venerdì 29 giugno 2012

Lucciole per lanterne

Ph.: Hans and Nicole Photography

C'era una volta un Lunedì, che si sentiva poco amato, rispetto agli altri giorni della settimana. Ma quella volta stava bene, perchè la Domenica, prima di cedergli il passo, lo aveva consolato dicendogli che tutti i giorni sono belli: un vero spettacolo del Creato, che comincia a mezzanotte e segue con l'alba, sempre meravigliosa, purchè non Parietti. Così confortato, Lunedì si concesse la solita passeggiata mattutina, per vedere cosa sarebbe accaduto per le vie della città.
Una signora stendeva i panni, un'altra si stendeva col postino, un'altra stendeva la pasta col mattarello, un'altra ancora il marito fedifrago, sempre col mattarello. Nei quotidiani le lettere dell'alfabeto si abbracciavano in cacofoniche danze, utili perlopiù alla pagnotta dell'edicolante, pentito per non aver aperto un panificio, giacchè la carta serve dopo, e non prima dei pasti. Quel giorno in particolare, gli automobilisti cominciarono ad incazzarsi prima del solito, non perchè all'incrocio mancasse il vigile urbano, ma perchè c'era. A parte ciò, tutto lasciava presagire un giorno uguale agli altri, anzi, meno degli altri, praticamente senza storia.
A un trattino, però, l'alfabeto morse il postino, invidioso di tutte quelle lettere che portava con sè. Dente per dente, i francobolli cominciarono a difenderlo a denti stretti, ma lui mordeva, non demordeva; poi, quando capì che il postino andava preso con le molle, decise di mollare la presa. Fuggendo via, però, inciampò in questo però, sbucciandosi il naso a patata. Lo tagliò in quattro e fece altrettanti salti in padella, per sgranchirsi un po': i granchi con le patate erano il suo sport preferito, a tavola.
Il problema, adesso, era che se gli fosse saltata una mosca al naso, lui, che non poteva vedere a un palmo dallo stesso, sarebbe stato costretto a giocare a mosca cieca. Così, per non essere declassato a Braille, andò nel Paese dei Tarocchi, dove Pinocchio aveva aperto un negozio cinese in società con Mangiafuoco, il Gatto e la signora Volpe. Una volta entrato, l'alfabeto chiese se avevano un naso nuovo di zecca. «Ho quello che fa per te! - disse il burattino - Questo è indicato per zecche, mosche e zanzare». A quel punto intervenne il Grillo Parlante, che gli mise una pulce nell'orecchio: «Attento, lo conosco bene quello. Ricorda che le bugie hanno le gambe corte». Lui squadrò le estremità di Pinocchio, e constatò che sì, le sue gambe erano corte, ma solo perchè gli si erano bruciati i piedi nel camino. In quanto al naso, sembrava perfetto, così disse: «Se va bene anche per i grilli e le pulci, lo prendo».
Una volta rientrato a casa, l'alfabeto senza lettere avvitò quel naso tarlato al centro del suo grugno, proprio tra ". ." e "_". Soddisfatto, fece un sorriso allo specchio ":-)", poi lo raddrizzò, ma si accorse che il naso restava storto. C'era qualcosa che non andava... provò anche a tenere fermo il naso e a ruotare la testa, ma niente da fare. Quando infine dovette ammettere di essere stato truffato, storse anche la bocca ":-(". E dire che quel naso gli era costato un occhio...
Ebbene sì, Pinocchio lo aveva proprio preso per il naso. D'altro canto, se lui avesse prestato orecchio al grillo saggio, ne avrebbe risentito anche l'udito, almeno fino alla restituzione. Naso rotto capo ha: così, affranto, svitò quella bìfora bitorzoluta dalla sua faccia, e la ripose in una pratica custodia porta-nasi-difettosi; quindi la rispedì indietro all'ufficio reclami della Geppetto S.p.A., accompagnata da una furiosa lettera, anzi, per la precisione quattro lettere, le uniche che era riuscito a sottrarre al postino: «GRRR!» (l'esclamativo lo compose mettendo in verticale uno dei suoi trattini, col punto sotto).
Passarono tre giorni, il Martedì, il Mercoledì e il Giovedì, guardarono quel povero analfabeta senza naso, e lo schernirono senza pietà fino a Venerdì escluso (di Venere e di Marte non si scherna, si sta in disparte). Sabato mattina, finalmente, arrivò il postino. Un altro, perchè quello di prima era ancora in ufficio a leccarsi ferite e francobolli... ogni tanto provava a leccarsi anche i gomiti, ma non vi riusciva, così si girava i pollici, tant'è che i colleghi lo soprannominarono Pollicino.
Il postino porse una lettera proveniente dal Portogallo (lo si capiva dal francobollo verde Portobello, che l'alfabeto morse insieme all'angolo della busta per aprirla). Al centro del foglio, una enorme "V" sbarrata: un simbolo che a lui, vero esperto di comunicazione visiva, oltre che sonora, risultava del tutto sconosciuto. Poi si accorse che il foglio era al contrario, e che quella altro non era che una banalissima "A".
Un secondo foglio riportava poche righe di scuse da parte della Geppetto S.p.A., firmate da Fata Turchiña, delegato commerciale transessuale in trasferta, ex centravanti della Triestina. In particolare, la ditta si scusava di non poterlo accontentare perchè un'epidemia di raffreddore aveva compromesso l'intera produzione. In sostituzione, a seguire gli sarebbe stata inviata, con cadenza interdentale e labiale, una serie completa di lettere, dalla "B" alla "Z", tranne la "K", perchè Robe di Kappa non rientrava tra i loro sponsor. Le consonanti aspirate, invece, gli sarebbero state inviate direttamente dalla Folletto, ditta consociata.
Niente sottratto, l'offerta gli parve piuttosto conveniente. In fin dei conti, quel naso non è che gli servisse poi molto: non era certo un alfabeto da tartufi, lui.
Fu così che, tre lune e pochi satelliti dopo, riuscì a completare l'intera collezione di lettere, catturando persino la Kappa, che notoriamente skappa (in realtà il giudice gli aveva dato ragione, e Pinocchio era stato costretto a dargli quella del suo camino, a titolo di risarcimento per il danno nasale).
Da allora l'alfabeto non morse più, e le persone cominciarono a prenderlo alla lettera, a trattarlo cioè come un alfabeto normale, perfino serafico, anzichè un vetusto codice telegrafico. Si sentiva così soddisfatto che un bel giorno decise di inviare a Pinocchio un abecedario nuovo di zecca, così finalmente avrebbe smesso di andare in giro a piantare zecchini d'oro per comprarselo. Era ora che quel Pinocchio diventasse un bambino vero. Adesso che è anche cresciuto, si spera solo che riesca a trovare un lavoro onesto. E già, perchè Geppetto, con la ditta di nasi in fallimento, la crisi, il fiato delle balene sul collo e quei quattro soldi della pensione, non ce la fa davvero più a mantenerlo.

DOC


P.S.: Il caldo torrenziale di questi giorni non perdona, voi spero di sì.

1 commento:

Gnomo del rosmarino ha detto...

Mi è giunta voce che da queste parti si reclamasse la presenza di un certo gnomo, quindi eccomi qui.
Caro Doc, sono molto intriganti i tuoi giochi linguistici. Chissà cosa saresti in grado di fare se conoscessi l'alfabeto gnomico...