagna), che reagì alla lettura con una risata soffocata. Lo sguardo severo di lui era inequivocabile, ma non durò molto: lei gli si accostò, e con fare persuasivo tipicamente femminile mormorò: «E dai, che ti costa? E' solo un nome... E poi pensa: siamo a 999!»
Poco dopo, il tigre si apprestava a chiudere l'incontro. «Bene, signore e signori! In questa storica data, vi annuncio che abbiamo appena raggiunto l'obiettivo dei mille iscritti! Quando la nostra richiesta verrà sottoscritta dagli umani, avremo finalmente recuperato tutti la nostra dignità animale e individuale! Prima di congedarvi, come di consueto riassumo le "new entry" di oggi. Abbiamo: lo scimmio e la scimmia; lo scimpanzè e la scimpanzè; il farfallo e la farfalla; il giraffo e la giraffa; il canguro e la cangura; e per finire, il baleno e la... Belén».


DOC


Nota: Questo post non è stato concepito per nascere nella "Giornata della Terra" (22 aprile); ad ogni modo, vi è sbocciato preciso preciso. Visto che qualche attinenza ce l'ha, farò finta di niente, così tutti penseranno che cavalco l'onda. Proprio come un baleno...

3 commenti:

Santa S ha detto...

Oh come mi piace la tua ironia Doc.
Pensare che il linguaggio dovrebbe essere un "valore aggiunto" di una specie (a caso) e invece si trasforma in un guazzabuglio farsesco.
Così oltre a patire ci tocca anche pètere ;)
Un caro saluto.

mari da solcare ha detto...

Non vorrei che il sindacato oltranzista delle bestie prendesse lo spunto dalla confusione linguistica per protestare contro un'eventuale teoria animalesca "gender" ... Post assai godibile, grazie RiccardDOC. Un abbraccio.

Monica Auriemma ha detto...

e comunque la vespa e l'ape col nome vincolato d contratto sono meravigliosi... =D