sabato 15 novembre 2014

Il frutto anatroccolo

  filastroccola  

C'erano una volta, nel bosco di Damasco,
due alberi diversi da tutti gli altri arbusti.
Tozzo il tronco, di folti rami un casco,
e tutt'intorno ad essi un fitto d'alti fusti.


- Erano due pini?
- Certo che no!
- Erano querce?
- No no no!
- E allora, cos'erano?
- Corbezzoli, non so!

Esatto, indovinato. Ebbene, un bel mattino,
da uno dei corbezzoli un frutto si staccò;
dopo tre rimbalzi, scherzo del destino,
un nido giusto al centro da ultimo imbroccò.


Grande trambusto, tra i pargoli piumati:
quell'ospite smisurato rubava loro spazio.
Brontola qua, pigola là, poi eccitati:
«Arriva la mamma! Dio, ti ringrazio!»


- Era una quaglia?
- No, direi no!
- Era una gazza?
- No no no!
- E allora, cos'era?
- Che cavolo ne so!

Mamma anatra(!), senza indugio,
raggiunse l'altro albero, e tra le sue radici
allestì abilmente un secondo rifugio.
Il nuovo, grande nido rese i piccoli felici!


Quando s'ebbero sistemati, fecero baldoria
tale da incuriosire un'anatra di passaggio,
che fissò per un istante quell'immagine illusoria:
quadretto perfetto, inafferrabile miraggio.


La tapina era incapace di generar marmocchi,
così, a testa bassa, riprese il cammino;
ma pochi metri dopo, asciugò i suoi occhi:
cos'era quell'oggetto sotto l'albero vicino?


- Era un funghetto?
- Sì... Anzi no!
- Era un broccoletto?
- No no no!
- E allora, cos'era?
Uffa, non so!

Ai piedi del corbezzolo, il nido abbandonato
col grosso frutto al centro.
L'anatra pensò: «Il sole è tramontato,
riposerò qua dentro».


Ispirata da istinto materno, sul frutto
s'accovacciò. Stanchezza e cupo dramma
l'avevano provata, davvero di brutto:
ora già dormiva, sognandosi da mamma.


Luna svogliata per lucciole gioconde:
notte senza storia, ma solo all'apparenza.
Nascosta bene in alto, al buio delle fronde,
sull'anatra vegliava una misteriosa presenza.


Un orecchio fine avrebbe poi distinto
dal vociar del bosco una nenia sottovoce.
E un'ombra vidi anch'io, spuntar dal labirinto
di rami e foglie verdi, per scomparir veloce.


- Era forse una cicala?
- Credo proprio di no!
- Era un pipistrello?
- No no no!
- E allora, cos'era?
- Vai avanti, non lo so!

«Ahi quanto a dir qual era è cosa dura...»*
rifarmi non posso che alla credenza locale:
si dice che una piccola fata dall'anima pura
protegga flora e fauna curandone ogni male.


Ma la vera meraviglia si compì all'aurora,
quando un fiorellino di polline intriso
liberò uno speciale granello di spora,
che andò a ficcarsi nel nido preciso.


Al primo raggio di sole levante
l'anatra cadde tutta da un lato.
Sveglia imprevista, piuttosto seccante:
«Uffa, cos'è che mi ha spodestato?»


All'improvviso - fatto alquanto strano -
il rosso frutto si agitò brevemente.
Lei balzò fuori, e da poco lontano
restò ad osservarlo attentamente.


La buccia si aprì, e come per incanto...
Un tenero anatroccolo fece capolino!
Lei dalla gioia non trattenne il pianto:
«Lasciati abbracciare, frutto del destino!»


- E vissero tutti..?
- Questa la so!

DOC


(*) - Da "La Divina Commedia" di Dante Alighieri (Inferno, Canto I,4).


FAQ


• I corbezzoli sono alberi prettamente mediterranei. Come mai qui si trovano in Siria?
Li ho "trapiantati" in quella zona particolarmente turbolenta perché, come scrisse il mitico Pascoli, riferendosi proprio al corbezzolo: «O verde albero italico, il tuo maggio / è nella bruma: s'anche tutto muora, / tu il giovanile gonfalon selvaggio / spieghi alla bora». Per "gonfalon" s'intende bandiera, i colori del corbezzolo riprendono proprio il tricolore italiano: verdi le foglie, bianchi i fiori e rossi i frutti.
• Che analogie ci sono con "Il brutto anatroccolo" di Andersen?
A parte il titolo, che gli rende omaggio, nessuna in particolare.
• Che genere di schema metrico è stato impiegato nella stesura?
Se ne ho imbroccato uno, non saprei. Scrivo "ad orecchio", un po' come suonano gli artisti da strada. O meglio, da lastrico. E si vede...
• Perché la prima anatra, anzichè mangiarsi il frutto, si è sfiancata a edificare un altro nido?
Preservazione della trama: mi sono premurato di impedirglielo con un'apposita clausola nel contratto. I lettori potranno supporre che fosse allergica ai frutti del corbezzolo.
• Il polline fatato è forse metafora della fecondazione artificiale?
Non seguo le mode. I patiti della chimica da microscopio sono liberi di vederla così, ma non era mia intenzione farvi riferimento. In ogni caso, resta sempre da capire se sia nato prima l'uovo o la gallina.
• E allora, la morale..?
«Everything's got a moral, if only you can find it». Lewis Carroll, da "Alice's Adventures in Wonderland".

4 commenti:

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Che carina!! La reciterò a Irene quando sarà più grandina :-)

ARIS ha detto...

Oh che meraviglia!!! Non la conoscevo. .. voglio anche io un frutto-anatroccolo (titolo degno di Rodari eh :)

mari da solcare ha detto...

Più lieve è la vita, se una sera per svago,
partorita tra le Passeggiate in rima al lago ,
nel blog del Cervo (a cui si approda senza moneta!)
leggi di un’anatra la filastrocca assai lieta …

DOC ha detto...

@Vele - *__* Wow! Ne sarei profondamente onorato... Un abbraccio a entrambe!

@Aris - Non son degno dell'accostamento, ma grazie: troppo buona!

@Maruzza -
Chiosa in rima pertinente
mi confonde e ringalluzza:
mille grazie mia leggente,
un abbraccio alla Maruzza!