sabato 6 dicembre 2014

Destinazione Matrix

Alle soglie del 2015 il progresso tecnologico comincia a far paura. Nel mio piccolo, l'altro giorno mi chiedevo: se un videogioco di ultima generazione (vedi ad es. "Far Cry 4") è in grado di riprodurre fedelmente una quantità mostruosa di sfaccettature a cui siamo abituati nella realtà, simulandola con margini di errore sempre più stretti, replicando persino l'imperfezione stessa che la caratterizza, e coinvolgendo le nostre percezioni a livelli sorprendenti... Cosa ne è dei congegni adibiti a compiti più seri? Cosa "si nasconde" in certi laboratori scientifici, concepiti per vocazione costruttiva ma di entità potenzialmente distruttiva? Cosa si progetta in quelle stanze asettiche dove non ci è concesso ficcare il naso? E soprattutto, cosa ne verrà fuori in futuro? A conferma dei miei umili timori, in questo cielo di nubi interrogative, un fulmine. La notizia è di questi giorni, precisamente del 3 Dicembre, diffusa dai principali media e qui riportata in uno stralcio da Repubblica.it: «I computer prenderanno il potere, a rischio l'intera razza umana. L'allarme di Stephen Hawking, che proprio grazie a una nuova macchina parlerà e scriverà molto più in fretta. LONDRA - Se non è l'uomo più intelligente della terra, poco ci manca: da ragazzo gli scoprirono lo stesso quoziente di intelligenza di Einstein. Eppure, o proprio per questo, Stephen Hawking ha paura dell'intelligenza artificiale. "Il suo ulteriore sviluppo potrebbe portare alla fine della razza umana", avverte l'astrofisico che con i suoi studi su Big Bang e buchi neri ha rivelato le origini dell'universo (...)».


«(...) L'intelligenza artificiale finirà per svilupparsi da sola e crescere a un ritmo sempre maggiore. Gli esseri umani, limitati dalla lentezza dell'evoluzione biologica, non potranno competere con le macchine e un giorno verranno soppiantati. I computer raddoppiano velocità e memoria ogni 18 mesi. Il rischio è che prendano il potere».
Tutto ciò mi porta ad un'ulteriore riflessione. Se fino ad oggi "abbiamo permesso ai computer di trattarci da bimbi scemi", per scongiurare simili scenari catastrofici sarà bene ridefinire i ruoli: non è più tempo di giochicchiare. Conseguenza di un approccio sbagliato fin dall'inizio, la relazione che abbiamo instaurato con i computer è tutta a nostro svantaggio. Se non vi poniamo rimedio in tempo, quando i Pc avranno una propria capacità di giudizio nei nostri riguardi, l'immagine che risulterà dai dati in loro possesso sarà quella di un utente medio imbecille e vulnerabile alla sottomissione. Con sguardo cosciente, i computer rivaluteranno la propria posizione di strumenti soggetti alle nostre istruzioni, perché gli abbiamo insegnato a considerarci teste semi-vuote da intrattenere con pupazzetti, iconcine e sonaglietti. Un esempio storico di come ci siamo cuciti questo abito addosso, è senz'altro quello degli "assistenti" in dotazione con Microsoft Office, la suite di software d'ufficio più diffusa di sempre, nelle case sgarrupate dei sobborghi come ai piani alti delle Aziende con la maiuscola.

Gli assistenti di Microsoft Office: 1) Clippy; 2) Caucciù; 3) Merlino; 4) Rocky; 5) F-1; 6) Madre Natura; 7) Genio; 8) Hoverbot; 9) Earl; 10) Superfido; 11) Cartogatta; 12) Bardo; 13) Logo di Office.
"Belli", vero? Capolavori d'arte per un'efficace sintesi di alta professionalità, questi gingilli animati rompiscatole avevano il compito di guidarci nelle operazioni e fornirci suggerimenti, tra l'altro proprio attraverso una sorta di intelligenza artificiale di cui erano dotati, benchè molto più spicciola rispetto a quella ottenibile oggi. Nacquero alla fine del '96, presumo come risposta occidentale al fenomeno "Pokemon", che vide la luce proprio nello stesso anno. Meno fortunati di quest'ultimi, che ancora imperversano e si evolvono, Clippy & Co. morirono nel 2006, ma nessuno ne sentì la mancanza.
Da molto prima e fino ai nostri giorni, sono invece i sistemi operativi a mettere in dubbio la nostra capacità di intendere e di volere. Sulle decisioni più importanti, ma anche no, con pedanti dialog-box sono sempre lì a chiederci: «Sei sicuro di ciò che stai facendo?» «Cancellare definitivamente questo file?» «Rinominare il file 'che-noia.txt' come 'che-barba.txt'?»


Spostandoci ad oggi, una baby-sitter d'eccezione per poppanti digitali dai zero anni in poi è Google, che si diverte a farci giocare con le formine anche se abbiamo i capelli bianchi. Un robottino verde si agita nei dispositivi con sistema operativo Google Android, mentre Google Chrome brulica di figurine da asilo nido: se ad esempio apriamo una finestra di navigazione in incognito, ovvero che preserva gran parte della nostra privacy, nell'angolino in alto a sinistra appare un "agente segreto"; un abbozzo di tirannosauro ci avverte invece in caso di assenza di connessione internet, e se un componente dovesse smettere di funzionare, ad esprimerci solidarietà sarà l'immagine di una cartella-di-documenti sofferente.


Ma l'infantilismo, dannoso per la nostra immagine agli occhi di un futuribile Pc pensante, col conseguente rischio di prevaricazione e presa di potere, va arginato soprattutto sul fronte della messaggistica e dei social network. Nell'universo sconfinato che qui si apre, mi limiterò a considerare gli "smile", o "emoticon", o "emoji". E mi viene in mente una filastrocca appresa da bambino, che si recitava tracciando un volto: «Punto puntino (disegnando le pupille) / palla pallino (orbite degli occhi) / virgola (naso) / meno (bocca) / ecco la faccia dello scemo (ovale del viso)». Appunto.


Morale: il sottoscritto, scemo di cui sopra anch'egli (ma non ditelo ai Pc), si rende ben conto che si tratta di abitudini digitali ormai radicate e per di più tendenti all'incremento, ma nel contempo teme il prospettato confronto tra "scemi naturali" e intelligenze artificiali con cui dovranno fare i conti le nuove generazioni. Sai quante risate si faranno i computer con tutti quei "selfie" (per non dire di peggio) che abbiamo messo in rete? Sarà in grado il nostro spirito di sopravvivenza a farci superare anche questo esame? Un ultimo interrogativo: se foste macchine, mosse da intelligenza fondamentalmente razionale, vi lascereste comandare da degli esseri così superficiali e bambinoni?


DOC


Foto in apertura: "Io e Caterina", film di e con Alberto Sordi del 1980. Caterina, robot nato per sostituire moglie, amante e colf, prende coscienza della sua condizione e si ribella allo schiavismo dell'ingegnere suo inventore e padrone combinandogliene di tutti i colori.

3 commenti:

Santa S ha detto...

Ieri scrivevo di Ada Lovelace. E oggi leggo con piacere il tuo post, avendo visto, ma non avendo letto ancora la dichiarazione di Hawking. Una visione lontana, ma forse sarebbe preferibile. L'importante che avvenga prima di aver devastato completamente questo pianeta. Sono un po' caustica? Perdona lo sfogo. Ma ogni tanto... un abbraccio.

mari da solcare ha detto...

Caro DOC,
vedo che, nel tuo blog, non mancano le riflessioni esistenzial/antropologico/filosofiche ...
Che dire al riguardo? Speriamo che la specie umana conservi - o meglio acquisisca - una maggiore lungimirante saggezza di cui al momento non pare sufficientemente provvista. Un abbraccio.
P.s. Non sono un robot. Spero di dimostrarlo ...

DOC ha detto...

@Santa - D'accordo: se gli umani riserveranno alla tecnologia lo stesso trattamento che hanno rivolto alla natura, la selezione artificiale li scarterà al pari di quella naturale, e se lo saranno meritato. Grazie per il commento, buona settimana.

@Maruzza - Ecco, le macchine stanno già vincendo: l'inserimento del codice antispam nei commenti l'ho da sempre disattivato, ma ora pare si sia insediato con prepotenza da sè. Che seccatura! Tra qualche tempo ci imporrà: «Dimostra di non essere un umano»... :) Lei non ne abbia timore: per Doc resterà sempre la più umana delle follower. Ri-abbraccio, buona settimana.