giovedì 25 ottobre 2012

Zoccoli e biscotti nell'era subliminale


Non so te, ma io i clogs li odio. Ne odio la forma, mi fa pensare a una grassa infermiera sudata e impudente che divora un panino farcito di emmenthal durante un intervento chirurgico a cuore aperto.
Ne odio i colori, così pacchiani che qualsiasi cosa abbineresti dalla caviglia in su risulterebbe inadeguato.
E ancora di più odio il materiale con cui vengono fabbricati.
Ad esempio, sul sito della *****, azienda leader del settore, leggo questo vanto: «Tutte le calzature ***** sono progettate e prodotte unicamente usando il Croslite™, una resina a celle chiuse brevettata dall’azienda». Su Wikipedia, riguardo alla croslite: «Nel 2006 la ***** (stessa di prima, n.d.r.) ha acquistato la Foam Creations e con essa il brevetto proprietario della resina schiumosa "croslite", realizzata in Etilene Vinil Acetato, ovvero plastica copolimerica». Tradotto: l'ennesimo colpo inferto al già pietoso quadro clinico del nostro pianeta in tema di ambiente.

Tornando ai più soggettivi gusti personali, se questi zoccoli vanno così tanto di moda (fino alla nausea e non solo in Italia), immagino che ci sia qualcuno a cui piacciono.
E' anche vero però che oggi ci sono dirompenti strategie di marketing spappolacervello tali da farci credere - se volessero incentivarne la vendita - che persino le mutande sulla testa possono essere trendy.
Pericolose guerre subliminali che nell'era virtuale possono contare su veri e propri eserciti di robot al loro servizio. Agenti spietati e super addestrati che si celano sotto le mentite spoglie di innocui biscotti. No, non parlo dei fragranti "Abbracci" del Mulino Bianco o delle deliziose "Gocciole" Pavesi. Mi riferisco ai "cookies", quei minuscoli e insidiosi file che collezioniamo e che ci spiano durante la navigazione in rete.
Chi ci appioppa questi dolcetti, ci rassicura dicendo che gli servono per personalizzare la loro offerta in relazione alle nostre necessità; ma la realtà è ben diversa: il loro unico scopo è quello di prendere il controllo delle nostre tendenze per poi dirottarle a proprio vantaggio, col fine ultimo di ricavarne un guadagno (leggasi potere).
Ci sono specifiche direttive dell'U.E. che proteggono la nostra privacy dai malefici cookies, ma direi che servono a poco o nulla. Perchè aggirate con questo ricatto: o cavalchi le onde del web da "capitano" (ma è solo un'illusione), registrandoti a siti e servizi e accettando di essere bombardato da migliaia di pubblicità mirate alle tue inclinazioni, oppure... resti chiuso nella stiva a guardare il mondo da un oblò.

Clogs e cookies, l'associazione è presto fatta.
Se su Internet mi scappa di digitare "scarpe ecologiche", il resto della navigazione sarà accompagnato dagli annunci promozionali di "El Naturalista", marchio spagnolo di calzature fondato sull'ecosostenibilità.
E questa cosa potrebbe anche tornarmi utile, perchè incontra e rispetta le mie propensioni.
Ma se mi azzardo a scrivere «io odio i clogs», ecco che mi ritrovo assillato dagli annunci della famigerata *****, proprio il mostro alle cui grinfie tentavo di sfuggire, e che invece mi inseguirà ovunque con i suoi orrendi e impattanti zoccoli colorati.
Questo non è corretto («non può vabbènere», direbbe un mio caro omonimo), perché è come regalare cioccolatini a un diabetico, o un gagliardetto del Milan a un Interista. Io ti dico che non sopporto il fumo e tu che fai, mi porti in una sala fumatori?
Un paradosso tanto sgradevole quanto inevitabile, che ci riporta indietro di quei due/tre millenni, a recuperare gli antichi manoscritti di chi sosteneva che la Terra fosse piatta e circolare, come una moneta (!).


DOC

4 commenti:

curlydevil ha detto...

La pubblicità è sempre più invasiva, io ho deciso che a questo punto tanto vale che la usi a mio vantaggio. Partecipo a concorsi on line accettando di ricevere le loro newsletter, e a volte ho anche vinto, compilo sondaggi remunerati, colleziono sconti e a volte li uso per offerte, richiedo campioni gratuiti.
E se un banner mi urta, semplicemente evito di cliccarci sopra.
Ah, i sabot di cui parli non piacciono nemmeno a me e li trovo poco sani per i piedi, lo scrivo per chi dovesse inviarmi cookies :-)

Mari da solcare ha detto...

Caro DOC, non so se questa confessione comprometterà la nostra ormai pluriennale e consolidata ... frequentazione: a casa ho un paio di clogs. Di colore blu, comprati tempo fa per il mare. Aggiungo, come parziale attenuante, che mi furono "suggeriti" da mia figlia, che ne aveva acquistati un paio fucsia! Ebbene si: ognuno di noi ha degli scheletri nell'armadio. O dei clogs nella scarpiera. Ti abbraccio a piedi nudi, se me lo consenti ancora.

Vele Ivy ha detto...

Che facciamo con Mari? La perdoniamo?? Direi di sì, dai ;-)

Comunque anch'io non sopporto i Clogs. Non mi ero mai posta fino ad ora il problema ambientalista, ma quello estetico sì! Non credevo che potessero attecchire in Italia: come a te fanno venire in mente l'infermiera burina, a me sembrano più adatti a quei tedeschi che vanno in giro con i sandali e i calzini. Con tutto il rispetto per i tedeschi! Ma il mio buon gusto italico (con l'aggravante milanese) si ribella.

DOC ha detto...

@Curlydevil - Sano navigare, il tuo, in barba ai cookies. Grazie per il riscontro, buona Domenica.

@Maruzza - Credo che nulla, ormai, potrà compromettere la nostra splendida relazione umana... Ma chissà cosa direbbero colleghi e alunni se ti presentassi a scuola con quei cosi ai piedi =D Magari li troverebbero pure "cool" e "fashion"... Ricambio l'abbraccio, Buona Domenica.

@Vele - Ma sì, perdoniamola. In fondo ci sono "mari" peggiori... ;-) Mi fa piacere che tu abbia resistito alle forze occulte della moda imposta. Grazie, buona Domenica.