giovedì 20 dicembre 2012

Amanda e la fine del mondo



Bologna, 18 Novembre 2110, minuti 450 circa. Amanda esce di casa e raggiunge la porta ATCity 33B. Arrivata in ritardo, le tocca attendere 180 secondi per la corsa successiva, così approfitta della lunga pausa forzata per ascoltare le ultime notizie. Apre la borsetta, scarta una radiopillow e la ingoia.

«...Rah-rah-ah-ah-ah-ah! Roma-roma-mamaa! Ga-ga-ooh-la-la! Want your bad romance! ...Scarica subito la hit-vintage "Lady Gaga cent'anni fa" sul tuo cervellulare, e fatti invidiare! ...Buongiorno a tutti dal TG RadioRmai. "Qui si fa il futuro o si muore". Con queste parole il Presidente della Repubblica Antonio Pio Gargilo questa mattina ha simbolicamente premuto il bottone della speranza. Mancano infatti pochi minuti al lancio dello Space Hook. L'umanità intera attende con trepidazione l'esito dell'operazione denominata "Sorella Luna". Ricordiamo che nel malaugurato caso di un fallimento, perderemmo per sempre il nostro satellite. Si tratta dell'ultima chance a nostra disposizione: un fiasco, a detta degli studiosi, aprirebbe a scenari a dir poco apocalittici. Basti pensare che ogni forma di vita sul nostro pianeta sarebbe destinata a scomparire nel giro di poche settimane.
Contro un simile incubo, la Scienza, per fortuna, è dalla nostra parte: le probabilità di successo sono altissime, come ci riferisce lo stesso professore Chizichi, supervisore delle operazioni. Ascoltiamolo in questa registrazione. "Abbiamo scelto la base di Trapani proprio perchè è l'unica che si presta al calcolo di una traiettoria pressoché esatta, traducibile in una certezza di impatto superiore al 90%. Se la Luna ha deciso di deviare la propria orbita, ovvero di abbandonare la Terra, dimostreremo oggi che anche l'uomo è in grado di cambiare il corso del proprio destino, riportando le cose alla normalità. L'arpione sarà lanciato a 510 minuti locali, e il globo lunare sarà agganciato in sole 60 ore. I cavi saranno controllati dai tecnici della base, tramite un apposito software che si occuperà di regolarne l'estensione lungo la rotta. Ho controllato personalmente gli schemi, e per quanto si tratti di una soluzione improvvisata, posso garantire l'assoluta affidabilità del progetto". L'edizione flash termina qui, riprenderemo dopo la pubblicità per seguire in diretta gli sviluppi di questo storico evento. A risentirci. ...Ga-ga-ooh-la-la!...»

Amanda uscì dalla porta dimensionale di arrivo. Quel giorno, a causa dell'evento descritto dalla radio, negozi e uffici restarono chiusi, e lei aveva deciso di sfruttare la mattinata libera per fare una sorpresa al suo compagno. Kyros e Amanda si erano lasciati da poco in seguito all'ennesima litigata... ma lei aveva deciso - per l'ennesima volta - di perdonarlo. Raggiunto l'appartamento dell'uomo, aprì la porta con la keycard ancora in suo possesso e si affacciò silenziosa alla camera da letto, sicura di trovarlo ancora tra le braccia di Morfeo. Accese la luce, e scoprì che le braccia attorno a Kyros non appartenevano al corpo di un dio greco, bensì a quello più scuro e prorompente di una bellissima donna brasiliana. I colori brillanti della grande tela di Mirò che un attimo prima adornava la testiera del letto, adesso incorniciavano le loro teste. Amanda fuggì da quell'orrenda visione sbattendo la porta.

Poco dopo, asciugate le lacrime, entrò in un bar. Chiese un bicchiere d'aQa, poi andò nel bagno a ricomporsi. Quindi tornò a sedersi a un tavolino, dove bevve una tazza di fintolatte. Davanti al suo sguardo perso, l'olovisione.

«La notizia è ufficiale. Un'impercettibile scossa sismica terrestre ha deviato di 0,2 gradi la traiettoria: l'arpione non è arrivato perpendicolare sul suolo lunare, lo ha solo scalfitto senza fare presa. Sembra proprio che tutto sia andato perduto, cari olospettatori. Ma prima di chiudere vorremmo ricordarvi che siete ancora in tempo per rinnovare l'abbonamento Rmai... Non si sa mai».

Amanda si alzò. Avrebbe pagato la colazione, ma nel bar non c'era più nessuno. Uscì in strada e riprese a camminare pensando alla sua storia con Kyros: un sogno infranto, come del resto tutto il resto. Incidenti, sirene, gente che urlava e cani che abbaiavano andavano a braccetto con le sue elucubrazioni a testa bassa... quando sentì, alle spalle, pronunciare il suo nome. Si voltò e lo fissò dritto negli occhi. Preso per mano, si diressero nuovamente a casa sua: non era il caso di sprecare il poco tempo che restava.

Epilogo

«Oggi sono un Presidente ancor più fiero. Fiero e orgoglioso della forza del nostro Paese, capace di risollevare le sorti dell'intero pianeta. Fiero dei cittadini che hanno stretto i denti fino all'ultimo, limitando i danni generati da una naturale psicosi. Ma soprattutto fiero di apporre la medaglia al valore sul petto del nostro stimato professor Chizichi, per la sua sapienza che si è rivelata determinante in un momento così delicato, per il suo impeccabile impegno e per il suo nobile coraggio. Se abbiamo potuto tentare un secondo lancio dello Space Hook e ottenere un esito positivo, lo dobbiamo solo a lui e al suo prezioso staff di tecnici, che sono stati in grado di resettare le apparecchiature e riprogrammarle in tempi ridottissimi. Grazie Professore».

- Ti amo.
- Anch'io.
DOC

domenica 16 dicembre 2012

Doctor Peter racconta / 6° episodio:
La gratitudine di mamma gattona

Gli episodi di questa serie sono autoconclusivi: possono essere letti anche singolarmente, essendo collegati tra loro solo da piccoli spunti o da personaggi già presentati. L'elenco completo delle pubblicazioni si trova in fondo.

- Silvio! Scendi subito da lì!
Il bimbo si era arrampicato pericolosamente su un alto traliccio, approfittando di un attimo di distrazione della madre. Fortunatamente per entrambi, lei lo aveva ben educato all'obbedienza, così le diede subito ascolto, rinunciando con rammarico alla sua impresa.
- Va bene mamma. Ma resta sotto, che ho paura di cadere. - Così dicendo, Silvio scese lentamente.
- Ma si può sapere che ti ha preso? - Disse la madre, severa e preoccupata.
- Guarda - disse il bimbo, indicando la cima del traliccio. Lassù un grosso gatto tigrato allungava il collo verso di loro.
- Diamine, e quello come ci è finito lassù? - Si chiese la madre.
- Non sa scendere, mamma. Ha paura. Bisogna fare qualcosa.
Nel frattempo alcuni curiosi si erano avvicinati, e discutevano indicando il micio impaurito. Il bambino aveva ragione, tanto più che stava cominciando a piovere, e dalle condizioni del cielo c'era da aspettarsi un temporale coi fiocchi.
Quando la madre, assillata dall'insistenza di Silvio, decise di telefonare ai Vigili del Fuoco, la pioggia veniva giù fitta e impietosa, accompagnata da un ritmo incalzante di lampi e tuoni, e l'acqua si gonfiava sul ciglio della strada ormai deserta.
Ai piedi della struttura, madre e figlio attendevano al riparo di una cabina telefonica le sorti del povero gatto, che si intravedeva a malapena. I suoi miagolii si perdevano nel frastuono della burrasca.
All'improvviso, la peggiore cosa che potesse capitare in una situazione simile, accadde. Il fascio di luce di un fulmine si scagliò violento proprio sulla punta del traliccio, investendo il gatto e compromettendo il suo già precario equilibrio.
Silvio si precipitò fuori dalla cabina, la madre gli urlò dietro qualcosa... Un istante dopo, il fradicio corpicino dello sventurato era tra le sue braccia. Tornato al riparo, la madre avvolse il micio in un caldo scialle. Sembrava senza vita, ma come poterono constatare pochi minuti dopo, grazie a Dio non lo era.
Nel frattempo erano arrivati i pompieri, li invitarono a salire sull'autocarro e li accompagnarono al più vicino veterinario. La dottoressa, dopo una breve visita, rassicurò Silvio: la gatta (si scoprì che era femmina) accusava solo un po' di stordimento, ma stava benone. E in più era incinta.
L'ira di quel nefasto temporale si era finalmente placata, così uscirono dal laboratorio e si avviarono verso casa portando con loro Saetta (è il nome che le avevano dato), che ora faceva le fusa.

Sei mesi dopo.

- Silvio, per favore, vammi a prendere un sacco di patate in cantina.
- Va bene mamma.
Lei preparava il pranzo, sotto lo sguardo attento di Saetta e dei tre graziosi cuccioli che aveva dato alla luce, quando una serie di tonfi la mise in allarme.
- Silvio, che combini? Tutto bene? - urlò verso la cantina. Quindi si asciugò le mani e andò a vedere cosa era successo. La sua preoccupazione si trasformò tragicamente in panico, quando vide il corpo del figlio disteso e immobile in fondo alla scala.
- Silvio. Rispondimi. Qui c'è la tua mamma - disse al figliolo, scuotendolo lievemente. Gli mise poi una mano sul cuore per sentirne il battito, e accostò l'orecchio alle sue labbra per recepirne il respiro. Nè battiti, nè respiri. La madre scoppiò in lacrime, e corse a telefonare al Pronto Soccorso.
Mentre lei componeva il numero, i tre cuccioli scesero i gradini della scala. Una volta raggiunto il corpo di Silvio, uno cominciò a leccargli la mano destra, un altro la sinistra, mentre il terzo, montatogli sul petto, lo fissava in volto: un grottesco quadretto che rendeva la scena di quel dramma ancora più grave.
- L'indirizzo ve l'ho dato, che altro devo aspettare? - La madre, in preda alla disperazione, sollecitava con difficoltà l'intervento dei medici.
- Mamma... sono caduto... - disse improvvisamente Silvio dietro di lei, stropicciandosi gli occhi.
La madre si voltò con un sobbalzo. - Silvio! Grazie al Cielo... Stai bene? - gli chiese, riponendo la cornetta del telefono per accoglierlo in un abbraccio insperato.
- Sì - le rispose - ho battuto la testa e devo essere svenuto...

Nella cucina, i tre gattini dormivano addossati a Saetta, che li leccava affettuosa. Il fulmine che aveva colpito la gatta, per qualche inspiegabile fenomeno, l'aveva dotata di una misteriosa energia; lei aveva trasmesso quel miracoloso potere ai suoi cuccioli, che in quell'occasione poterono ricambiare, sotto l'influsso della madre, il nobile gesto che Silvio aveva compiuto salvandole la vita.


martedì 11 dicembre 2012

Rap della Vigilia



Nello stivale di Babbo Natale
Pino il topino schiacciava un pisolino.
«E' la notte», disse Charlotte,
«E' la vigilia» disse Cecilia.
Le campanelle delle due faterelle
trillavano a sveglia: «Comincia la veglia!»

Attendeva la slitta, i regali in soffitta,
le renne già pronte, la cometa all'orizzonte.
«Babbo prediletto, alzati dal letto!»
insistevano le fate svolazzando preoccupate.
Ma lui non battè ciglio, ronfava sul giaciglio...

Era stanco e assai provato, tanto aveva lavorato
tutto il giorno con gli gnomi ad apporre tutti i nomi
sui biglietti augurali dei pacchetti dei regali.
Mille nastri e mille fiocchi adornavano i balocchi,
ma se Babbo non s'alzava a quei bimbi chi glieli portava?

Un tonfo dal camino destò Pino il topino,
che dallo stivale, incuriosito, vide un bimbo infreddolito.
Poi ne arrivò un altro, e poi ancora un altro;
quando riempirono tutto il salotto, il topino si diede un pizzicotto
per capire se ancora sognava o se quell'invasione realmente avveniva.

«E voi chi siete, qui che ci fate?», dissero intanto in coro le fate,
appena giunte nella stanza seguendo il frastuono di quell'adunanza.
«E' una sorpresa per Babbo Natale!
- disse il più grande con tono vitale -
Ciascuno di noi ha portato un dono,
per lui che di tutti è il babbo più buono».

Charlotte aprì l'uscio della casetta:
«Ma qui c'è una gran folla che aspetta!»
Cecilia, dalla finestra, vide che c'era perfino l'orchestra.
«Oh! Oh! Oh!» esclamò Babbo Natale, e continuò scendendo le scale:
«Venite avanti, venite tutti quanti,
stavolta che insieme possiamo festeggiare,
venite, orsù, lasciatevi abbracciare».

Fu grande baldoria per tutta la notte,
insieme ai bambini, a Cecilia, a Charlotte,
e a Pino il topino che rideva di gusto,
felice per tanto inatteso trambusto.

DOC


(Pubblicato due anni orsono in "Doctor Peter and Mister Hook")

martedì 4 dicembre 2012

Doctor Peter racconta / 5° episodio: Grande Fratello con sorpresa

Gli episodi di questa serie sono autoconclusivi: possono essere letti anche singolarmente, essendo collegati tra loro solo da piccoli spunti o da personaggi già presentati. L'elenco completo delle pubblicazioni si trova in fondo.


«Vito». «Presente». «Vittoria». «Presente». «Zaccaria». «Presente». L'appello era l'unica formalità richiesta in quel luogo, necessaria per poter aggiornare il censimento a fine anno. Dal giardino, in gruppi distinti, i presenti si diressero quindi all'osservatorio.
Il palazzo era davvero imponente e la sua struttura biancastra di forma sferica era per metà incastonata in un terreno lastricato di candida roccia levigata. All'interno dell'emisfero superiore raccoglieva 3.333 aule, disposte a raggiera, ciascuna con una enorme finestra che guardava verso il centro; l'emisfero sotterraneo contava altrettante aule, destinate esclusivamente ad operazioni di servizio, di controllo e di manutenzione dell'intero impianto.
Al centro, il cuore dell'osservatorio era costituito da una gigantesca sfera di colore verde acceso, in cui si intravedeva un nucleo nero, che "galleggiava" ruotando lentamente in direzioni apparentemente casuali. Gli "spettatori" che occupavano le aule, seduti su morbide poltrone, erano agevolati in qualsiasi esigenza gli fosse occorsa da eleganti esseri antropomorfi ed ermafroditi, gli "Zelanti".
Guardavano tutti quell'enorme palla che, osservata attraverso il vetro azzurro dei finestroni, aveva il potere di restituire immagini di vita terrena. Ognuno poteva vederci ciò che desiderava: comandandola semplicemente col pensiero, decidevano quale luogo osservare, e in quale tempo dovesse collocarsi. Così, mentre Vito, deceduto per morte naturale, osservava la dolce mogliettina che in quel momento stava sfornando dei deliziosi dolcetti, Vittoria, che era lì a causa di un incidente, guardava nel passato le sue interazioni con le compagne di scuola per capire dove aveva sbagliato, e perchè non era riuscita a inserirsi. Zaccaria, vittima di un infarto fatale, si stava occupando del futuro dei nipotini che aveva lasciato laggiù.
Ma quella sera qualcosa di veramente inaspettato avrebbe colto tutti di sorpresa.
La sfera, opponendosi improvvisamente e ostinatamente al controllo del loro pensiero, mostrò dapprima un simbolo, con un fiore ed un serpente, o meglio, una biscia arrotolata, accompagnato da un jingle. Poi lo spot pubblicitario della pasta "Brilla", seguito da quello dei bastoncini "Fintus", e da molti, molti altri. I presenti manifestarono immediatamente il loro disappunto, in uno scompiglio di commenti che è meglio non riportare. Gli Zelanti, nel frattempo, si affrettavano a distribuire una circolare.
La lettera annunciava qualcosa di sconvolgente: «Caro amico/a, l'Azienda è lieta di informarLa che in data odierna le trasmissioni del canale Terra saranno arricchite da utili consigli per gli acquisti, in adeguamento alle normative CEE (Consiglio delle Comunicazioni Extraterrene). La preghiamo solo di liberare la mente durante gli spot pubblicitari, per agevolare una migliore qualità di riproduzione. Certi della Sua preziosa collaborazione, porgiamo sinceri saluti. Il delegato, P.B.»
Un cambiamento di tale portata non accadeva da tempo memorabile. Qualcuno cominciò a chiedersi se potesse essere riconducibile al recente arrivo nell'Altromondo di un illustre personaggio scomparso dalla terra pochi giorni prima, e che già era divenuto leggenda.