sabato 22 gennaio 2011

Tonda goccia di rugiada



Da una foglia scivolava tonda goccia di rugiada
mentre placida dormiva una piccola cicala
fu colpita, si destò, s'infilò sull'autostrada
poi fin dentro un maggiolino proveniente dal Bengala.

Con un bacio in pieno viso lei lo volle ringraziare:
«Mille grazie mio taxì, ma lo sai che m'hai salvata?»
Lui distratto non capiva, continuava a raddrizzare,
quando poi realizzò ch'era in fondo a una scarpata.

Su dal ciglio la cicala fece ciao con la zampetta,
con tre balzi tornò allegra a mirare i finestrini
mentre l'uomo un po' confuso si grattava la barbetta
quindi afflitto s'avviava a incocciar nuovi destini.

Giunto allora nel paese, tre casette messe in croce,
«alla prima busserò» ma - ahimè - niun rispose,
nella seconda l'ira funesta rispondea d'un can feroce,
nella terza una vecchietta con le vene varicose.

«La prego, gentildonna, la mia vettura è incidentata».
«Ite culpa nd'hat s'attu, kando sa padrona est macca?»*
«Non capisco, mi perdoni, posso far telefonata?»
Poi davanti a porta chiusa si rispolverò la giacca.

Dorme Sole nasce Luna su quell'uomo tutta iella,
un trattore fa ritorno, lui la vede e la scongiura,
«Dormirai nella mia stalla, sfortunata pecorella»
disse lei con cortesia, disse lei senza paura.

Un crì-crì per ogni stella, e poi un timido chiarore,
s'alzò lei chicchirichì bombolotti latte e miele.
«Alla semina m'avvio, starò via per molte ore».
«Sdebitarmi mi permette? Toglierò le ragnatele».

Semi sulla terra, capelli al vento, palpiti nel petto;
più lontano un altro cuore battea forte sopra i chiodi.
Stanca la zappa impaziente, un ultimo ritocco al tetto,
ricongiunti nel rosso tramonto lei di lui cantò le lodi.

«Tutto pulito, sistemato e dipinto! Signore mio caro,
come ricambiare..? Stasera cenetta davvero speciale!»
Calda la zuppa di sguardi furtivi, dolce perfin l'amaro,
ancora un bicchiere di rosso, ancora un calore li assale.

Nella notte che verrà una piccola luce risplenderà:
una finestra radiosa d'ardore, consumato nel fieno
di un'umile stalla, che un'altra più casta ricorderà.
Intrecciati si assopiranno in quel covo d'amore pieno.

All'alba sì belli che del gallo nessun strillo,
asino e bue attendevano muti la loro biada,
e proprio mentre s'appisolava un piccolo grillo
da una foglia scivolava altra goccia di rugiada.

DOC

(*): tradotto dal sardo «Che colpa ha il gatto quando la padrona è matta?»

5 commenti:

gattonero ha detto...

Deliziosa e dolce favoletta, per i secondi necessari per leggerla fa dimenticare il vissuto quotidiano. La tenerezza di una goccia di rugiada, solitamente ignorata, dà alla poesia un effetto ristoratore.
Da me sta piovendo, altroché rugiada, son lacrimoni.
Buona domenica.

Gnomo del rosmarino ha detto...

Era ora che qualcuno desse la parola anche a noi esseri di piccola statura, ma dalle grandi risorse!

Mari da solcare ha detto...

Hai un grande potere: di farmi sorridere e di rendermi lieta e leggera, con le tue quartine poetiche (il tempo è tiranno, un commento in rima a...un prossimo anno. Magari prima, dai)
Buona domenica!

un tocco di zenzero ha detto...

'sì bella la tua favola in rima
come dei monti conquistar la cima,
di bambini immagino il sorriso
è carezza d'amore sul viso.

Doctor Peter and Mister Hook ha detto...

@Gattonero - I gatti sono spesso vicini alle gocce di rugiada, e me ne dai una bella conferma. Grazie.

@Gnomo - Se ogni tanto avessimo l'umiltà di guardarci attorno, in alto ed in basso senza "vestiti", non potrebbe che gioviarci. Un bacio allo gnometto.

@Maria - Lo faccio anche per te :P Grazie di tanto riscontro.

@Zenzero - Sì bello il tuo commento
che ne gongolo contento. Un inchino.