martedì 26 gennaio 2016

Zootiziario

«I giornali inventano la metà di quello che scrivono... se poi ci aggiungi che non scrivono la metà di quel che succede, ne consegue che i giornali non esistono». - Quino

La notizia vera non esiste. Per ogni singolo individuo, la fonte più attendibile di riferimento è la somma delle sue percezioni, ma solo se queste hanno avuto accesso diretto all'accaduto. In questi rari casi, i pochi (s)fortunati potranno ottimizzare i dati grezzi come segue: filtrare a freddo attraverso tutta la razionalità disponibile, previo controllo neurologico; oggettivare q.b.; confrontare con la propria esperienza, diffidando da quelle altrui che non siano accompagnate da regolari certificati d'autenticità; shakerare le informazioni plausibili con quelle ottenute da eventuali testimoni, preventivamente elaborate con il medesimo trattamento fin qui descritto; distillare il tutto e dubitare. Responsabilmente.

Nell'era pre-internet, chi non leggeva il quotidiano restava ignorante, chi lo leggeva meno. Ora mi sembrano tutti scemi.

Qualche giorno fa ero certo che saremmo tutti morti nel giro di poche ore a causa delle polveri sottili. Hanno bloccato il traffico cittadino, interpellato i maggiori esperti, pregato in lingue inventate per evitare attacchi kamikaze... Niente da fare, hanno fallito, o come direbbe De Andrè, «gettato la spugna con gran dignità»: sull'inquinamento come sul terrorismo come sull'immigrazione come sulla crisi come sul disarmo come... Com'è andata a finire? Pericolo scampato? Devo respirare a pieni polmoni tutti il giorno per fare scorta, o posso darmi tranquillamente per spacciato? Non ci è dato saperlo, almeno fino al prossimo "polverone".

Le bufale, come gli asini, non volano. Sotto questo Cielo, il massimo della cacca che ci piove in testa è quella di un uccello: non è un caso. Ma qualcuno, avido d'onnipotenza, alle "bufale" mette le ali. I cappotti di cacca adesso sono all'ultimo grido.

Sulle testate online va di moda questa strategia: si raccatta una notiziola dal sottobosco della rete, di solito un'immagine dubbia o un video tamarro, e si titola tipo "Sul web impazza la rana dalla bocca larga". Non è vero che impazza, ma siccome trattasi di testate prestigiose (nel senso che sono abili nei giochi di prestigio), va a finire che il numero di visualizzazioni cresce davvero, e una porcheria qualunque ruba interesse a informazioni di gran lunga più preziose.

Ultima considerazione la dedico all'inviato speciale per eccellenza: Google. E qui casca l'asino, nel senso dell'utente, senza offesa. Fate attenzione perché lo scenario è preoccupante.
1) Se voglio che Google inserisca le mie notizie tra le sue News, mi devo qualificare: mi viene proposta un'iscrizione tramite un modulo in cui inserire obbligatoriamente i dati anagrafici e tutta una serie di informazioni legate alla mia attività editoriale. Tale modulo viene preso in esame e solo se risponde a rigidi dettami di correttezza, qualità e autenticità dei contenuti che voglio diffondere, la richiesta viene accettata, sottoscrivendo un contratto. Mi sembra giusto. E allora perché Google News riporta anche delle balordaggini che non si sentono neanche nei peggiori bar di Caracas?
2) Tralasciando le news, qualsiasi ricerca facciamo su Google, otteniamo un'informazione di base, subito seguita da quelle più recenti e soprattutto più cliccate, che ne deformano pericolosamente l'essenza originale. Faccio un esempio, senza entrare nel merito, solo a titolo di concetto. Sono uno straniero, ascolto casualmente una canzone di Roberto Vecchioni e vorrei approfondirne la figura. I primi quattro risultati che ottengo sono quelli ufficiali: sito internet, Wikipedia, video di YouTube e pagina Facebook. Già al quinto leggo «Sicilia isola di merda», tratto dalla sua non-più-recente infelice affermazione. I risultati che seguono sono tutti dello stesso tenore, vincono per quantità, e se ci clicco su vien fuori di tutto e di più. Cinquant'anni di Musica italiana buttati nel cesso, perché da quanto ho capito io (straniero) Vecchioni sputa solo merda. E se lo fa un personaggio pubblico, figuriamoci il resto del popolo.

Ultimissima: la tartaruga. Provate a inserire su "Google immagini" questa chiave di ricerca: "Leonardo, Raffaello, Donatello, Michelangelo", che come ben sappiamo sono tra i massimi autori della Storia dell'Arte italiana e mondiale. Otterrete una morale: se la bussola non funziona come dovrebbe, si va tutti alla deriva. Continuiamo a fidarci solo del nostro cervello, da utenti mai passivi, oggi più che mai.


DOC

martedì 19 gennaio 2016

Pace a te, fratello Glenn, anima rock


Glenn Frey (6 Novembre 1948 - 18 Gennaio 2016), chitarrista, cantautore, produttore, attore, pittore, fondatore degli Eagles:



DOC

sabato 16 gennaio 2016

Liturgia o... chirurgia?


Sono abbastanza cresciuto, ormai, da poter affermare di sapere come sono fatti gli esseri umani. D'altronde, basta guardarli. Questi, ad esempio, sono normali:


La maggior parte di essi spesso ci è indifferente, ne vediamo così tanti. Solo alcuni attirano la nostra attenzione, per la loro fisicità: bruttissimi, obesi o scheletrici, bassissimi o altissimi, difettosi al volto, disabili, anziani che si trascinano... O per le loro condizioni estreme: poveri, sporchi, ignoranti, disadattati... E poi ci sono questi:


La selezione, di prima scelta, è di quelle a cui ci ha abituato la tivù. La pubblicità sfida costantemente se stessa in un delirio di perfezione estetica, film e telefilm assoldano esclusivamente belle presenze, e i conduttori televisivi piacciono per definizione.
C'è un problema nel problema, però. Le foto qui sopra non provengono da spot, tantomeno da fiction o quiz televisivi: sono tratte dalle messe che vengono celebrate all'interno della Basilica di San Pietro e che vanno in diretta la domenica mattina su RaiUno. Sicché mi chiedo: possibile che ad assistervi ci siano sempre e solo corpi sani e volti angelici? Possibile che sia sufficiente varcare quella soglia, per godere immediatamente di tanta grazia?

Come dicevo, sono cresciuto: abbastanza da capire quando vengo preso in giro. Offesa e danno ricadono principalmente sulle persone che rientrano nella categoria citata in apertura, ovvero i "normali". Finché sono i pubblicitari, gli stilisti o i cineasti a discriminare, spesso siamo costretti a farcene una ragione, e neanche: negli ultimi anni ci si sta ribellando persino a questo, con la speranza di scalfire un modello tanto solido quanto sbagliato. Ma quando l'inganno è orchestrato da un sedicente servizio pubblico e dagli stessi ambasciatori di solidarietà da cui dovremmo attingere, la questione diventa paradossale.

C'è questo gioco di fine regia, per il quale telecamere snob indugiano su alcuni soggetti a scapito di altri. Magari sei a Roma per lavoro, sei andato alla messa e tua moglie, lontana, spera di vederti su RaiUno... Nisba! La tua consorte ti troverà anche bello, ma "altri" evidentemente no: il primo piano è riservato alla famigliola perfetta, non a uno sfigato come te.
Ad ogni modo, non sarebbe forse così grave se fosse tutta colpa della Rai. Al gioco concorrono purtroppo e soprattutto altri meccanismi anche più subdoli. Che intuisco ma che sinceramente ignoro, perché la sola idea di approfondirli mi terrorizza, e non ho la vocazione del tombarolo.
Ad esempio, i tre piccoli Re Magi che appaiono nell'ultima foto, e che si apprestano ad avvicinare il Papa per mimare la consegna dei doni, per quanto siano telegenici, non credo li abbia selezionati la Rai. Di una cosa sono certo: non sono stati scelti tra i sudici sobborghi della città, nè in un centro di accoglienza per disabili.


Chiudo con un disegno di Erin Nicolette, intercettato per caso sul web. Questa la didascalia: «Ho usato la scatola dei Kleenex per mostrare come lascio che gli altri vedano la mia figura. Lascio sempre i giudizi degli altri entrare nella mia testa. Invece di spazzarli via, li giro e rigiro più volte nella mia testa, al punto che comincio a credergli. Ho permesso alla società di mettermi in una "scatola" e dato loro esattamente ciò che vogliono, ovvero una persona che si vergogna per quello che è. La società ha ottenuto la sua presa sulla mia fiducia e mi stringe come la plastica che avvolge il Kleenex bloccandolo nella scatola. Solo se smetterò di ascoltare ciò che gli altri dicono di me, non sarò più quel Kleenex».


DOC

mercoledì 13 gennaio 2016

Occhi di gatto


Come resistere alla gattomania dilagante? Oggi vi propongo una selezione di foto tratte da Terzo Binario Network, sito di annunci di smarrimento (sperando che questi mici siano in buona salute ovunque si trovino), e un paio di brevi video che fanno le fusa.

Goemon, smarrito a Fara in Sabina (RI) - LINK

James, smarrito a Roma - LINK

Marilyn, smarrita a Palermo - LINK

Pru, smarrita a Roma - LINK

Roy, smarrito a Gravina di Catania - LINK

Shiva, smarrita a Savona - LINK

Zero, smarrito a Piazzolla di Nola (NA) - LINK

Sushi, smarrita - e ritrovata! - a Rocca Grimalda (AL)


La ragazza di copertina si chiama Venus, eccola qui in tutto il suo doppio splendore:


Notare le zampine, in questa foto da piccola:


E infine lui, il mio preferito: Maru



DOC

lunedì 11 gennaio 2016

Rest In Magic, David

David Bowie (Londra, 8 gennaio 1947 - 10 gennaio 2016). Qui con la moglie Iman a Cape Town (1995), sotto nei panni di Jareth, re dei Goblin, nel film "Labyrinth" (1986).



DOC

domenica 10 gennaio 2016

Uno per tutti


Video ufficiale pubblicato su YouTube il 6 gennaio scorso. Ad oggi è stato visto meno di 10.000 volte: una cifra irrisoria, se rapportata ai grandi numeri del web internazionale. Postarlo qui non gli darà certo la spinta che vorrei, ma qualcuno dice che sono le gocce a formare gli oceani, e un contributo - seppur minimo - glielo dovevo, per aver rilanciato un concetto che condivido da sempre.


DOC