martedì 10 luglio 2012

Lanterne per lucciole

Immagine ispiratrice, da www.flyingmouse365.com

Il Lunedì successore* era un tipo piuttosto bislacco: il ruolo di spettatore gli stava stretto, e infatti si incastrava sempre, nelle poltrone dei cinema. In ogni cosa voleva metterci del suo, o del sugo... Non v'era situazione, insomma, in cui non mettesse lo zampino, soprattutto a Capodanno, con le immancabili lenticchie. Quel giorno gli andò benone, gliene capitò uno fresco fresco lasciato da una gatta che aveva preso il largo. Per ricambiare la buona sorte, Lunedì decise di occuparsi dei micini ciechi abbandonati in una cesta sul litorale. Per fortuna, insieme allo zampino e alla cesta, la gatta premurosa aveva lasciato anche le istruzioni per l'uso. «Vado di fretta, un tetto che scotta mi aspetta! Bisogna che l'ammetta, la cosa non mi alletta, a lasciare son costretta questa cesta benedetta. Ci ho messo uno zampino con la coscetta, ma se la zampetta è un po' duretta, puoi mangiar la costoletta. Nella vaschetta c'è la forchetta, la tovaglietta e una bruschetta con l'erbetta. I micini son svezzati, ma si sono scaricati: come vedi son cecati. E' per questo che t'imploro, abbi tu cura di loro. Affinchè ciascuno veda, basterà che tu provveda a fornirgli un'energia, di qualunque tipo sia: la batteria di un cell come quattro Duracell, financo un bel pc con la porta UeSseBì».
Un vero trilemma, per Lunedì: 1) la spiaggia era desertica, e il suo cell funzionava solo a cell solari; 2) di fonti di energia elettrica neanche l'ombra, al massimo la luce; 3) lo zampino gli era rimasto sullo stomachino. Così non gli restò che sdraiarsi un po' al sole per digerire e riflettere. Tra l'altro sperava che il sole, ruttato e riflesso sui gattini, potesse far riaprire gli occhi a quelle bestiole. Ma anzichè aprirsi i loro, si chiusero i suoi, di occhi, in un sonno profondo, «più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto»**.
Al tramonto, mentre il tantra di una lontra che faceva un mantra si insinuava nei suoi sogni, Lunedì ne assorbiva i benefici influssi, finchè improvvisamente si ridestò illuminato: una lucciola gli si era posata sul naso, accendendo la lampadina di un'idea sulla sua testa. Dalla testa alla cesta, dove i micini stavano accucciati in silenzio, impossibilitati ad uno scambio di vedute. Accanto a loro un barattolo di vetro, Lunedì lo prese e andò a caccia di lucciole. Ne prese trentatrè, provenienti da Trento, tutte e trentatrè trotterellando, sufficienti a elettrizzare quarantaquattro gatti, in fila per tre col resto di due. Più che soddisfatto, soddistrafatto, tornò dai micetti scarichi e gliele diede in pasto al posto della pasta. Il risultato superò qualsiasi previsione, e solo allora Lunedì si accorse di non aver fatto bene i conti: i gattini erano 4, e non 44, così tutta quell'elettricità sfogò in un corto circuito da fuochi artificiali. Dalla cesta si sprigionò un intenso fascio di luce che li sollevò in cielo, stagliando la loro sagoma nel cerchio della Luna Piena.
Lunedì, involontariamente, aveva fatto di quel Lunedì un giorno memorabile per l'intera Storia dell'umanità, perchè grazie a lui il mondo potè dare il benvenuto a una nuova banda di supereroi: i Fantastici Quattro Gatti.
C'era Mickey Cat, di Gattolinia, il cui compito era contrastare le marachelle di Pietro Zampadilegno; poi c'era Spidercat, il gattoragno che dava la caccia ai toporagni (o topiragno?); quindi l'affascinante GattaMorta, che ipnotizzava i cattivi costringendoli a farle la mano morta; infine Miaoman: le sue grandi facoltà di sociologia furono riconosciute perfino dall'esimio Bauman.
Perciò sappiate che, quando qualcuno dice «Andiamo a fare quattro passi?», e l'altro gli risponde «Macchè, ci saranno sì e no quattro gatti», è appunto a loro che quest'ultimo si riferisce.

DOC

P.S.: La colonnina di Mercurio non accenna ad abbassarsi, come avrete intuito dagli effetti collaterali. Speriamo meglio con quella di Giove.

(*) Qui mi ricollego a "Lucciole per lanterne", tuttavia entrambi i racconti possono essere letti anche singolarmente.
(**) Da "Andrea", brano di Fabrizio De Andrè contenuto in "Rimini" (1978)

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