lunedì 27 dicembre 2010

Alla Terra


Sistema Solare, 1999

Cara Terra,

oggi mi sento un po' sola, così ho deciso di scriverti due righe... Sai com'è, a volte non riuscire a dare uno scopo alla propria esistenza può risultare piuttosto deprimente, ma poi penso a te e mi rendo conto di doverti eterna gratitudine per aver da sempre dato un senso alla mia presenza in questo spazio immenso e silenzioso.
La nostra natura ci allaccia in un rapporto di amore spaziale che non sarò mai in grado di ricambiare a sufficienza; mi sento in dovere, inoltre, di lodare quei piccoli esseri intelligenti che ti distinguono dagli altri pianeti del Sistema e che ogni giorno mi dimostrano il loro affetto dedicandomi mille poesie e mille canzoni.
A malincuore, così come li stimo, non posso fare a meno di prendere atto delle contraddizioni a cui gli esseri umani sono spesso soggetti. Tante volte mi sono chiesta, ad esempio, il motivo che li spinge a sporcare l'ambiente che li circonda; una volta mi dicesti che è uno spiacevole risvolto del progresso, ma non ho ancora capito bene il valore che loro danno a questa ambigua parola. Certo, di strada ne hanno fatta parecchia dall'epoca in cui erano in grado di compiere solo quelle poche azioni dettate dall'istinto di sopravvivenza. Ricordi? Ti ho già scritto dell'immensa felicità che provai la notte in cui vennero a trovarmi. Li accolsi a braccia aperte e pregai affinché non gli accadesse nulla, data la pericolosità di quella prima missione. Non avevano cattive intenzioni, si limitarono ad osservarmi e portarono via solo qualche sassolino.
Come potrei non avere una buona considerazione della razza più evoluta che io conosca? Sono ancora convinta che agiscono in buona fede, ma non vorrei ricredermi sull'idea che mi sono fatta; ho osservato i loro successivi movimenti nello spazio e penso che la parola "progresso" non si possa identificare in un desiderio di evoluzione, quando viene utilizzata come pessima giustificazione con cui bollare l'immane quantità di scorie che vi hanno abbandonato. Cerca di capirmi, non posso accettare che la purezza dell'Universo venga sconvolta dalla loro scienza, o meglio, dalla loro incoscienza.
Ho visto come hanno modificato la tua superficie, i tuoi mari, la tua atmosfera... Sarò schietta, lo dico tanto per te quanto per me: sempre più spesso si spingono fin qui per installare le loro basi, per scrutarmi e analizzarmi, e ciò mi fa pensare che a poco a poco si approprieranno del mio futuro.
Non sarà certo la mancanza di un'atmosfera adatta o la differenza tra le nostre forze di gravità, ad evitare che questo loro progresso coinvolga anche chi ti sta scrivendo. Lo so, non puoi farci niente neanche tu, è un processo apparentemente inarrestabile la cui fine probabilmente coinciderà con la fine dell'umanità. Non è forse un incredibile paradosso, quello a cui stiamo assistendo?
Ma ora cambiamo discorso, so quanto soffri a causa di questo problema e spero che considererai questo mio piccolo sfogo come un sincero messaggio di solidarietà. D'altra parte, non è affatto semplice trovare argomenti da discutere, quassù: a parte le rare piogge di asteroidi, non accade quasi mai nulla; trascorro la maggior parte del tempo a osservare gli umani lì da te, coi loro penosi fuochi d'artificio e gli altrettanto patetici giochi di potere, per non parlare - e qui mi ripeto - del loro pericoloso progresso tecnologico. Chissà quante me ne potrai raccontare, quando mi scriverai la prossima volta.
Ah, ma che scema. Quasi dimenticavo l'evento più importante di quest'ultimo periodo: parlo della recente eclissi che ci ha visto allineati con Padre Sole. Confesso che tutte quelle dicerie sull'eclissi di fine millennio, secondo cui si sarebbero verificati cataclismi di ogni tipo, mi avevano un po' turbata.
Fortunatamente, Dio ha voluto che non accadesse nulla; anzi, devo dire che è stata un'esperienza molto emozionante: un'infinità di esseri umani erano lì con lo sguardo rivolto al cielo ad attendere il mio arrivo, e il mio lento interpormi fra te e il Sole, con l'affascinante oscuramento di quest'ultimo, è stato attentamente osservato con le loro lenti speciali. Ho provato il piacevole imbarazzo di chi veste l'importante ruolo di protagonista, in quello che considero uno dei più straordinari spettacoli che l'Universo ci possa offrire.
Da astro fondamentalmente notturno quale sono, quelle rare sortite di giorno mi fanno uno strano effetto: in un primo momento mi sento come un pesce fuor d'acqua, ma poi mi rilasso e me la godo con la serenità tipica dei giorni di festa.
Ogni novità, in fondo, costituisce per me un'ottima medicina contro la pressante monotonia dello spazio infinito; sebbene non riesca ad immaginare un ambiente migliore, bisogna ammettere che quello che ci ospita è alquanto noioso. E' la sua stessa perfezione, a mio parere, che lo rende tale. Mai un viaggetto fuori orbita, mai che si possa far conoscenza con qualche nuovo pianetino, anche solo per scambiare due chiacchiere. E' vero, sono piuttosto vecchia, ma avrò diritto anch'io a divertirmi, no? Meno male che ci sei tu, mia cara Terra, altrimenti sarei già morta di solitudine...
Beh, ora devo lasciare il passo al Sole: non siamo ancora all'equinozio di Settembre e in questo periodo è ancora abbastanza mattiniero. Beato lui, che brilla di luce propria. A me, per farmi bella, ogni volta mi tocca attendere più di quattro settimane!
Saluta da parte mia tutti gli esseri viventi che ti fanno compagnia, non lasciare che le scorrettezze degli umani ti stressino troppo e scrivimi presto. Attendo con ansia la tua prossima. Stammi bene, mia cara, e ricorda che non ti abbandonerò mai.

                                                                                                                 Tua fedelissima

                                                                                                                             Luna

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giovedì 23 dicembre 2010

Minestrone a volo libero



Piuma. Uccello. Volo. Nuvola. Pioggia. Riparo. Casa. Camino. Famiglia. Finestra. Povero. Pena. Problema. Amore. Soluzione. Umano. Esistenza. Universo. Perverso. Dio. Peccato. Giustizia. Morale. Favola. Sveglia. Corpo. Io. Spirito. Fuoco. Strada. Ostacolo. Forza. Incontro. Autunno. Lui. Fulmine. Lei. Scontro. Stanco. Notte. Bianco. Alba. Sole. Viaggio. Fine. Spazio. Luce. Neonato. Specchio. Vecchio. Morto. Giorno. Sepolto. Sorriso. Petalo. Agenda. Ritardo. Cena. Sesso. Latte. Notte. Oggi. Noia. Albero. Niente. Oh. Disgrazia. Pianto. Pietra. Frutta. Lavoro. Maturo. Verme. Colpevole. Assolto. Martello. Cappotto. Borsello. Nudo. Prigione. Scarpe. Evaso. Futuro. Alto. Onesto. Stronzo. Freno. Sbronzo. Rotto. Incidente. Dente. Buio. Occhiali. Baffi. Giornali. Aiuto. Polizia. Zia. Erede. Terra. Vento. Convento. Contento. Quiete. Sete. Pozzo. Luna. Sorella. Levante. Cadente. Stella. Stagno. Rana. Fame. Zanzara. Fanfara. Cagnara. Mattina. Cretina. Barba. Caffè. Parco. Fiori. Salute. Cane. Cacca. Amicizia. Parola. Guinzaglio. Tardi. Scuola. Papà. Nonno. Mamma. Ninna. Nonna. Nanna. Canna. Sfreccia. Gioventù. Disco. Beata. Erba. Cazzo. Ragazzi. Capelli. Fratelli. Cavalli. Fondelli. Suicidio. Finta. Depressione. Trapasso. Sorpasso. Progresso. Gesso. Lavagna. Chiesa. Vergogna. Potente. Crimine. Santo. Onore. Pazzo. Scherzo. Bestia. Sangue. Ferita. Tatuaggio. Neo. Bacio. Seno. Saliva. Mentiva. Egoista. Sigaretta. Divorzio. Amante. Amata. Utente. Arrivista. Rivista. Modello. Bello. Superman. Vamp. Bella. Pettegola. Pecora. Mercato. Offerta. Mela. Creato. Adamo. Vita. Serpente. Eva. Eden. Croce. Gesù. Maria. Ulivo. Vischio. Palle. Natale. Pace. Colomba. Sacrificio. Uovo. Piuma.


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domenica 19 dicembre 2010

Il pensiero che conta



Poniamo il caso che questo Natale uno dei miei ospiti si presenti a pranzo a mani vuote, e si giustifichi dicendo che non è proprio riuscito a comperarmi i gianduiotti...
«Ma figurati, è il pensiero che conta» gli risponderei, per non fargli pesare la cosa. Ora, prendendo questo piccolo aneddoto solo come esempio, vorrei soffermarmi su quella frase fatta: «E' il pensiero che conta»...

Il pensiero, superpotere che ci contraddistingue (anche se non sempre positivamente) da tutte le altre forme di vita a noi note, è quanto di più straordinario ci appartenga fin dalla nascita. Risultato alchemico di complicate connessioni nervose, questa energia che noi percepiamo come una sorta di astrazione piuttosto omogenea, può tradursi in azione, e quindi interessare il mondo materiale, oppure restare semplicemente sospesa nella sua dimensione originale all'interno della mente ospitante. Ma soprattutto ci rende consapevoli della nostra presenza fisica e spirituale, requisito fondamentale per poter interagire con le altre creature e con l'ambiente circostante.

Non c'è azione che compiamo che non sia dettata dal pensiero: se ad esempio vogliamo fare un castello di sabbia, il pensiero, che è già intervenuto nel fornirci quell'idea, si fa prima immaginazione, plasmando in un attimo il castello nella nostra mente come modello a cui riferirsi, quindi agevola tutta una serie di meccanismi che potrà gestire anche in contemporanea: comanda l'intero corpo per modellare la sabbia (gambe, braccia, mani, occhi...); giudica e misura le forme del castello in modo che venga su secondo i nostri gusti personali e seguendo opportune leggi della fisica che ne garantiscano la stabilità; ci mette in allerta su eventuali cause di disturbo (bagnanti, onde, pallonate, ecc.); ci consente di comunicare con il nostro vicino, e intanto magari ascoltiamo anche la musica o le notizie alla radio; ci ricorda degli errori che abbiamo fatto quando abbiamo costruito il precedente e fa tesoro di quelli nuovi che commetteremo per evitare che si ripetano in futuro; ci avverte di qualsiasi necessità dovesse risentire nel frattempo il nostro corpo (acqua, cibo, riposo...).

Se continuassi potrei riempire un libro per quante cose "ci passano per la testa" durante una così breve e semplice operazione. E a proposito di tempo, è incredibile come si possa fare affidamento al pensiero per spostarsi rapidamente nel tempo («quando ero piccolo...», «poco fa...», «domani sarò in quel luogo...», «quando andrò in pensione...», eccetera). Ma anche nello spazio: chiudo gli occhi, immagino una spiaggia thailandese, ed ecco che me la figuro, e quasi riesco a sentire la brezza del mare e il fragore delle onde. E il tutto con una velocità matematicamente superiore a qualsiasi altra.

Posso intonare una canzone, col solo pensiero, senza aprir bocca. Posso proteggere segreti all'interno dei miei pensieri per tutta la vita. Posso risvegliare i sensi senza adoperarli: se immagino di sgranocchiare dei pop-corn, ne immagino la forma irregolare e il colore candido (vista), l'odore dolciastro del fritto (olfatto), il sapore salato (gusto), la morbidezza e l'unto (tatto) e perfino il rumore che fanno sotto i denti (udito).

E per quanto riguarda la dimensione reale, il mio accenno all'universo mentale (infinito come quello spaziale) termina qui. Ma c'è dell'altro...


Ti capita mai di fantasticare? Sicuramente hai già capito dove voglio arrivare: dico che se davanti a quel castello di sabbia volessi immaginare un drago che fa la guardia a una principessa rinchiusa in una delle sue torri, il mio "film" è pronto in un battibaleno. In quest'ottica, si apre un altro canale sconfinato che è dentro ciascuno di noi, forse quello che più ci avvicina al Divino. Potenza creatrice, più che creativa, libera da qualsivoglia regola e perciò maggiormente godibile: immaginare qualcosa di reale (dipingere un ritratto) richiede molta più concentrazione rispetto ad abbandonarsi alla fantasia (dipingere un quadro astratto).

Ulteriori riflessioni le affido al tuo pensiero, ma prima di lasciarti permettimi di liberare la principessina: «Arrivò Goldrake, che con la sua alabarda spaziale tagliò a metà quella torre, sollevò la principessa col raggio anti-gravitazionale, fece amicizia col drago e poi tutti insieme andarono al cinema a vedere "Pensiero stupendo", sgranocchiando rumorosamente i verdi e dolci pop-torn, snack ovali all'aroma di fantasia».

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lunedì 13 dicembre 2010

Cose dell'altro mondo



Diletta, anche se ormai adulta, restava sempre la più coccolata di tutte. Aveva visto la luce per ultima, e per questo motivo, quando venne al mondo, a causa dell'affaticamento della madre rischiò davvero di restare soffocata. Quell'episodio la consacrò come figlia di un miracolo, e le valse un affetto particolare da parte dei genitori, delle sorelle e di tutta la comunità. Prima di lei erano nate Arabella, Celestina, Piroetta, Serenata, Giuditta, Stella, Letizia, Marilyn, Bea e Decima. Una bella cucciolata, non c'è che dire: ma grazie alla buona educazione che avevano ricevuto, raramente le si sentiva litigare.
In una sera limpida di mezzaluna uno Spavaldo, elfo dei mari la cui razza si distingueva per sfrontatezza, al termine di un battibecco, la insultò: «Cicciona». Diletta, indispettita, reagì rincorrendolo per miglia e miglia... finchè, ad un certo punto, lo perse completamente di vista. Ormai era quasi ora di cena, così lasciò perdere l'elfo e invertì direzione per tornare dal suo branco, anche se questa volta avrebbe nuotato molto più lentamente perchè la fame e la stanchezza l'avevano debilitata.
Aveva già percorso metà del tragitto, quando improvvisamente il mare intorno a lei divenne più buio del normale; fece mezzo giro su se stessa per guardare verso l'alto, e vide un'enorme sagoma nera che impediva ai flebili raggi di luna di raggiungerla. Non le piacque per niente. Fece un guizzo e accelerò l'andamento, ma subito dopo sentì un tonfo vibrare pesantemente dietro di sè. Con un colpo di coda scansò un oggetto che stava per colpirla ad un fianco, quindi si voltò nuovamente verso l'origine della minaccia, e comprese con orrore che si trattava di un grosso arpione che l'aveva sfiorata terminando la sua corsa nel corallo. Rimase impietrita alcuni secondi, poi ebbe uno scatto e riprese la fuga sfruttando al massimo le poche energie che le restavano.
Disincagliato l'arpione, la baleniera recuperò in fretta il vantaggio di Diletta, che nel frattempo era stata raggiunta dai genitori e dalle sorelle. Poco dopo, la scena che la povera balena vide davanti a sè fu a dir poco straziante: un arpione andò a segno sulla pancia della madre, sotto lo sguardo raggelato dei familiari. Alcuni di loro si mossero immediatamente in suo soccorso, altri si diressero verso la nave nel disperato tentativo di rovesciarla. Da quel momento l'acqua cominciò a tingersi di rosso porpora, un torbido manto che avvolgeva tragicamente l'imponente figura della sfortunata balena, man mano che si dimenava per liberarsi. Dall'alto intanto provenivano suoni in una strana lingua, forse giapponese: erano i balenieri, che tirando inesorabilmente la loro preda verso la prua, inneggiavano alla "vittoria".
- Mamma! Mamma! - urlava Diletta insieme alle sorelle, cercando di liberarla con inutili e laceranti colpi sul cavo d'acciaio dell'arpione, mentre il padre si scagliava ostinatamente contro lo scafo.
- Diletta, figlia mia... - rispose piano la madre.
- Mamma!!! - gridò ancora una volta la balena, con gli occhi gonfi di lacrime.
- Diletta... Svegliati Diletta! Stai sognando, piccola - disse quindi ad alta voce la madre, dandole dei piccoli buffetti con la pinna.
- Oh, mamma! Grazie al cielo! Era così... così reale. Che orribile incubo!
- Lo vedo, Diletta, ma adesso calmati, sei con la mamma, è tutto finito. Poi mi spiegherai dove ti eri cacciata: eravamo tutti in pensiero...
Più tardi la balena, rasserenata dall'atmosfera pacifica che l'aveva da sempre circondata, ma con le rosse immagini di quel terribile massacro ancora vivide nella memoria, raccontò ai familiari il suo sogno.
- Ah! Ah! Quello Spavaldo deve averti fatto girare veramente la testa! - commentò la madre, e continuò: - Una storia così la dovevo ancora sentire. Ma che fantasia hai, piccola? Scherzi a parte, lo sai che non corriamo alcun pericolo: posso assicurarti che mai e poi mai l'uomo ci farà del male, quant'è vero che nel cielo splendono tre soli.


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domenica 12 dicembre 2010

Fiona? Meglio: Rapunzel!


Rapunzel
Copertina del libro "Rapunzel" dei fratelli Grimm, illustrazione di Katalin Szegedi

Eh, sì: non ci sono più le principesse segregate di una volta, tristi e rassegnate ad un infame destino, che trascorrono la loro prigionia nella speranza di essere salvate dal principe azzurro di turno. In "Shrek", fortunata e spassosa serie d'animazione, il concetto viene già ribaltato con Fiona, di cui ci sorprende la grinta, l'abilità nelle arti marziali e la potenza degli acuti, capaci di far esplodere i passerotti che hanno la sfortuna di incontrarla. Nell'ultimo episodio "Shrek e vissero felici e contenti", in un futuro alternativo, la troviamo addirittura a capo di una legione di orchi battaglieri pronta a scatenare una rivoluzione.
Ma è in un'energica Rapunzel che si afferma lo spirito bellicoso delle principesse del terzo millennio, riscattato da secoli di umida apatia. "Rapunzel - L'intreccio della torre", firmato Walt Disney (!) e godibile nelle sale in questo periodo, reinterpreta la favola di Raperonzolo dei fratelli Grimm non solo nella caratterizzazione della protagonista e degli altri personaggi: è una coraggiosa rivisitazione che manipola i punti chiave della trama tanto da farne una degna "bella copia". Bisogna dire infatti che quanto toglie alla fiaba originale lo rimpiazza con trovate geniali e intriganti colpi di scena, al punto che definirlo "cartone" è decisamente riduttivo (lo consiglio a chiunque abbia superato gli zero anni d'età).
Il fiume di capelli di una principessa armata di padella catturano lo spettatore già dalle primissime scene, per poi trascinarlo in un'appassionante avventura e assorbirlo completamente sino ad un finale prima tragico, poi commovente, quindi ovviamente festoso. La comicità è il principale degli ingredienti: risate a crepapelle in una ricetta composta da un'animazione in Computer Graphic senza precedenti arricchita dalle recenti tecniche 3D, irresistibili scene "musical" nella più classica tradizione disneyana, e una umanità nei sentimenti e nelle espressioni dei personaggi davvero fuori dal comune... Il resto te lo lascio scoprire, perchè se ancora non l'hai visto non devi perdertelo.


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giovedì 9 dicembre 2010

Ode semiseria al Tiramisù


TiramisùOh, Tiramisù

Un'estasi dal piattino

scateni sul palato
ad ogni cucchiaino
supremo e prelibato.

Soffici savoiardi,

leggeri leggeri,
ne mangio a miliardi
senza darmi pensieri.

La crema al mascarpone

l'han fatta proprio bene,
come il latte di Giunone
mi dà forza nelle vene.

Ma ecco un altro gusto:

è il caffè della moka,
energico e robusto
come un colpo di bazooka.

Cacao amaro amaro

contrasta la dolcezza
in un connubio raro
d'infinita squisitezza.

Scaglie di cioccolato?

Non me l'aspettavo...
Colui che t'ha creato
è stato proprio bravo!

Con te, Tiramisù,

sorride il mio banchetto:
tagliatelle al ragù
e arrosto di capretto.


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mercoledì 8 dicembre 2010

Ladri di mestiere



Ruba il lavoro chi non mette passione nel suo operato, ammorbando pericolosamente il mondo con la propria grettezza.

Ruba il lavoro chi non è all'altezza di rivestire il ruolo che gli è stato affidato dalla società.

Ruba il lavoro l'inoperoso parassita colpevole di sottrarre un impiego a chi ne sarebbe stato maggiormente degno.

Ruba il lavoro chi ha ottenuto il proprio posto senza il minimo sforzo, magari grazie all'intercessione di un personaggio influente, o al versamento di una somma di denaro neanche sudata, o a carte false che attestano false competenze.

Ruba il lavoro chi fa un lavoro disonesto che garantisce guadagni facili e consistenti: un'attività di questo tipo non si può definire lavoro, poichè alimenta profondi scompensi a danno di una crescita morale e globale.

Ruba il lavoro il ministro dell'istruzione quando non è in grado di garantire un solido futuro ai giovani, perchè troppo impegnato a godere i lussi che quella immeritata poltrona gli vale (per non parlare della pensione da urlo che riceverà quando smetterà di distruggere sogni e realtà). Questa figura è peraltro collocabile nelle categorie espresse nei primi due punti e allargabile a qualsiasi governatore incapace di favorire lo sviluppo del Paese.

Ruba il lavoro l'imprenditore che, lamentando una crisi, tronca senza pietà la carriera dei propri dipendenti al primo accenno di flessione del fatturato, dandosi la zappa sui piedi e rendendosi alimentatore della stessa crisi di cui si lamenta.

Ruba il lavoro il bianco come il nero.

Ruba il lavoro il lavoro nero: che tu lo proponga o che tu lo svolga, che tu ne tragga profitto o che tu vi sia costretto, è sempre dannoso.

Ruba il lavoro la logica della flessibilità, che lo polverizza in piccole briciole che non sfamano nessuno.

Ruba il lavoro alla Grande Mietitrice chi non mette in sicurezza i cantieri e gli stabilimenti. E qui, ma solo per rispetto, mi fermerò.


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lunedì 6 dicembre 2010

Nicola e il palloncino viola



Un frizzante mattino d'inverno, la signora Rossetti entrò nell'aula, salutò gli alunni e fece l'appello. Quindi chiese loro: - Chi di voi ricorda di cosa abbiamo parlato ieri?
- Io maestra! - rispose la bimba del secondo banco alzando la mano, e continuò: - Della pace nel mondo.
- Brava, Alessia. E adesso ditemi, avete portato tutti i 20 centesimi come vi ho raccomandato?
- Sì, maestra - risposero questa volta quasi in coro gli alunni.
- Bene. Allora prendete un foglio e scriveteci sopra un messaggio di pace, un pensiero che vi viene dal cuore e che vorreste che tutti leggessero.
Pochi minuti dopo, quando tutti ebbero terminato il compito, la maestra disse: - Avete scritto? Benissimo. Adesso piegate il foglio e mettetelo in tasca. Poi mettetevi il cappotto e disponetevi in fila per due. Andiamo nel giardino, c'è una persona che ci aspetta.
Quelle parole suscitarono curiosità e interesse nei bambini, che le obbedirono rumoreggiando. Arrivati nel giardino della scuola, Alessia, che capeggiava la fila, disse concitata: - I palloncini, maestra! Che bello, sono per noi?
- Si, Alessia: adesso ciascuno di voi darà le monete al signore, e lui vi darà un palloncino. Scegliete il colore che volete, ma mi raccomando, non lasciateli volare via perchè il signore ha solo quelli.
I bambini non se lo fecero ripetere: circondarono l'omino dei palloncini, indicandogli ognuno il colore prescelto. Alla fine l'uomo, con gli ultimi due palloncini in mano, andò dalla maestra e le disse: - Tenga signora. Uno è per lei. Ma quest'altro?
- Eppure li avevo contati... - rispose lei. Quindi fece nuovamente l'appello, ma al nome di "Nicola" non ottenne risposta.
- Bambini, qualcuno ha visto Nicola? Stamani era in classe - chiese la maestra.
- Gli ho detto di venire, ma lui è rimasto lì - rispose Antonio.
Allora lei scambiò due parole col signore dei palloncini, poi disse ad alta voce: - Bambini, se state tranquilli, io vado un attimo a cercare Nicola. Nel frattempo, ciascuno di voi legherà il foglio scritto in classe al filo del suo palloncino, senza farselo scappare. Se avete difficoltà il signore, qui, è disposto ad aiutarvi. Mi raccomando, eh?
Detto ciò, la maestra tornò nell'aula e vide che Nicola guardava i suoi compagni dalla finestra.
- Nicola - gli disse con tono pacato - cosa fai qui tutto solo?
Lui si voltò un po' spaventato, quindi abbassò lo sguardo e arrossendo le rispose: - Io... non ho i soldi, maestra. La mamma non me li ha voluti dare, dice che siamo già abbastanza poveri.
Lei lo guardò dispiaciuta, poi lo prese per mano e gli disse: - Non ti preoccupare, Nicola. Vieni lo stesso, ci penso io. Metti il cappotto, svelto, che gli altri ci stanno aspettando.
Mentre il bambino le ubbidiva, la maestra notò sul suo banco il foglio con la frase che lui aveva scritto: «Facciamo la pace». Lo piegò e lo diede ad Antonio dicendogli di portarlo con sè.
Tornata nel giardino con Nicola, si assicurò che tutti avessero il palloncino con il foglio legato al capo del filo, quindi disse loro di lasciarli volare in cielo tutti insieme, in modo che i loro pensierini potessero raggiungere altre persone per diffondere nel mondo un messaggio di pace. Nicola seguì con lo sguardo il suo palloncino viola finchè non lo vide scomparire lontano tra i piccoli fiocchi di neve.


Un'ora più tardi il palloncino, trascinato dal vento, terminò il suo viaggio nel cortile interno di un imponente edificio della zona industriale. Non era più così gonfio, dopo il gran volo, e per quanto si dimenasse non riuscì più ad uscirne. Scoppiò dopo pochi minuti, e il foglietto che Nicola gli aveva affidato si infilò in una delle finestre del palazzo.

Il Sig. Pupazzi, Direttore Generale della Buytoy, una delle ditte di giocattoli più importanti d'Italia, in quel momento stava parlando al telefono.
- Signorina, ha informato i 50 dipendenti del taglio del personale, come le avevo detto? Voglio che sappiano per tempo che stanno per essere licenziati. Quando? Ieri mattina? Benissimo. Chiami un taxi per Elena, che sta uscendo.
Elena era la moglie del Direttore: poco prima era passata da lui per ricordargli di firmare le carte del divorzio e i documenti che certificavano la cessione di una grossa fetta del capitale investito nella ditta, denaro che le spettava di diritto.
Chiusa la cornetta, il Sig. Pupazzi si alzò dalla poltrona, serrò la finestra e tornò alla scrivania per leggere il quotidiano; scostando il giornale, la sua attenzione fu però attratta da un foglietto piegato in due, con un filo attorno. Lo aprì e ne lesse il contenuto.
«Elena!» - pensò - «Questa è la sua grafia. Non ha mai imparato a scrivere bene quella donna. Ma allora... forse non tutto è perduto».
- Signorina! - disse parlando all'interfono - Le ha detto dove andava Elena? Benissimo. Disdica tutti gli appuntamenti. Sto uscendo.

Due giorni dopo, di sera...
- Anna, vieni qui. Dammi un bacio! - disse Mauro elettrizzato, rientrando a casa. Quindi abbracciò e baciò più volte in viso la moglie.
- Ma... che ti prende? Hai bevuto? - rispose lei, sorpresa da tanto fervore.
- Macchè! - rispose il marito, e continuò: - Oggi è un giorno speciale!!! Lascia stare quei fagioli, si va al ristorante!
Quando la moglie gli chiese spiegazioni, lui disse che il datore di lavoro aveva ritirato il suo licenziamento, e per di più gli aveva accordato l'aumento di salario che attendeva da tempo.
- Ma... com'è possibile? - disse Anna, sorpresa e raggiante insieme, aggiungendo: - E tutte quelle chiacchiere sulla crisi dell'azienda, sui capitali inconsistenti...
- Beh, sai... sono solo indiscrezioni, ma pare che il Direttore abbia «fatto pace» con la moglie, e si siano rimessi insieme... Così adesso l'azienda è salva, grazie anche ad un ingente contributo che la signora ha deciso di versare per far quadrare i bilanci. A proposito, guarda qua: per scusarsi con i dipendenti coinvolti, il Sig. Pupazzi ha anche regalato a ciascuno di loro questo enorme pacco pieno di giocattoli della nuova linea di produzione.
Questa volta fu lei a dare un bacio al marito, poi chiamò - Nicola! Vieni! Papà ha una sorpresa per te!


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