sabato 13 giugno 2015

Mister Out


[Buio]
In Vita, far innamorare due sconosciuti di sesso opposto (l'aggettivo già la dice lunga), i più sani e dotati di buonsenso sulla piazza, accompagnarli da angeli custodi nella loro complessa relazione, convincerli che dare alla luce un figlio è cosa buona e giusta, fino a testimoniare un amplesso finalizzato, desiderato da entrambi non tanto per loro stessi quanto per noi, è la nostra prima missione. Quello spermatozoo porta il nostro nome, vi abbiamo puntato tutto, e se ce la fa, campioni di questa prova avremo accesso al mondo.

[Luce]
Campioni del Mondo, ancora immersi nella nostra coppa di champagne amniotico, lo percepiamo attraverso i sensi della madre prescelta, e già scalpitiamo per ottenerlo. Dopo mesi di trepidante attesa, sull'orlo di una crisi di nervi, finalmente la balena sputa fuori il suo Pinocchio. Come ad ogni grande evento che si rispetti, resta solo da attendere che arrivi qualcuno con le forbici per il taglio del nastro, cioè del cordone ombelicale, dopodiché è fatta.
Eccoci fuori, ovvero dentro al mondo! Davvero niente male... Peccato però che gran parte delle nostre aspettative si esaurisca troppo in fretta: impariamo subito che il latte è dolce, le lacrime amare; qualsiasi cosa ci riservi il futuro, avrà l'uno o l'altro sapore.
All'età di 3 anni e mezzo, il mondo ci sta già stretto più dell'utero primordiale. I giocattoli cedono alle nostre torture, finchè - sotto la minaccia di ingoiarne le piccole parti - Playmobil ci confessa la verità che temevamo. E' falso! Il mondo che abitiamo è finto, niente più di un gioco di costruzioni, scenografia da quattro soldi messa su per ingannarci. «Grrr! Facculo!»
Sbollita la rabbia, con gli occhi ancora umidi di Gocciole Pavesi ci adoperiamo per orientarci in questa nuova realtà. Affidandoci agli stimoli esterni, ci rendiamo gradualmente conto che ci sono suoni, luci e colori diversi da tutti gli altri. Sì, la strada è quella giusta! Fortunatamente, a questa età siamo abbastanza svegli da capire che il mondo, quello vero, risiede negli schermi. Nella tivù, ad esempio. O nel display del tablet di papà, che distrattamente (per vendetta) abbiamo lanciato giù dal balcone.
Comincia il decennio più brullo della nostra vita. Barcamenarci aldiqua dei monitor è un bel ginepraio, per dirla alla Mastro Ciliegia; gli altri sono tutti più grandi di noi e persino lo specchio delle nostre brame ci crea problemi, rielaborandoci in un rapido morphing pieno di brufoli. E poi la scuola, quel baraccone dove insegnanti che siedono al banco vengono giudicati da supponenti "maestre" in cattedra. Neanche Lewis Carroll avrebbe potuto fantasticarne.
La vera rivoluzione si scatena però quando ci accorgiamo, in ultima disperata fuga dall'adolescenza, che la finestra del bagno non è poi così diversa dal desktop del Pc. Ma non c'è il tasto "Start", nè la mela di Apple... Così mi calo nel personaggio per dargli una mano.
Provo a passare dalla porta di casa, le credenziali di Facebook non funzionano ma non mi perdo d'animo, giro la maniglia. Oltre la soglia mi folgorano le grandi Domande sull'esistenza, del tipo: perché arrivare a Roma costa uguale o meno che raggiungere l'aeroporto di Roma da Roma? Il Papa non sta mica a Fiumicino.
Ad ogni modo accetto la sfida! Mi fiondo nel mondo, finisco in strada, finisco gli studi, li lascio e mi riprendo, finisco una vita, comincia la vita. Tira e molla mi diverto, m'incazzo e m'innamoro, mi supero, mi avvilisco, amici mai, in questo mondo di ladri, mi voglion tutti bene. Sms: «Sto bene, mamma. Non dir nulla a papà. Tvb».
Homo sapiens. Da ultraventenni abbiamo capito tutto, ma ci sfugge un particolare, sempre lo stesso in verità: dov'è il mondo? Nel frattempo l'energia accumulata è tale da spingerci, in un delirio di onnipotenza, a crearcelo, questo benedetto mondo. Un mondo vero nel mondo finto, o viceversa. Ora tutto diventa tragicamente importante. Da un lato mi sento figo, dall'altro mi chiedo: ma se una famiglia già ce l'ho, perché dovrei crearmene un'altra? La risposta è la più grande mazzata che la vita può darci, e se ancora non ce l'ha data, ce la darà.

[Buio]
"Enta" e "anta" li ometto, sia perché rischierei di generare uno spoiler, ovvero svelerei parti fondamentali della trama rovinando la sorpresa a chi ancora non l'ha assaporata, sia perché in quella trama - proprio nel mezzo - ci sono ancora imbrigliato: finirei per togliere il gusto perverso della suspence anche a me stesso. Detto ciò, a rigor di logica non mi resta che passare direttamente ad anticiparvi la scena finale :)

[Luce]
Epilogo. Benvenuti a questo speciale dei Guinness World Records, amici ascoltatori! Tra pochi minuti saremo in diretta audio con l'uomo dell'anno: Mister Out, il simpatico vecchietto che ha deciso di lanciarsi nello spazio alla veneranda età di 99 anni! Se dall'orbita ci confermerà che tutto è okay, sarà registrato nei nostri archivi come l'astronauta più anziano di tutti i tempi! Ma prima... Sponsor time! L'evento è offerto in esclusiva da:


Benritrovati, amici ascoltatori! Aprite bene le orecchie, perché stiamo per collegarci con il nostro impavido vegliardo in una diretta praticamente cosmica!
- Buonasera Mister Out. Milioni di ascoltatori pendono dalle sue labbra... Per buona pace del nostro pubblico e per aggiudicarsi questo prezioso record, ci dica: va tutto bene?
- Sì... E' bellissimo qui... C'è una vista meravigliosa! Sono davvero commosso, tuttavia... c'è una cosa che ancora non riesco a vedere bene. Si tratta del... mondo. Lasciate che mi spieghi. Credevo di intravederlo attraverso gli occhi di mia madre, poi sono nato e mi sono illuso di esserci dentro, finchè ho capito che era rinchiuso negli schermi. Più avanti ho sentito il richiamo della finestra, e ho attraversato quella porta, da ragazzo perbene. Ho continuato la mia ricerca da uomo vissuto, l'ho rivissuta in chi era più giovane di me, fino a spingermi quassù, in questa impresa galattica. E finalmente adesso è qui, lo sento! Proprio davanti a me! Il problema è che con questo dannato casco ancora non riesco a vederlo... Datemi ancora un minuto, appena riesco a sfilarmelo vi dirò.

[Buio]

DOC

4 commenti:

mari da solcare ha detto...

Questo post conferma la tua vocazione di filosofo di strada, come direbbe l'amico Augusto Cavadi. "Da dove veniamo? Dove andiamo? Perchè siamo nati? Ha un senso la vita?" Noi umani siamo condannati ad arrovellarci ... cerchiamo comunque di vivere serenamente, se possibile. Un abbraccio.

Santa S ha detto...

Sempre sommi i tuoi post. Anche quando si tratta di fare la parafrasi e il commento di una poesia ermetica universalmente nota: Uomo.
;)
Il delirio di onnipotenza di crearlo il mondo mi è tristemente noto...
Un caro saluto Doc

Pippicalzelunghe ha detto...

Ciao Cosmico !!!
Raccontisticamente parlando l'argomento mi crea più confusione che ragione...
dare un senso al nostro attimo cosmico, è il mestiere più difficile.
La meraviglia di noi cosmonauti è che ogni creatura è unica e irripetibile,passati, presenti e futuri...miracoli celesti ma bestie terrene !!!
Cosmoabbracci !!!

Monica Auriemma ha detto...

però non vale...sono in pieni ANTA e manca proprio la mia parte! ;)
Post intenso, come sempre.
=)