domenica 18 ottobre 2015

Piove dalle nuvole sparse...

...su la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude...



Chissà cosa avrebbe scritto D'Annunzio, se fosse vissuto nella nostra epoca. Immagino che si sarebbe trovato un po' a disagio, anzi, forse avrebbe persino cambiato mestiere. Già, perché ciò che accade al di sotto delle nuvole non fa più molta tendenza, ormai. Lo sguardo collettivo, oggi, si spinge oltre: là dove si perde. Dove nulla si vede perché nulla si vuole vedere. Alla ricerca di nuovi spazi da occupare, di alieni da assoldare, di buchi neri da rivendere, magari su Kijiji a 889 euro.


Riporto testualmente: «Il cielo. Ma a prendere il posto della luna c'è un buco nero, e attorno le stelle smarrite nel buio. E' un cielo che non accoglie: il "buco nero" è una sfera di cioccolato al 100%, ripiena di fave di cacao, amarissima. Le stelle, immerse in un vuoto altrettanto amaro e ancestrale, sono dunque l'unica cosa dolce, l'unico brillare? Nell'assaggiarle non si può che esserne delusi. Sono mandorle amare, e non danno alcun sollievo. E quindi le stelle, e non solo loro, si rivelano per quello che sono, niente più che delle enormi palle di fuoco incandescenti e senza alcuna poesia. E lo sguardo preferisce forse cercare la speranza nella dura terra, piuttosto che essere oppresso dall'infinita oscurità del cielo».

Almeno fosse cioccolato vero, e invece pare sia tutta ceramica :(

Ecco allora dove si perde la poesia: in tristi buchi neri. L'odierna "lacerazione poeticosmica", ahimè, non risparmia neanche il re dei sentimenti, affidato sempre più alle vibrazioni elettromagnetiche. Ciò che prima atteneva esclusivamente ai battiti del cuore, e che si esprimeva solo attraverso lo sguardo, la comunicazione verbale e il contatto fisico, oggi s'incastra nei circuiti delle protesi audio-video di cui ci siamo dotati. Effetto collaterale di quella che senza dubbio si può definire una vittoria della comodità (leggi pigrizia), è un'elevata "dispersione energetica". L'amore è sinonimo di passione, e quest'ultima contempla una buona dose di sforzo, sacrificio, in alcuni casi sofferenza, in tutti i casi carnalità: non puoi pensare di cavartela con uno scambio di battute via WhatsApp, o un patetico selfie da dare in pasto a Facebook per dimostrare al mondo che siete una coppia felice. A meno di non accettare il compromesso (direzione che abbiamo pericolosamente imboccato) della perdita di cui sopra, ma attenzione allo scotto: considerevole, perché ciò che si perde è proprio la poesia.




Nelle foto qui sopra manca qualcosa: l'oggetto incriminato, ovvero il dispositivo mobile. Lo smartphone non si vede ma "si sente", anzi, nella scena il protagonista è "lui", perché ha soffiato a entrambi - se non il titolo di oggetto del desiderio - buona parte della reciproca attenzione. Non c'è; così come viene a mancare, per l'appunto, la poesia di relazione.
Gli scatti, gelidi nell'intento e raggelanti nel risultato, sono parte del progetto "Removed", del fotografo Eric Prickersqill, che evidentemente la pensa come me.

Tornando alla poesia scritta... Ho digitato "scritta"? Già, scritta, e non "digitata". La differenza è abissale, e la rivoluzione più spietata è già in atto. In un futuro non lontano immagino che la scrittura verace, quella "chimica e fisiologica", che dalla mente cola dritta sul foglio, sarà definitivamente relegata allo stretto necessario. Quindi mi chiedo, cosa troveranno i miei pronipoti quando apriranno il loro bauletto dei ricordi? Non certo una poesia d'amore abbozzata su un foglietto, magari con più errori che cuoricini. E forse neanche una lettera, una cartolina illustrata o un biglietto d'auguri. Fotografie? Già oggi non le stampiamo più. Tutte cose che in passato avranno trasmesso e ricevuto solo via etere, e che - se anche le conservassero su microchip o nei server online - non potranno mai toccare con mano, odorarne il profumo, scorgervi l'usura del tempo e dedurne la relativa preziosità. Non gli sarà dato percepirne, in sostanza, la vera poesia.

Sicché, caro Gabriele, nel caso ti capitasse di risorgere, temo che ti toccherà riconsiderare il tuo ruolo. Come vedi, il concetto di poesia è un tantino diverso, oggi, rispetto al tuo. Tuttavia, sono certo che un talento del tuo calibro non avrebbe difficoltà ad adeguarsi. Ad esempio, potresti dedicarti alla ceramica d'arte, e lanciarti nel business dei "buchi neri"; o sfruttare l'estro nello sviluppo di accattivanti App per dispositivi mobili. Ma se proprio vuoi insistere nella letteratura, orgoglioso dei tuoi precedenti, almeno riedita le vecchie poesie per le nuove generazioni. Che ne dici di: «Piove dai cloud online, sull'iPhone che oggi t'illude, e che maledirai...»?


DOC


P.S.: Ai "provetti" poeti, sedicenti artisti e venditori di fumo che bazzicano nel web, consentitemi invece di riservare un'altra dritta, riciclata dalla rete stessa:

1 commento:

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Giustissimo, Doc, troppo facile autodefinirsi "poeti" e "scrittori" solo perché ci si sfoga con la tastiera sul Web.
Comunque troppo carino il cerbiatto della prima foto!