venerdì 8 ottobre 2010

L'uomo che ingannò il tempo



Quando si ha del tempo libero a disposizione, si tende ad occuparlo con attività utili o dilettevoli per sopraffare la noia, per non sentirsi inadeguati, per cercare di dare un senso alla propria esistenza. In questi casi si usa dire "ingannare il tempo". Ma nella vicenda che mi appresto a raccontare, questo modo di dire assume un valore decisamente più letterale.

Il signor Brown, tra la fine della carriera e la fine della sua vita, si scoprì incapace di godersi la meritata pensione di Alto Ufficiale dell'Esercito Britannico. Anzichè un premio per la sua inappuntabilità, quelle giornate improvvisamente libere si rivelarono un castigo, per lui che non era mai stato con le mani in mano. Così spiazzato, cercò fin da subito di combattere quell'ansia da inattività che gli creava non pochi problemi, soprattutto di adattamento. Sfortunatamente, i tentativi di porvi rimedio fallirono inesorabilmente uno dopo l'altro. Provò a cimentarsi, con l'aiuto della sua signora, nei più disparati "passatempo"; ma - a parte la sua collezione di orologi, una passione che coltivava già da giovincello - ogni volta gli sembrava di buttare via dei minuti, o meglio, dei secondi preziosi.
Un disagio che crebbe di giorno in giorno, fino a sfociare in una vera e propria patologia. La moglie cercava di tenerlo occupato, ma qualsiasi commissione gli affidasse si trasformava, per lui, in un nuovo incubo. Ad esempio, se lo mandava all'ufficio postale per pagare una bolletta, la fila di persone allo sportello, indice di una lunga attesa da affrontare, si traduceva in un irrefrenabile panico. Figuratevi che, nonostante abitasse al settimo piano, usava sempre le scale perchè la sola idea di dover attendere l'ascensore lo terrorizzava.
Quando prese a trascorrere le giornate rinchiuso nel suo studio, la moglie cominciò a preoccuparsi sul serio. Mangiava poco, parlava ancor meno, e non usciva da lì se non per necessità fisiologiche. Accostando l'orecchio alla porta di quella prigione autoinflitta, si riuscivano a sentire solo borbottii e rumori strani. Come liberarlo dalle sue ossessioni? - Non voglio sentir parlare di strizzacervelli! - aveva sentenziato il giorno che la sua signora, con estrema delicatezza, gli aveva proposto una visita neurologica.
Passarono tre mesi senza spiragli di miglioramento, finchè, nell'ennesima mattinata di fredda solitudine, la moglie prese coraggio e decise di sfidare la ritrosia del sig. Brown. Bisognava consultare un buon medico: quello consigliato dalla sua migliore amica e confidente poteva andare bene. Estrasse dalla borsa il biglietto da visita che l'amica le aveva lasciato, ma non fece in tempo a sollevare la cornetta del telefono che d'un tratto la porta dello studio le si spalancò davanti.

- Cosa stai facendo? - disse il signor Brown.
- Niente, io...
- Lascia stare, oggi è il grande giorno! - riprese lui. - Guarda! - continuò, mostrandole uno strano orologio. - Lo vedi questo? L'ho inventato io. Premi un pulsantino e... il gioco è fatto.
- Ma... a che serve? - replicò la moglie, spaventata.
- Come, non hai visto? Ti sei bloccata! La tivù, i rumori, la gente fuori dalla finestra... tutto fermo.
- Io non ho visto niente. E se proprio vuoi saperlo, stavo giusto per chiamare lo psicologo: evidentemente è anche più urgente di quanto pensassi.
- Ho capito... funziona solo con chi lo usa... prova tu - le disse, allacciandoglielo al polso.
- Senti, mi spiace dirtelo, ma io premo il pulsante e qui non accade nulla - rispose lei, spazientita.
- Com'è possibile? Fai provare di nuovo a me. Ecco... vedi? Si è fermato il tempo, finchè non ho premuto il pulsante una seconda volta. Che te ne pare?
- Continuo a pensare che hai decisamente bisogno d'aiuto... - rispose la moglie, afflitta.
- Lascia stare, non capisci che con questo ho risolto tutto? - ribattè lui, e continuò: - Con me funziona. Adesso sono io che comando, il tempo lo controllo io! Alle poste, ad esempio, posso fermare tutto e piazzarmi davanti alla fila senza che nessuno se ne avveda. E così al supermercato. E ad ogni appuntamento, avrò tutto il tempo per arrivarci in orario. Adesso sì che sono libero: da oggi sarò io, l'unico padrone del mio tempo!
Nei giorni seguenti la moglie lo vedeva armeggiare, divertito e soddisfatto, con quell'orologio. E di volta in volta lui le raccontava i vantaggi che ne aveva tratto. Se quella piccola follia era il prezzo da pagare per rivederlo sereno (sembrava persino ringiovanito, dopo quella fatidica mattina), disilluderlo sarebbe stato come togliere il giocattolo ad un bambino, e le conseguenze una posta troppo alta da rischiare.


Le cose andarono avanti così per mesi: il signor Brown sperimentava quotidianamente il meccanismo "time-block" di sua invenzione, assicurandosi che la moglie non ne facesse parola con nessuno, e lei non poteva fare altro che assecondarlo. Ma quella inconsueta consuetudine non sarebbe durata ancora per molto...

Un pomeriggio, dopo aver "congelato" il tempo, il signor Brown si diresse con tutta calma a prendere il suo tram (che, conoscendo gli orari, avrebbe trovato ad attenderlo alla fermata). Salito sul mezzo, ebbe tutto il tempo di scegliere la sedia a lui più congeniale, scansando i passeggeri paralizzati in ridicole posizioni come fossero soggetti di un dipinto malriuscito. Comodamente seduto, il sig. Brown premette il pulsantino dell'orologio che avrebbe ridato il "play"... ma questa volta non accadde nulla. Provò e riprovò mille volte: le cose continuavano a rimanere fisse nell'istante che lui aveva bloccato. In preda alla disperazione, scese dal tram e si diresse di corsa verso la bottega di orologeria più vicina. Una volta lì, si introdusse nel laboratorio per poter accedere agli strumenti e ai componenti necessari a riparare l'orologio. Fece innumerevoli tentativi, con esito sempre negativo, finchè la stanchezza ed i nervi duramente provati ebbero la meglio. Crollò in un sonno profondo, dominato da inenarrabili incubi.
Il mattino seguente (ovvero l'identico pomeriggio con il sole semi-coperto da una nuvola ferma), quando si destò, dovette rendersi conto che quanto gli si presentava ora non era un nuovo brutto sogno, ma la dura realtà di un mondo rimasto esattamente come lui lo aveva "pietrificato".
Approfittò di un lavandino per buttarsi un po' d'acqua gelida sul viso, quindi si avviò verso casa, distante circa due miglia, con la speranza di trovare una soluzione nel luogo dove tutto aveva avuto inizio. Raggiunse l'abitazione a testa bassa: se avesse guardato attorno a sè, il delirio lo avrebbe sopraffatto, perchè già l'unico suono in strada, l'eco dei suoi passi, confermava lo stato delle cose. Entrato nell'appartamento, prima di raggiungere lo studio chiamò la moglie, senza neanche pensarci: ora più che mai sentiva il bisogno della sua calorosa presenza.
Forse era uscita... Aprì le altre stanze per sincerarsene. La trovò distesa sul letto, con gli occhi chiusi. La figura di quella donna, il suo unico e grande amore, tanto graziosa quanto tragicamente immobile, suscitò in lui un'agghiacciante sensazione... Un lungo pianto di commiserazione risuonò funesto in quell'eterno silenzio.
Seguirono frenetici tentativi di riparazione dell'orologio, ma per quanta cura il sig. Brown dedicasse alla composizione dei maledetti ingranaggi, quel malefico oggetto non avrebbe mai più ripreso a funzionare. Così, allo stremo delle sue energie, si trascinò verso la camera da letto, diede l'ultimo bacio alla tiepida fronte della moglie, e si distese accanto a lei. Un attimo dopo anche il suo orologio biologico, forzato dai nefasti accadimenti delle ultime ore, si sarebbe arrestato definitivamente

3 commenti:

Maridasaro ha detto...

Ben scritto. Questa volta dal racconto fa capolino l'ombra cupa e malinconica di Mr.Hook, così il delirio di onnipotenza del signor Brown non trova un correttivo adeguato. E l'universo si cristallizza in un silenzio di tomba...
Orsù, dottor Peter, risvegliaci con un racconto solare a lieto fine!

Charmless Man ha detto...

Questo racconto mi ha fatto pensare per certi versi al Film con Bill Murray "Ricomincio da capo".
SCrivi bene,hai una fantasia e creatività da vendere e da invidiare.Sei il mio genio perferito. Comunque anch'io voglio congelare il tempo certe volte,mi piacerebbe davvero :D
Un abbraccio fotte fotte dalla sicilia Doc!!!

Doctor Peter and Mister Hook ha detto...

@Maria - Questa volta Mister Hook ha avuto la meglio, è vero, ma non è ancora detto... ;) Grazie per i tuoi complimenti. Ciao.

@ Charmless Man - Il film non l'ho visto, rimedierò quanto prima. Chi non vorrebbe "congelare" il tempo? Ma come vedi potrebbe essere rischioso. Un abbraccio ancor più "fotte" a te e a tutta la tua deliziosa isoletta.