domenica 28 agosto 2011

Come la vita


IL TRENO VA
Paolo Conte, dall'album "900", 1992

Dir che ti penso è un controsenso, perché sei sempre qui, sì.
Tra le mie dita come la vita che in un sorriso vivi...
Il treno va, scomparirà sulle sue ruote rotonde dietro alle nuvole bionde...
Io sono qua, rimango qua in questa ruggine densa, come qualcuno che pensa a un treno...
Tu dove vai, con quei begli occhi che hai? Ritornerai? Me l’hai promesso, lo sai...
Il treno va, scomparirà dietro alle nuvole bionde sulle sue ruote rotonde ormai...
Tu dove vai, con quei begli occhi che hai? Ritornerai?
Me l’hai promesso, lo sai...
Il treno va, scomparirà sulle sue ruote rotonde dietro alle nuvole bionde ormai.
*     *     * DOC
(dedicata a quei begli occhi)

giovedì 25 agosto 2011

Cinquant'anni fra: il Vortex


Heilà. Come va in quel fresco Agosto 2011?

Se è vero quanto racconta mio nonno, non dovreste passarvela poi così male. Caldo sopportabile senza bisogno di spalmarsi il Freddofix, aria respirabile senza dover inalare Ossygenox... C'è perfino qualcuno che riesce ancora a trovare un'occupazione fuori dal giro dei Chupa Chupa (quelli che all'epoca del Waka Waka chiamavate Bunga Bunga, evoluzione diretta dei più antichi Tuca Tuca).

Ma anch'io, dal mio 2061, posso aggiornarvi su qualcosa di buono. Ad esempio, come da voi si stanno diffondendo le rotonde per agevolare il traffico cittadino, da noi si stanno affermando le spirali nell'architettura dei centri commerciali. Ne hanno appena inaugurato uno in periferia, della catena "Vortex". Si presenta un po' come un Gioco dell'Oca: partendo dal primo negozio, si seguono le spire fino all'uscita, posta al centro del complesso. Vi illustrerò brevemente la distribuzione delle attività al suo interno.

All'ingresso i clienti vengono accolti in un immenso salone adibito a ricevitoria per giochi d'azzardo, dove si può puntare praticamente su tutto e vincere il denaro utile per gli acquisti. Il catalogo promozionale prevede premi che vanno dal suicidio assistito (per i primi 20mila Euro persi), alla gestione avanzata dell'intero patrimonio familiare da parte della Vortex, della durata di tre generazioni (per ottenerla basterà accumulare 1000 "Punti Lastrico").
Un'area adiacente è invece dedicata al baby-parking, dove si possono lasciare i bambini senza neanche doversi preoccupare di andare a riprenderli: personale qualificato li riciclerà per voi, li ritroverete la settimana successiva tra le offerte del banco frigo. Per i giovani, lo shopping è incentrato sull'intrattenimento. Mio figlio, per il prossimo Natale, mi ha già chiesto la nuova edizione di "Killin'Father", videogioco interattivo basato sulla realtà non virtuale (vi confesso che mi piacerà prendervi parte, dicono sia davvero di un realismo impressionante); alla piccolina invece comprerò la casetta chiusa della Sbarbie, pubblicizzata come gioco estrememente educativo.
Seguono i negozi dei generi alimentari, diversificati principalmente in due categorie: economici derivati da fogne industriali (tipo mozzarelle viola), e costosi precotti liofilizzati made in Boh. Non mancano gli extra-alimentari, ovvero generi di prima inutilità a basso costo, concepiti per risolvere i piccoli problemi pratici della vita quotidiana. In questo periodo vanno forte gli occhiali versalacrime, dotati di tubicini collegabili al radiatore della volomobile. Per i più esigenti c'è anche la versione con antigelo Paraflu.

Ma la vera rivoluzione la troverete in macelleria. Il settore è stato di recente incentivato dall'UE per compensare il tracollo dell'economia legata al mondo della pesca. Gustatevi a fondo i vostri piatti a base di pesce, perchè qui da noi, a causa dell'inquinamento, l'unica cosa che si muove tra gli scogli sono i topi.
Grazie ad una geniale convenzione con l'Ente Cimiteriale Nazionale, possiamo però avvalerci di un vasto assortimento di carni scelte a prezzi superconvenienti. Il progetto è stato appoggiato appieno dalle associazioni animaliste, che temevano per il destino dell'ultima mucca savia rimasta sul pianeta. Per le grigliate tra amici consiglio le cosce di concorrenti del Grande Fratello, davvero squisite. Mia moglie invece va matta per i petti villosi dei calciatori argentini...

Passando davanti alle vetrine dei negozi d'abbigliamento, noto che qualcuno sta già anticipando le novità per il prossimo inverno. Plastiche facciali idrorepellenti, seni pressurizzati a pompa idraulica, pantaloni in fibra muscolare... ma il top dei top resta lei, la "GenItal", un'esclusiva italiana esportata ormai in tutto il mondo. Insomma, come vedete, non ci facciamo mancare nulla. Arrivati al centro della struttura, poco prima dell'uscita, si trova una grande farmacia. Qui esperti falsimedici potranno suggerirvi inefficaci rimedi agli effetti collaterali scaturiti dalla spesa della settimana precedente. Tra i farmaci più richiesti (ma anche più cari), gli antibiotici per contrastare le bronchiti causate dall'aria esageratamente, assurdamente, fottutamente condizionata di quei locali.

Dimenticavo... Per uscire potrete utilizzare i comodi ascensori che la Vortex mette a disposizione, ma bisognerà fare attenzione al colore. Quelli superlusso, riconoscibili dal colore verde, portano al parcheggio sotterraneo custodito, dotato di area relax e di una fornitissima caffetteria che propone ottimi cocktail gratuiti di "arrivederci".
Quelli rossi, invece, conducono direttamente al laboratorio macelleria e sono riservati alle categorie a basso reddito. Grazie ad un innovativo provvedimento voluto dalla Maggioranza nell'ultima Finanziaria, chi rientra in questa fascia potrà pagare destinando parte dei propri organi al macinato fresco di giornata.

Vi aspetto, amici miei: quando arriverete io sarò ancora qui pronto ad accogliervi. Ho già prenotato il mio clone, un vero affare. Figuratevi che mi hanno persino scontato l'apparato emozionale, perchè pare che tra breve entrerà in disuso. Dove l'ho ordinato? Che domande: al Vortex, naturalmente!

DOC

domenica 14 agosto 2011

Politicamente scorretto



Foto di oggi, 14 Agosto 2011: cartello posto sulla vetrina di un negozio da giorni chiuso per ferie. Giudica te...


DOC

P.S.: Buon Ferragosto!

giovedì 11 agosto 2011

...Libertà ricercate


Riprendo quel tema della Libertà interpretato da grandi cantautori italiani che già mi aveva ispirato il post "Libertà dedicate...", presente in questa stessa sezione. Un grazie particolare a Maruzza, che con la segnalazione relativa alla bellissima canzone di Gaber mi ha invogliato a condividere questa seconda (e ultima) tranche.



"La canzone della libertà"
Sergio Endrigo, 1968

Quello che domandiamo è Libertà Quello che rifiutate è Libertà Quello che non sapete è che noi ad ogni costo Noi ce la prenderemo Libertà Quello che domandiamo è Libertà Quello che rifiutate è Libertà Quello che non sapete è che siamo in tanti al mondo Troppi a volere ancora Libertà Quello che volevamo è Libertà Quello che negavate è Libertà Ora però sapete: è arrivato quel momento Subito la vogliamo: Libertà Quello che domandiamo è Libertà Quello che rifiutate è Libertà Ora però sapete...

"La Libertà"
Giorgio Gaber, 1972
Vorrei essere libero, libero come un uomo. Vorrei essere libero come un uomo. Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura, sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale, incosciente come un uomo compiaciuto della propria Libertà. La Libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la Libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione. Vorrei essere libero, libero come un uomo. Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia, che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova Libertà. La Libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la Libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione. Vorrei essere libero, libero come un uomo. Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza, con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà. La Libertà non è star sopra un albero, non è neanche un gesto o un’invenzione, la Libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione. La Libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la Libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione.

"L'elemento umano"
Jovanotti, 2011
Si vince, si perde si pestano merde che si infilano nelle fessure sotto la suola si vive, si muore  si prova dolore dal quale non c'è mai un pensiero che ti consola si parla coi cani, si stringono mani si fa spesso finta di essere qualcosa si guarda il tramonto, si arriva in ritardo ci piovono addosso macerie di vita esplosa si fanno dei figli,  si sognano sogni si fanno castelli di sabbia sul bagnasciuga si infilano perle di vetro nelle collane e si progetta una fuga Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E ci facciamo del male per abitudine Si cerca di lavoro, si accumula stress, che poi esplode in un improvviso cambio di scena si cerca qualcosa che faccia spuntare due ali di rondine dietro la schiena si accusano gli altri, si saltano i pasti si scende sotto a portare la spazzatura si spianano rughe, si spigano spighe si fa i conti con i mille volti della paura si nasce in un posto, si prende una barca per arrivare dove poter nascere ancora si mettono fiori tra pagine di diario per ricordarci un momento di vita vera Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi - e siamo liberi, e siamo liberi Si fanno dei piani, si stringono mani si firmano accordi che prevedono una penale si sputa per terra, si perde la guerra si pensa che alla fine poi tanto è sempre uguale si muove la torre, si copre l'alfiere, si passa una giornata a difendere ciò che è perso si scrive la password, si entra nel network e per un po' si immagina tutto diverso si studia un sistema, si pone un problema si cerca di far presto per avere tempo che avanza si scopre di avere un immenso potere ma non è mai abbastanza Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E siamo liberi sotto alle nuvole Noi siamo l'elemento umano nella macchina E ci facciamo del male per abitudine, oooh E siamo liberi - e siamo liberi  E siamo liberi - e siamo liberi

DOC

martedì 9 agosto 2011

ON / OFF




FOTOELABORAZIONE

"Lunedì d'agosto illumina un bosco popolato da esseri straniformi policromi con rigurgito antifascista ricercanti un modello pacificamente contrario ma in perfetto orario".



ORIGINALE

"Colla essiccata un tempo destinata a reggere un pannello sulla parete di un wc per uomini all'interno di un vagone Trenitalia diretto a Roma Termini e giunto con 100 min. di ritardo".



Autore: DOC

mercoledì 3 agosto 2011

Le stanze dei giochi



Nella fragile dimora dei miei ricordi, sui pianerottoli semplici dell'infanzia, c'è un corridoio circolare che ospita le stanze dei giochi. Tra le sue pareti umide di nostalgia da latte mi accingo a rispolverare i balocchi più significativi della mia fanciullezza, quelli che all'epoca ispirarono voli d'immaginazione contribuendo a formare l'adulto. Sarà piacevole sbirciare oltre le porte incastonate in quegli ambienti barocchi, appena socchiuse proprio per evitare che una lecita ma crudele evoluzione separasse del tutto il bambino cresciuto da quello raggiante di spensierato desiderio di non crescere.
Un riverbero di canzoni e motivetti fine anni '70 si fonde con profumi di ciambelle, mentre la tiepida luce diffusa dalle finestre si sdraia su soffici tappeti di coriandoli. Dirigendomi verso la prima stanza, i vestiti che indosso si fanno sempre più larghi. Dall'interno una voce bianca mi invita al gioco... Vieni, entriamo.



FORME E COLORI


Guarda guarda... il barattolo di costruzioni (così chiamavo i mattoncini colorati) che condividevo con mio fratello, all'asilo. Era in assoluto il mio gioco preferito, ci componevo davvero di tutto. E anche i chiodini, passavo un sacco di tempo a inventare mille figure... dovevo solo obbedire alla raccomandazione di mamma di non metterli in bocca. Che dire poi della plastilina? Poter dare una forma alle mie fantasie era proprio ciò che desideravo. I colori duravano poco, solitamente li impastavo tutti insieme nell'ingordigia di avere un unico blocco da modellare, anche se la tonalità scura che ne risultava era piuttosto sgradevole. Tra l'altro lasciava le mani unte, ne rammento ancora l'odore ed il sapore (non che la mangiassi, ma si sa che le mani di un bimbo prima o poi finiscono in bocca).



A TUTTO TONDO


Ricordo che un pomeriggio giocavo con le biglie di vetro sul pavimento del salotto insieme ai miei fratelli, quando un'orda di vicini coalizzati e imbufaliti si presentò alla porta lamentandosi animatamente per il rumore che producevano. Adottammo un tappeto, ma non era più la stessa cosa: a me il "tac tac" delle palline che rimbalzavano piaceva molto, e poi il tessuto le frenava dimezzando il divertimento. Con le palle magiche che non smettevano mai di saltare il problema era che potessi rompere qualcosa, così spesso ci giocavo all'aperto, tornando a casa immancabilmente senza. Le bolle di sapone erano invece un acquisto obbligato quando andavo al mercato con la mamma, pena una lagna infinita. Ma c'era anche una versione casalinga abbastanza soddisfacente: detersivo per i piatti in un po' d'acqua, e tubetto di penna Bic per soffiarle.



ANTROPOMORFI


Se le femminucce giocavano con le Barbie, non è detto che io dovessi per forza adottare Ken: troppo bacchettone per i miei gusti. Preferii Big Jim, se non altro schiacciandogli la schiena tirava una manata di Kung-fu (il Mister Hook che era in me cominciava a dare segno di sè). Più versatili per varietà di personaggi e accessori a disposizione erano senz'altro i Playmobil, ometti di plastica dura che rivestivano diversi ruoli scimmiottando la nostra società. Peccato che fossero così limitati nei movimenti: se gli giravi troppo un braccio ti restava in mano, e alla lunga andava a finire che rappresentavano una società di storpi. Green Baron, al contrario, pareva indistruttibile. Buona imitazione di Jeeg Robot, i suoi componenti erano calamitati, aveva un'ottima dotazione di armi intercambiabili (sparava pugni e missili a molla) e si poteva anche trasformare in una sorta di centauro.



IO, SCIENZIATO PAZZO


Questa stanza contiene perlopiù giochi pericolosi, per cui si raccomanda di non replicarli a casa propria. Ad esempio adoravo improvvisarmi piccolo chimico, miscelando in un bicchiere sostanze di diverso tipo per vedere ciò che ne sortiva. Un giorno accadde che l'intruglio cominciò a scottare, forse in qualche composto c'era della soda caustica o che so io... dalla paura gettai subito tutto nel wc. Esperimenti altrettanto audaci erano quelli con il fuoco: scoprire il potere che la luce magica della fiamma aveva sui diversi materiali mi affascinava molto. Non ero il tipo di bambino che rompeva i giocattoli per scoprirne il meccanismo, ma quando diventavano inutilizzabili ne ricavavo molle, motorini e parti meccaniche che conservavo in un cassetto. Spesso mi divertivo ad inventare nuovi oggetti mettendo insieme pezzi diversi e sfruttando l'energia elettrica (fortunatamente non superiore ai 12 volts).



FIGURE PARLANTI


Per illustrare quanto i fumetti di Topolino siano stati per me divertenti e istruttivi, dovrei impiegare fiumi di parole... Basti pensare che grazie ad essi imparai a leggere e a scrivere prima ancora di andare a scuola. Il mio albo preferito faceva parte della collana dei Classici, per intenderci quelli più corposi, e si chiamava "L'inferno di Topolino": una parodia dell'inferno dantesco con i personaggi Disney, così ben fatta da diventare un vero e proprio cult. Tra i miei passatempi stampati non potevano mancare le mitiche figurine... Ricordo che completai vari album, soprattutto (ancora una volta) Disney, a differenza di molti maschietti miei coetanei che collezionavano unicamente quelle dei calciatori. Restando nella bidimensione, ai cartoni animati dedicavo più tempo che a qualsiasi altra "attività". Anche qui dovrei aprire una sezione a parte...



IO, AGENTE SEGRETO


Decifrare codici, seguire tracce, utilizzare strumenti ingegnosi... Da piccolo spesso indossavo i panni della spia, il più delle volte spalleggiato da un valido collega (mio fratello). Fondamentale fu "Il manuale del giovane agente segreto", frutto dell'investimento di un piccolo salvadanaio. Tra le sue pagine la mia immaginazione trovò il terreno fertile più adatto per quel "mestiere". Lettura altrettanto ispiratrice era il "Manuale delle Giovani Marmotte": nelle varie edizioni, rivolte soprattutto ad aspiranti boy-scouts, Qui Quo e Qua dispensavano preziose dritte anche di natura investigativa, mentre lo zio Paperinik, negli albi a fumetti, stimolava la mia fantasia in quella direzione con i geniali "optional" che gli forniva l'inventore Archimede.
Anche "Il Giornalino" fece la sua parte, sia con servizi e storie a tema, sia con originali gadget allegati.



PARTECIPAZIONE


I dadi da gioco rappresentano il comune denominatore degli elementi contenuti in questa stanza, insieme al requisito fondamentale: essere almeno in due. I giochi da tavolo (o giochi di società) più conosciuti li ho sperimentati tutti, a partire dal capostipite, ovvero il "Gioco dell'Oca". Appena ne fui in grado, mi cimentai a progettarne alcuni di mia invenzione approfittando del funzionamento piuttosto semplice. Al "Monopoli" è invece associato il ricordo del primo giorno in cui mi ci confrontai, o meglio, della notte seguente, tormentata dal carico eccessivo di nozioni e regole che dovetti assorbire rapidamente (forse ero ancora troppo piccolo). Altra pietra miliare di questa categoria fu il "Risiko", ottimo mix di strategia e fortuna ai dadi che come i precedenti si rivelò un buon diversivo per trascorrere piacevoli serate in compagnia di amici, più spesso dei miei fratelli.



GLI STRIZZACERVELLO


Qui sarà meglio parlare sottovoce, il bambino si sta lambiccando nella risoluzione di complicati rompicapo e non è il caso di distrarlo. Guarda, su quel mobile c'è lo spaccaquindici, te lo ricordi? All'originale seguì un'infinità di versioni, alcune con figure da comporre anzichè numeri da riordinare. Peccato che una volta imparato il meccanismo perdevano parte del loro fascino. Un po' come accadeva con i puzzle, mi divertivo un mondo a districarmi tra tutti quei tasselli, ma dopo averli completati, anche se passava diverso tempo, non trovavo più gusto a ricomporli nuovamente. Con il cubo di Rubik (o cubo magico, come mi piaceva chiamarlo), ogni volta era invece una nuova sfida. Ero capace di assemblarne i colori qualunque fosse la combinazione in cui si trovavano mescolati. No, non ero un bimbo prodigio, semplicemente imparai a farlo grazie ad un libretto che ne svelava i trucchi, andato poi perduto. Cercavo sempre di superarmi nella velocità, il mio record mi pare fosse di un minuto e mezzo. Lo portavo perfino a scuola (terza elementare?), finchè un giorno la maestra lo vide e me lo sequestrò chiudendolo nel cassetto della cattedra. A fine lezione, ad aula vuota, lo recuperai. Il giorno seguente la maestra s'infuriò perchè "mai e poi mai avrei dovuto permettermi di mettere le mani nel suo cassetto". Ribattei che non trovavo giusto che lei s'impossessasse* della mia roba. Ne conseguì un'imbarazzante chiamata dei genitori, che però non mi fecero pesare la cosa più di tanto (yep!).



L'USCITA? PER DI QUA


Tra le inevitabili omissioni: automobiline, giocattoli a molla, battaglie navali, fionde improvvisate, carte da gioco, sorprese Kinder, aerei di balsa, trottole, yo-yo, aquiloni, cerbottane, scacchi e dama, carta e penna, eccetera eccetera. C'è da considerare inoltre che nelle mani di un bimbo qualsiasi oggetto diventa un giocattolo: un tappo di bottiglia come un rocchetto o una moneta... passatempi in parte superati dal significativo ingresso dell'elettronica in questo campo. Questa piccola avventura volge al termine, ma prima di salutare le stanze, lascia che ti ringrazi per la visita: i compagni di giochi non sono mai abbastanza.



DOC


(*) Sei "esse" in un sol verbo mi fanno riflettere: chissà cosa provano gli amici d'oltralpe quando si mettono a "giocare" con la nostra bellissima lingua.