mercoledì 26 novembre 2014

Donne da Favola: Elisa Penna

"Donne da Favola", dedica personale ad alcune illustratrici italiane di grande talento, si chiude con un'edizione tutta speciale. Se questa serie fosse raccolta in un libro non avrebbe capitoli numerati, ma soprattutto questo non sarebbe un "ultimo capitolo"; ne farei piuttosto una copertina di assoluto pregio, per almeno due motivi: storico e simbolico. Concetto che mi riservo di sviluppare dopo la presentazione; qui riporto invece i link ai post precedenti, intitolati a: Francesca Ghermandi, Nicoletta Ceccoli, Romina Beneventi, Monica Auriemma.



Elisa Penna* (Cusano Milanino, 24 novembre 1930 - Montalto, 30 aprile 2009) è stata una giornalista e fumettista italiana, inventrice del personaggio di "Paperinik".
Laureata in Storia e Filosofia, entra alla Arnoldo Mondadori Editore nel 1959, come redattrice di "Epoca", e nel 1962 diventa capo redattrice di "Topolino".
È stata una delle persone che più ha contribuito allo sviluppo e al successo del fumetto disneyano in Italia, divenendone vicedirettrice e braccio destro del direttore Mario Gentilini, rimanendo in carica fino al 1994.
Oltre a essere la vicedirettrice, Elisa Penna è stata una delle più fervide autrici (nonché una delle pochissime donne) di sceneggiature delle storie di Topolino, Paperino e altri personaggi. A lei si deve la creazione del personaggio di Paperinik, supereroe alter ego di Paperino, nato nel 1969 con la collaborazione del disegnatore Giovan Battista Carpi. Elisa Penna è stata anche l'ideatrice della collana di libri "I manuali delle Giovani Marmotte", comprendente anche "Manuale del Gran Mogol", "Manuale di Nonna Papera" e "Manuale di Paperinik".

La storia in cui Paperino veste per la prima volta i panni del supereroe: "Paperinik e il diabolico vendicatore". Di Elisa Penna, Guido Martina e Giovan Battista Carpi, pubblicata su "Topolino" nn. 706-707, giugno 1969. Sfogliabile interamente cliccando QUI.

Elisa Penna:** «(...) Sfogliai il Topolino che mi aveva dato in mano: lessi qua e là, considerai quelle nuvolette con le parole scritte dentro, e soprattutto osservai quei Topi e quei Paperi che si agitavano, si rincorrevano, notai che in Gambadilegno la gamba di legno ora era a destra ora a sinistra, i Tre Porcellini che ne facevano di tutti i colori al povero Ezechiele! E chiesi che cosa dovessi fare. Il capo del personale, pensieroso, rispose: “Penso che lei sarebbe adatta a…” Io balbettai: “Non capisco niente. Non capisco che cosa vogliono dire tutti quei disegni, quei Topi, quei Paperi... Perché quelle nuvole? E' un lavoro difficile, forse troppo difficile per me e mi dispiace tanto!” (...)»

Successione di una delle censure apportate ai testi nelle ristampe di "Paperinik e il diabolico vendicatore".

«(...) Comunque... poi... finito l'apprendistato fumettistico, cominciai a lavorare sul Topo. Correggendo, togliendo parolacce, o imprecazioni varie del tipo "Ti ammazzo come un cane!... Porco qui porco là... Morte agli infedeli!" Intervenendo sulla punteggiatura, sfoltendo un po' di UACK e SCREECH... Facendo togliere dai disegni le anatre arrosto, i cosciotti di maiale e il brasato di cervo (a primavera, N.d.R.), perché mi sembrava un controsenso mettere i personaggi Disney in tavola, facendoli oltretutto mangiare dai loro fratelli. E' stato un bel lavorooooooo! E un lavoraccio cercar di togliere ai personaggi femminili quell'aria bambola di svampite o i loro discorsetti sciocchi! Un lavoraccio... soprattutto nel convincere la redazione tutta al maschile che si andava man mano formando (...)».

"Qui... Paperino quack!", storica rubrica di corrispondenza curata da Elisa Penna.

«(...) La rubrica di corrispondenza con i lettori "Qui... Paperino quack!" non la tenevo io: a firmarla era... Paperino! Cominciavo sempre le lettere così: "Piuma delle mie piume, caro tal dei tali..." Fu una rubrica dal successo travolgente, perché i ragazzi sentivano che ero dalla loro parte. (...) In moltissime lettere dichiaravano che erano stufi di vedere Paperino prenderle da tutte le parti, sempre sfortunato, deriso da quei tre ingrati nipotini, sfruttato dall'avido zio; e chiedevano qualche storia in cui Paperino si decidesse a suonarle e cantarle a chi di dovere. Pane per i miei denti, piuma delle mie piume! Così io, non potendo snaturare la figura di Paperino, fui folgorata dall'idea di... Paperinik! (...)».

La prima apparizione ufficiale di Paperinik, sempre da "Paperinik e il diabolico vendicatore".

Elisa Penna*** era dietro le risposte di Paperino, Mike Bongiorno, Gina Lollobrigida, Paperina la "segretaria per tutti"... Ed era anche dietro alle "Barzellette di Cip e Ciop", e responsabile di aver "importato" e tradotto panel americani con il gatto Isidoro e il cagnone Sansone. Sua è anche stata una certa filosofia redazionale di "Topolino": l'opposizione alla caccia, l'amore per l'ambiente, l'avversione per gli zoo e per i circhi con animali, le campagne per l'alimentazione vegetariana, i principi "quasi zen" che emergevano in varie occasioni dai fumetti realizzati in Italia e da quelli sottoposti al suo editing.

Storia dedicata al Ponte di Messina. Di Elisa Penna, Giorgio Pezzin e Giorgio Cavazzano (1982).



Nell'imbarazzo della scelta sulle autrici da inserire in questa mini-serie, ad uno come me, venuto su a latte e Topolino, Elisa Penna faceva gola quanto la Nutella; tanto più che Paperinik è stato il mio supereroe preferito di sempre. Ma ogni volta che tentavo di annoverarla nella categoria, a malincuore poi la escludevo. «Non soddisfa i requisiti richiesti», mi diceva una vocina che si appellava alla coerenza. E allora, perché ora si trova qui? Vi confesso che la tentazione era tale da indurmi alla contraddizione; ma proprio in extremis, all'ultimo esame concesso, lei è stata ammessa senza "carte false", ed io ne sono uscito con la coscienza pulita.
Soddisfatti da subito i requisiti 1) "donna" e 2) "italiana", analizziamo quelli più... combattuti. 3) "Illustratrice": non è forse un parto della mente, prima che dei pennelli, un'illustrazione? Come disegnare un Paperinik, se prima qualcuno - non necessariamente te stesso - non ti fornisce i tratti principali e non ti dice chi è e cosa dovrà fare? Ammessa! 4) "Vivente": è vero, Elisa non è più tra noi dal 2009... Ma ne siamo proprio sicuri? Paperinik, così come l'impronta e il vigore che questa donna ha dato a Topolino e al fumetto in genere, non sono forse realtà tangibili quanto lei, vive e destinate a vivere a lungo, perfino più di noi? Ammessa!! 5) "Compatibile" con le figure presentate negli altri post: a questo punto, di diverso resta solo l'età, semprechè possa costituire una vera differenza. Un'età che merita la riconoscenza - se non di altri, vista la scarsa reperibilità di informazioni a riguardo in rete - di questo "figlio", che a nome di un'intera generazione le rende grazie per averlo allietato e accompagnato per mano nella crescita comune. Ammessa!!!

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(*) Biografia riportata da Wikipedia, foto da Papersera (http://www.papersera.net).
(**) Da un'intervista rilasciata a Marco Borlotti ("Fumo di China", n. 171/2009).
(***) Da un ricordo di Luca Boschi, affiancato all'intervista di cui sopra.

Nota - Una curiosità sul "nostro" Paperinik: viene letto anche in altri Paesi su ristampe tradotte, e in alcuni casi prodotto in serie a sè stanti. Il suo nome all'estero? Brasile e Portogallo: Superpato. Danimarca: Stålanden. Finlandia: Taikaviitta. Francia: Fantômiald. Germania: Phantomias. Grecia: Phantom Duck. Inghilterra: Paperinik e Super Duck. Norvegia: Fantonald e Superdonald. Olanda: Fantomerik. Polonia: Superkwęk. Spagna: Patomas. Stati Uniti: Duck Avenger e Phantom Duck. Svezia: Stål-Kalle.

venerdì 21 novembre 2014

Ne soffiai ventidue, tutte rosse




WHAT'S UP 4 Non Blondes "Bigger, Better, Faster, More!" 1993


«(...) And I try, oh my god do I try / I try all the time, in this institution / And I pray, oh my god do I pray / I pray every single day / for a revolution (...)»
«(...) E ci provo, oh mio dio se ci provo / ci provo tutto il tempo, in questa istituzione / e prego, oh mio dio se prego / prego ogni singolo giorno / per una rivoluzione (...)»



LOSER Beck "Mellow Gold" 1993


«(...) I'm a loser baby, so why don't you kill me? (...)»
«(...) Sono un perdente baby, allora perché non mi uccidi? (...)»



RIPETUTAMENTE 99 Posse  "Curre curre guagliò"  1993




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lunedì 17 novembre 2014

Transmutation (mutatis mutandis)




▼ Quando "essere umano" non basta... ▼

I "Momix" in un'anteprima del loro show "Botanica"



▼ Scimmie, api, uccelli, o... rchidee? ▼

La scimmia: Monkey face orchid (Dracula simia)
Ph. [1]: Melissa, http://jamjarflowers.co.uk - [2]: http://www.nation.com.pk

L'ape: Bee orchid (Ophrys apifera)
Ph. [1]: http://wildflowersofireland.net - [2]: Robert Thompson, http://www.naturepl.com

L'uccello: Pink moth orchid (Phalaenopsis sp.) - Ph.: http://www.ferneygarcia.com

L'airone: White egret orchid (Habenaria radiata) - Ph.: via http://notoverthehill.com

L'anatra: Flying duck orchid (Caleana major) - Ph.: http://michaelprideaux.com



▼ E infine lui: cavalluccio marino... o corallo? ▼

Cavallucci marini pigmei, maestri di camuffamento - Video: KQED San Francisco



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In apertura: titolo e copertina dell'album (1992) del supergruppo statunitense Praxis. «Il termine "supergruppo" o "superband" si riferisce a un gruppo musicale composto da musicisti particolarmente celebrati per il loro talento tecnico e in genere già divenuti famosi in altri gruppi. "Mutatis mutandis" è un'espressione latina che significa "cambiate le cose che debbono essere cambiate". L'espressione si usa quando si paragonano due situazioni che a prima vista possono sembrare assai diverse, per mettere in evidenza una sostanziale identità sui punti ritenuti fondamentali nella discussione, al di là di differenze in aspetti ritenuti accessori». (Wikipedia)

sabato 15 novembre 2014

Il frutto anatroccolo

  filastroccola  

C'erano una volta, nel bosco di Damasco,
due alberi diversi da tutti gli altri arbusti.
Tozzo il tronco, di folti rami un casco,
e tutt'intorno ad essi un fitto d'alti fusti.


- Erano due pini?
- Certo che no!
- Erano querce?
- No no no!
- E allora, cos'erano?
- Corbezzoli, non so!

Esatto, indovinato. Ebbene, un bel mattino,
da uno dei corbezzoli un frutto si staccò;
dopo tre rimbalzi, scherzo del destino,
un nido giusto al centro da ultimo imbroccò.


Grande trambusto, tra i pargoli piumati:
quell'ospite smisurato rubava loro spazio.
Brontola qua, pigola là, poi eccitati:
«Arriva la mamma! Dio, ti ringrazio!»


- Era una quaglia?
- No, direi no!
- Era una gazza?
- No no no!
- E allora, cos'era?
- Che cavolo ne so!

Mamma anatra(!), senza indugio,
raggiunse l'altro albero, e tra le sue radici
allestì abilmente un secondo rifugio.
Il nuovo, grande nido rese i piccoli felici!


Quando s'ebbero sistemati, fecero baldoria
tale da incuriosire un'anatra di passaggio,
che fissò per un istante quell'immagine illusoria:
quadretto perfetto, inafferrabile miraggio.


La tapina era incapace di generar marmocchi,
così, a testa bassa, riprese il cammino;
ma pochi metri dopo, asciugò i suoi occhi:
cos'era quell'oggetto sotto l'albero vicino?


- Era un funghetto?
- Sì... Anzi no!
- Era un broccoletto?
- No no no!
- E allora, cos'era?
Uffa, non so!

Ai piedi del corbezzolo, il nido abbandonato
col grosso frutto al centro.
L'anatra pensò: «Il sole è tramontato,
riposerò qua dentro».


Ispirata da istinto materno, sul frutto
s'accovacciò. Stanchezza e cupo dramma
l'avevano provata, davvero di brutto:
ora già dormiva, sognandosi da mamma.


Luna svogliata per lucciole gioconde:
notte senza storia, ma solo all'apparenza.
Nascosta bene in alto, al buio delle fronde,
sull'anatra vegliava una misteriosa presenza.


Un orecchio fine avrebbe poi distinto
dal vociar del bosco una nenia sottovoce.
E un'ombra vidi anch'io, spuntar dal labirinto
di rami e foglie verdi, per scomparir veloce.


- Era forse una cicala?
- Credo proprio di no!
- Era un pipistrello?
- No no no!
- E allora, cos'era?
- Vai avanti, non lo so!

«Ahi quanto a dir qual era è cosa dura...»*
rifarmi non posso che alla credenza locale:
si dice che una piccola fata dall'anima pura
protegga flora e fauna curandone ogni male.


Ma la vera meraviglia si compì all'aurora,
quando un fiorellino di polline intriso
liberò uno speciale granello di spora,
che andò a ficcarsi nel nido preciso.


Al primo raggio di sole levante
l'anatra cadde tutta da un lato.
Sveglia imprevista, piuttosto seccante:
«Uffa, cos'è che mi ha spodestato?»


All'improvviso - fatto alquanto strano -
il rosso frutto si agitò brevemente.
Lei balzò fuori, e da poco lontano
restò ad osservarlo attentamente.


La buccia si aprì, e come per incanto...
Un tenero anatroccolo fece capolino!
Lei dalla gioia non trattenne il pianto:
«Lasciati abbracciare, frutto del destino!»


- E vissero tutti..?
- Questa la so!

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(*) - Da "La Divina Commedia" di Dante Alighieri (Inferno, Canto I,4).


FAQ


• I corbezzoli sono alberi prettamente mediterranei. Come mai qui si trovano in Siria?
Li ho "trapiantati" in quella zona particolarmente turbolenta perché, come scrisse il mitico Pascoli, riferendosi proprio al corbezzolo: «O verde albero italico, il tuo maggio / è nella bruma: s'anche tutto muora, / tu il giovanile gonfalon selvaggio / spieghi alla bora». Per "gonfalon" s'intende bandiera, i colori del corbezzolo riprendono proprio il tricolore italiano: verdi le foglie, bianchi i fiori e rossi i frutti.
• Che analogie ci sono con "Il brutto anatroccolo" di Andersen?
A parte il titolo, che gli rende omaggio, nessuna in particolare.
• Che genere di schema metrico è stato impiegato nella stesura?
Se ne ho imbroccato uno, non saprei. Scrivo "ad orecchio", un po' come suonano gli artisti da strada. O meglio, da lastrico. E si vede...
• Perché la prima anatra, anzichè mangiarsi il frutto, si è sfiancata a edificare un altro nido?
Preservazione della trama: mi sono premurato di impedirglielo con un'apposita clausola nel contratto. I lettori potranno supporre che fosse allergica ai frutti del corbezzolo.
• Il polline fatato è forse metafora della fecondazione artificiale?
Non seguo le mode. I patiti della chimica da microscopio sono liberi di vederla così, ma non era mia intenzione farvi riferimento. In ogni caso, resta sempre da capire se sia nato prima l'uovo o la gallina.
• E allora, la morale..?
«Everything's got a moral, if only you can find it». Lewis Carroll, da "Alice's Adventures in Wonderland".

mercoledì 5 novembre 2014

Donne da Favola: Monica Auriemma

Prosegue la serie "Donne da Favola": finestra aperta sui prati verdi dell'illustrazione d'autore, con affaccio sulle attuali produzioni nostrane, in particolare concepite e confezionate da gentili mani femminili. La selezione è dettata esclusivamente dai miei gusti personali, ed è riportata in ordine (quasi) sparso. Questo è il quarto dei 5 post previsti; nella stessa raccolta (link): Francesca Ghermandi, Nicoletta Ceccoli, Romina Beneventi, Elisa Penna.



Monica Auriemma*. «Due note su di me: nata a Napoli nel 1968, che io ricordi ho sempre disegnato. A 21 anni mi diplomo in Scenografia all’Accademia di Belle Arti (con una tesi su Artaud e il Teatro della Crudeltà, allegria!). Bazzico per 15 anni tra allestimenti, Teatro e Cinema, con risultati talvolta discreti ma sempre come un pesce fuor d'acqua. Poi capisco che sarebbe ora di fare quello che voglio veramente, e comincio a illustrare. Nel 2005 esce il mio primo libro, a cui seguono vari altri. Tutto bene, una "giovane promessa", che però col tempo sembra diventare una promessa non mantenuta. Così, a 44 anni mi trasferisco a Londra, dove vivo e lavoro (finalmente)».


Qui sopra: la testata del blog dell'autrice, all'indirizzo http://www.monicauriemma.com. Condivisioni di vita quotidiana da emigrata in terra (non più) straniera, consigli per aspiranti alla residenza nel Regno Unito, reportage di viaggi reali o immaginari, si mescolano a ciò che evidentemente le riesce meglio: la comunicazione visiva. Intercettate quasi per caso sul web, le sue illustrazioni si sono rivelate da subito elemento di "attrazione fatale" per il mio appetito di cose belle. Potrei indugiare sul realismo o iperrealismo di alcune tavole, sui dettagli che fanno la differenza, sul calore e la passione che infondono lasciandoci o mettendoci a nostro agio, talvolta cogliendoci in piacevole imbarazzo... Ma ho paura di sporcarle, e me ne guardo bene. Mi limito a proporvene un assaggio: 


Sempre dal blog, sezione "Contacts & Links", apprendo le sue collaborazioni più significative: "Sinnos Editrice", "Silverstamp UK", "Mondadori Education", "Oxford University Press", "Associazione Lilopera", "Lavieri Edizioni", "Morganti Editori", "Legambiente Terra Felix", "Aeroporto Internazionale di Napoli", "Gesac", "Accademia Teatro alla Scala", "E-Side", "Italian I", "PoliDesign - Consorzio del Politecnico di Milano", "Esperia Edizioni".
Le illustrazioni qui riportate provengono invece dal portfolio online curato dalla "Sylvie Poggio Artists Agency": per goderne appieno, vi consiglio di sfogliarlo per intero cliccando QUI.

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(*) Autobiografia con foto tratta dal sito web ufficiale http://www.monicauriemma.com.

domenica 2 novembre 2014

Effetto farfalla*

Non molto tempo fa, una mia amica "di blog" si è tolta la vita. Amava. Anche le canzoni di Gianna Nannini. Oggi scopro quello che considero un neo nella produzione di questa stimata (anche da me) artista: è un brano che parla di amore e... suicidio.
E' un pezzo forte, anche musicalmente parlando, avvolgente e trascinante come pochi. Sul sito ufficiale della cantautrice leggo che il testo vuole essere un «inno all'amore impavido». Su Wikipedia si azzarda che è ispirato al Cantico delle Creature di San Francesco, ma francamente non ne trovo la corrispondenza; e in ogni caso poco importa, perché mi chiedo quanti vi associno automaticamente un nesso, se un nesso c'è, ascoltandone le parole. Vengo al punto: in un senso che vorrebbe o dovrebbe essere figurato, ma che tale non è, nella canzone in oggetto il suicidio viene elevato senza metafore nè mezzi termini a soluzione vincente per risolvere un dramma d'amore.
Non è mia abitudine tirare somme approssimative da psicologia spicciola, ma neanche mi sento di escludere che il messaggio contenuto in questo brano possa aver alimentato - più o meno incisivamente - le tesi alla base di quell'estremo gesto. Ad ogni modo, trovo che argomentare senza la dovuta cautela temi così delicati attraverso una canzone, ovvero veicolare discutibili strategie di vita, d'amore e di morte mediante un testo che resterà eterno, sia più pericoloso di un'epidemia. E tutto per una manciata di fans (euro) in più. Se proprio ti scappa di farlo, dico io, prendi esempio da Battiato: «rinvialo». Nessun link, qui.


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P.S.: Intendiamoci, ad esempio Vasco canta: «Ieri ho sgozzato mio figlio / credevo fosse un coniglio», ma non per questo dico che andrebbe denunciato per istigazione all'infanticidio... Il discorso è un altro. Se nel sacchetto di deliziosi pop-corn a cui mi hai abituato ci metti un fiocco di polistirolo, va a finire che lo ingoio e mi ci strozzo. Ossia, se ti poni ad oracolo per le questioni di cuore, e una marea di fans ti segue per le risposte che trova nelle tue canzoni, credo che alla fama accordata debba essere corrisposto - più per buonsenso che non per gratitudine - il prezzo di un'adeguata dose di coscienza (leggi: responsabilità). Chiedo troppo?


(*) «"Effetto farfalla" è una locuzione che racchiude in sé la nozione maggiormente tecnica di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos. L'idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema». (Wikipedia)