martedì 23 giugno 2015

Snack d'autore


Un illustre pittore "infetta" con la sua fama e la sua arte un lecca-lecca... La Storia ci regala anche questo. Nel 1969, mentre Neil Armstrong firmava con un'orma il suolo lunare, Salvador Dalì lasciava un'impronta sui Chupa Chups, disegnandone il marchio. Due eventi di analoga straordinarietà, perché originati da un obiettivo comune: annullare la distanza tra mondi lontanissimi. Terra e Luna distano mediamente 384.403 Km; ma quanto dista il Concreto dall'Astratto? Che distanza c'è tra un lecca-lecca da quattro soldi, la cui tangibilità stimola immediatamente tutte le nostre percezioni, e il soffio creativo di inestimabile valore che alberga nel genio di un artista?


Dal surrealismo più sfrenato che ha animato i capolavori di Dalì (in apertura, ignobilmente dissacrato dal mio accostamento con gli Smarties, un suo autoritratto del 1954 dal titolo "Dalí nudo in contemplazione davanti a cinque corpi regolari metarmorfizzati in corpuscoli, nei quali appare improvvisamente Leda di Leonardo cromosomatizzata nel viso di Gala"), assaggiando quindi il suo lecca-lecca precursore della pop-art, arriviamo ad un pregevole esempio di iperrealismo contemporaneo.
Nell'opera che segue, modelli d'eccezione sono i coloratissimi M&M's, e non a caso accenno ai colori, vista la quantità di matite e pennelli che qui vengono impiegati. C'è chi crea, come Dalì, e chi ri-crea: il milanese Marcello Barenghi, nato (neanche a farlo apposta) nel 1969, diploma artistico e laurea in architettura, di sè dice: «Potrei spendere un sacco di parole riguardo alla delusione che ho avuto nella mia carriera di lavoro in passato, ma preferisco concentrarmi sulle cose positive. Così, 20 anni dopo aver smesso di disegnare, vedendo alcuni video di disegno su YouTube, ho deciso di aprire un canale e iniziare una nuova avventura».
In realtà anche lui, come i personaggi di cui sopra, è stato mandato sulla Terra per avvicinare due mondi, in questo caso la seconda e terza dimensione. I suoi video ne sono la prova:


E' tempo di rientrare alla base, sicché invertiamo la rotta e scombiniamo un po' i ruoli, così non rischiamo di annoiarci. Nei dipinti che seguono, riproduzioni di capolavori e di icone dell'immaginario collettivo, lo snack c'è ma non si vede, ovvero resta comunque protagonista, ma in qualità di colore vivo che compone l'immagine.
La "Jelly Belly", azienda statunitense di dolciumi, affida periodicamente a un variegato staff di artisti il compito di comporre, con le sue caramelle in gelatina, raffinati mosaici. La collezione completa è visibile nella gallery sul sito ufficiale, ed è il caso di dirlo: ce n'è per tutti i gusti.

Le Jelly "beans" (fagioli), caramelle amatissime dagli americani, disponibili in decine di aromi diversi. Nel 1983 la NASA, nella missione Challenger, ne spedì una confezione nello spazio. Di seguito ne vediamo a migliaia, affiancate in alcuni zuccherosi mosaici.
La "Gioconda" (L. da Vinci) e la "Ragazza con l'orecchino di perla" (J. Vermeer). Autrice: Kristen Cumings.
"The Beatles - Let it Bean", di Malcolm West. 15.000 caramelle, 6 settimane di lavoro.
Minnie Mouse e Martin Luther King Jr., di Peter Rocha.

DOC


Nota: Perchè in questo post non ci sono link? Trovo che linkare Salvador Dalì sia riduttivo, linkare Jelly Belly eccessivo... è la costruzione stessa del post a impedirmelo; inoltre la varietà dei riferimenti è tale da indurmi a lasciare libero il lettore di approfondire cosa e dove meglio crede, senza troppi condizionamenti. In definitiva, sono convinto che la migliore vista sul web si possa godere solo indossando la divisa da pilota in prima persona e utilizzando una robusta piattaforma di lancio quale http://www.google.com

sabato 13 giugno 2015

Mister Out


[Buio]
In Vita, far innamorare due sconosciuti di sesso opposto (l'aggettivo già la dice lunga), i più sani e dotati di buonsenso sulla piazza, accompagnarli da angeli custodi nella loro complessa relazione, convincerli che dare alla luce un figlio è cosa buona e giusta, fino a testimoniare un amplesso finalizzato, desiderato da entrambi non tanto per loro stessi quanto per noi, è la nostra prima missione. Quello spermatozoo porta il nostro nome, vi abbiamo puntato tutto, e se ce la fa, campioni di questa prova avremo accesso al mondo.

[Luce]
Campioni del Mondo, ancora immersi nella nostra coppa di champagne amniotico, lo percepiamo attraverso i sensi della madre prescelta, e già scalpitiamo per ottenerlo. Dopo mesi di trepidante attesa, sull'orlo di una crisi di nervi, finalmente la balena sputa fuori il suo Pinocchio. Come ad ogni grande evento che si rispetti, resta solo da attendere che arrivi qualcuno con le forbici per il taglio del nastro, cioè del cordone ombelicale, dopodiché è fatta.
Eccoci fuori, ovvero dentro al mondo! Davvero niente male... Peccato però che gran parte delle nostre aspettative si esaurisca troppo in fretta: impariamo subito che il latte è dolce, le lacrime amare; qualsiasi cosa ci riservi il futuro, avrà l'uno o l'altro sapore.
All'età di 3 anni e mezzo, il mondo ci sta già stretto più dell'utero primordiale. I giocattoli cedono alle nostre torture, finchè - sotto la minaccia di ingoiarne le piccole parti - Playmobil ci confessa la verità che temevamo. E' falso! Il mondo che abitiamo è finto, niente più di un gioco di costruzioni, scenografia da quattro soldi messa su per ingannarci. «Grrr! Facculo!»
Sbollita la rabbia, con gli occhi ancora umidi di Gocciole Pavesi ci adoperiamo per orientarci in questa nuova realtà. Affidandoci agli stimoli esterni, ci rendiamo gradualmente conto che ci sono suoni, luci e colori diversi da tutti gli altri. Sì, la strada è quella giusta! Fortunatamente, a questa età siamo abbastanza svegli da capire che il mondo, quello vero, risiede negli schermi. Nella tivù, ad esempio. O nel display del tablet di papà, che distrattamente (per vendetta) abbiamo lanciato giù dal balcone.
Comincia il decennio più brullo della nostra vita. Barcamenarci aldiqua dei monitor è un bel ginepraio, per dirla alla Mastro Ciliegia; gli altri sono tutti più grandi di noi e persino lo specchio delle nostre brame ci crea problemi, rielaborandoci in un rapido morphing pieno di brufoli. E poi la scuola, quel baraccone dove insegnanti che siedono al banco vengono giudicati da supponenti "maestre" in cattedra. Neanche Lewis Carroll avrebbe potuto fantasticarne.
La vera rivoluzione si scatena però quando ci accorgiamo, in ultima disperata fuga dall'adolescenza, che la finestra del bagno non è poi così diversa dal desktop del Pc. Ma non c'è il tasto "Start", nè la mela di Apple... Così mi calo nel personaggio per dargli una mano.
Provo a passare dalla porta di casa, le credenziali di Facebook non funzionano ma non mi perdo d'animo, giro la maniglia. Oltre la soglia mi folgorano le grandi Domande sull'esistenza, del tipo: perché arrivare a Roma costa uguale o meno che raggiungere l'aeroporto di Roma da Roma? Il Papa non sta mica a Fiumicino.
Ad ogni modo accetto la sfida! Mi fiondo nel mondo, finisco in strada, finisco gli studi, li lascio e mi riprendo, finisco una vita, comincia la vita. Tira e molla mi diverto, m'incazzo e m'innamoro, mi supero, mi avvilisco, amici mai, in questo mondo di ladri, mi voglion tutti bene. Sms: «Sto bene, mamma. Non dir nulla a papà. Tvb».
Homo sapiens. Da ultraventenni abbiamo capito tutto, ma ci sfugge un particolare, sempre lo stesso in verità: dov'è il mondo? Nel frattempo l'energia accumulata è tale da spingerci, in un delirio di onnipotenza, a crearcelo, questo benedetto mondo. Un mondo vero nel mondo finto, o viceversa. Ora tutto diventa tragicamente importante. Da un lato mi sento figo, dall'altro mi chiedo: ma se una famiglia già ce l'ho, perché dovrei crearmene un'altra? La risposta è la più grande mazzata che la vita può darci, e se ancora non ce l'ha data, ce la darà.

[Buio]
"Enta" e "anta" li ometto, sia perché rischierei di generare uno spoiler, ovvero svelerei parti fondamentali della trama rovinando la sorpresa a chi ancora non l'ha assaporata, sia perché in quella trama - proprio nel mezzo - ci sono ancora imbrigliato: finirei per togliere il gusto perverso della suspence anche a me stesso. Detto ciò, a rigor di logica non mi resta che passare direttamente ad anticiparvi la scena finale :)

[Luce]
Epilogo. Benvenuti a questo speciale dei Guinness World Records, amici ascoltatori! Tra pochi minuti saremo in diretta audio con l'uomo dell'anno: Mister Out, il simpatico vecchietto che ha deciso di lanciarsi nello spazio alla veneranda età di 99 anni! Se dall'orbita ci confermerà che tutto è okay, sarà registrato nei nostri archivi come l'astronauta più anziano di tutti i tempi! Ma prima... Sponsor time! L'evento è offerto in esclusiva da:


Benritrovati, amici ascoltatori! Aprite bene le orecchie, perché stiamo per collegarci con il nostro impavido vegliardo in una diretta praticamente cosmica!
- Buonasera Mister Out. Milioni di ascoltatori pendono dalle sue labbra... Per buona pace del nostro pubblico e per aggiudicarsi questo prezioso record, ci dica: va tutto bene?
- Sì... E' bellissimo qui... C'è una vista meravigliosa! Sono davvero commosso, tuttavia... c'è una cosa che ancora non riesco a vedere bene. Si tratta del... mondo. Lasciate che mi spieghi. Credevo di intravederlo attraverso gli occhi di mia madre, poi sono nato e mi sono illuso di esserci dentro, finchè ho capito che era rinchiuso negli schermi. Più avanti ho sentito il richiamo della finestra, e ho attraversato quella porta, da ragazzo perbene. Ho continuato la mia ricerca da uomo vissuto, l'ho rivissuta in chi era più giovane di me, fino a spingermi quassù, in questa impresa galattica. E finalmente adesso è qui, lo sento! Proprio davanti a me! Il problema è che con questo dannato casco ancora non riesco a vederlo... Datemi ancora un minuto, appena riesco a sfilarmelo vi dirò.

[Buio]

DOC