sabato 31 gennaio 2015

I viaggi allucinanti di Fleischer e Sauw


Grembiulino azzurro, penna Bic, quaderno, maiuscolo e minuscolo(!), somma di mele. Poi pranzo e Tg, con tutte quelle parole incomprensibili (alcune lo sono ancora oggi). Più cose mettevo, nella testolina, e più ce ne entravano: persino il concetto di me, bruscolino sperduto in un universo vastissimo, forse infinito, attecchiva. Ma mentre guardavo all'immenso, rapito dalla luce di sorella Luna e fratello Sole, l'ignoto meditava di sorprendermi alle spalle. Già, perché la prima lezione di umiltà ci viene proprio da madre Natura: se osserviamo la sua grandezza dalla nostra "piccolezza", essa si offre generosa alle nostre percezioni; se, al contrario, la cerchiamo in ciò che è più piccolo di noi, ad un certo punto diventa invisibile, ci nega il confronto. E per un bambino, ciò che non si vede non esiste.


L'enormità, insomma, si lascia scoprire da subito, perchè la si sperimenta quotidianamente. L'infinitesimale invece no, e neanche la scuola elementare mi aiutò molto, in questo senso. Un primo approccio lo ebbi quando mio padre mi regalò un microscopio: quella mezza giornata trascorsa ad esaminare i vetrini in dotazione mi avrebbe cambiato per sempre la vita, o meglio la visione della stessa. Scoprii un nuovo, misterioso e affascinante mondo popolato da "orrende" creature in miniatura che tornarono a trovarmi la notte stessa, negli incubi. Da un lato, approfondire quello che sino ad allora avevo visto solo di sfuggita sui libri mi elettrizzava; dall'altro, l'idea che avrei convissuto tutta la vita con quelle bestioline fuori e dentro di me mi provocava un senso di disagio. Stesso misto di meraviglia e angoscia lo provai poco più avanti, quando vidi un film di fantascienza che si spingeva oltre, ribaltando i ruoli.


"Viaggio allucinante" (Fantastic Voyage), film di Richard Fleischer del 1966, proponeva una soluzione per risolvere gli scompensi dimensionali: anzichè ingrandire le cose, rimpicciolire gli esseri umani. Nello specifico, un'equipe di dottori alla guida di un sottomarino viene miniaturizzata e quindi iniettata all'interno del corpo di uno scienziato. Il loro compito è trovare il male e curarglielo entro un'ora, altrimenti l'abitacolo comincia a riprendere le dimensioni originali, viene riconosciuto dall'organismo come corpo estraneo, quindi attaccato e distrutto. Ciò che accade in quei 60 minuti è tutto da vedere, sia per il crescendo di tensione causato dagli imprevisti, sia per la scenografia e gli effetti speciali tra i più curati dell'epoca, che soddisfano appieno le aspettative promesse nel titolo.


Se da piccolo il microcosmo mi aveva spiazzato, da adulto è rimasta la meraviglia, e quando posso continuo a riempirmene gli occhi. L'ultimo "viaggio allucinante", in ordine di tempo, l'ho fatto attraverso le incredibili foto di Yudy Sauw. Questo professionista, indonesiano di 34 anni, sfrutta la moderna tecnologia come merita. In questo caso non siamo a livello cellulare, ma le sue macro svelano dettagli normalmente impercettibili e inimmaginabili. Scelta dei soggetti (prevalentemente insetti), inquadrature e pose si combinano in capolavori d'arte per la felicità della sua diretta maestra, proprio quella madre Natura che ci seduce con i suoi bizzarri giochi di misure. Di Sauw è lo sguardo di ragno in apertura (lo stesso che riporto qui sotto), nonché le foto a seguire; ma il vero viaggio vi attende nella sua galleria onlineper proseguire sulla pagina Facebook: salite a bordo, non ve ne pentirete.








DOC

4 commenti:

Santa S ha detto...

Grande scrittore Isaac Asimov, sempre dal suo romanzo ho visto il remake "Salto nel buio." Il microcosmo di Yudy Sauw è un "piccolo" universo che ci sfugge. Ho guardato la galleria, ci sono immagini favolose. Per fortuna c'è l'occhio di Doc :)

Monica Auriemma ha detto...

"Viaggio allucinante"... cosa hai riportato alla luce!L'ho visto da bambina ed è rimasto scolpito nella mia testa! Bellissimo. Queste foto poi, sono uno spettacolo, grazie come sempre. =)

mari da solcare ha detto...

Davvero bravo, questo signore indonesiano. Molto belle le foto postate sia in FB (mi ha colpita quella di due rane che si stanno abbracciando) che nella galleria. "Viaggio allucinante" non lo conosco: da ragazzina non vedevo molti film. Grazie di questo post, bello esteticamente e ricco delle tue delicate notazioni personali. Un abbraccio.

DOC ha detto...

@Santa - Ti correggo: questa volta è Asimov che ha tratto il suo racconto dal film, e non viceversa, come avviene di solito. Ciò non toglie che sia un grande della SF. Vengo a leggerti, intanto grazie e buona serata.

@Monica - Ho scoperto che il film era previsto per i maggiori di anni 13, io lo vidi da ben più piccolo (8/9): come mi confermi, in effetti, per concezione e immagini lasciava il segno. Grazie, buona serata.

@Maruzza - C'è un'armonia nella Natura che troppo spesso ci sfugge. Ti abbraccio da rana, così forse mi trasformo in principe :) Grazie, buona serata.