domenica 19 luglio 2015

Error-trend: toppe per tessuti digitali


Navigando in internet, se digitiamo un indirizzo (URL) errato o clicchiamo su un link guasto, anziché approdare sul sito previsto naufraghiamo nell'imbarazzante errore "404". Il server di riferimento ci risponde con un avviso di pagina inesistente, sicché non ci resta che salpare verso nuove rotte, sperando che non siano... rotte.
Va da sè che più la rete si espande (ad oggi conta circa un miliardo di siti web), più tende a "strapparsi": così, se un buon sarto si premura di nascondere al meglio il rammendo di un abito, magari impreziosendolo con un ricamo, da qualche tempo i siti più in voga si divertono a dare un tocco di colore, grafico e/o verbale, alla propria pagina 404.
Nel complesso, l'effetto è paragonabile ad una sfilata di moda: in entrambi i contesti, infatti, la parola d'ordine è "stile". I modelli 404 vengono confezionati assecondando scrupolosamente filosofia e design del sito ospitante, tanto che il "rammendo" finisce spesso per rappresentare un vero e proprio fiore all'occhiello.
Detto ciò, mettetevi comodi. Per le bevande approfittate pure del chiosco a voi più vicino, per la valutazione dei modelli dovrete invece accontentarvi del giudizio del sottoscritto.
Riflettori accesi: in passerella, la collezione primavera/estate 2015.



Ingresso d'onore per la Maison Google, che si presenta da sè. Il suo modello, tendenzialmente user-friendly, punta su un robottino in panne adatto a tutte le età: dagli internauti poppanti, a chi i pezzi comincia a perderli sul serio. Stile "Pampers", insomma.




Segue a pieno diritto Facebook, sinonimo di social network, con un modello che penalizza i giovanissimi, ovvero chi ha ancora il vizio di ciucciarsi il pollice. Ma anch'io, che non ciuccio più da millenni, se mi spezzi proprio quel dito come faccio a dire che il tuo 404 "Mi piace"? Stile: "B-movie thriller-ospedaliero".




Ed eccoci a Pinterest, la tutto-teca virtuale dove puoi collezionare ciò hai o non hai e vorresti, ma anche ciò che sai e non sapevi... Insomma, tutto ciò che non sei. Il modello 404 riprende una trattoria vegetariana alla buona: «Spiacenti, l'insalata è finita, che ne diresti di una bella braciola?» Stile: "italiano".




Tumblr è particolarmente apprezzato da chi ha problemi esistenziali, da chi cerca o "custodisce" verità, da chi vuole urlare le proprie (in)certezze. Una sorta di ritrovo per anime underground che vorrebbero sottrarsi al "sistema" mantenendo i nervi saldi. Il suo 404 ci spiazza con un surreale «Qui non c'è niente», seguito da «A meno che non stessi cercando questa pagina di errore, in quel caso: Congratulazioni! L'hai trovata». Stile: "spirito di patata".




Torniamo a Google, che anni fa acquistò l'utilissimo-ma-mai-tradotto servizio FeedBurner. Utilissimo perché rielabora i siti web rendendoli compatibili con tutte le piattaforme e dispositivi. Mai tradotto, forse anche perché ha un modo tutto suo di esprimersi: un approccio da sobborgo/slang americano riscontrabile anche nelle pagine di errore, che ci accolgono con «Ack!», «Bang! Kapowww! Krakkk!». Stile: se non altro, "onomatopeico".




Poco usato qui da noi, Imgur è uno tra i siti di condivisione immagini più diffuso. In linea con la propria offerta, la pagina di errore propone una (inquietante?) serie di ritratti. Nelle cornici, nobili animali antropomorfi seguono i movimenti del mouse con gli occhi. Stile: tra "L'isola del dottor Moreau", "Shining" e "Invito a cena con delitto".




Reddit, social minimalista e senza troppe pretese, offre una agevole condivisione e votazione dei link in una sintesi di discreto successo. In più si distingue per un 404 particolarmente artistico, con molteplici versioni che cambiano casualmente (qui ne riporto solo tre). Protagonista un robottino mono-antenna simile a quello di Google (nessuna parentela, in questo caso è il logo ufficiale del sito), ritratto in diverse ambientazioni.




Dulcis in music, bonus track: "Honey", Moby


DOC