domenica 10 ottobre 2010

L'uomo che ingannò il tempo
(finale alternativo)


(...) Approfittò di un lavandino per buttarsi un po' d'acqua gelida sul viso, quindi si avviò verso casa, distante circa due miglia, con la speranza di trovare una soluzione nel luogo dove tutto aveva avuto inizio. Raggiunse l'abitazione a testa bassa: se avesse guardato attorno a sè, il delirio lo avrebbe sopraffatto, perchè già l'unico suono in strada, l'eco dei suoi passi, confermava lo stato delle cose. Entrato nell'appartamento, prima di raggiungere lo studio chiamò la moglie, senza neanche pensarci: ora più che mai sentiva il bisogno della sua calorosa presenza.
Forse era uscita... Aprì le altre stanze per sincerarsene. La trovò distesa sul letto, con gli occhi chiusi. La figura di quella donna, il suo unico e grande amore, tanto graziosa quanto tragicamente immobile, suscitò in lui un'agghiacciante sensazione... Un lungo pianto di commiserazione risuonò funesto in quell'eterno silenzio.
Seguirono frenetici tentativi di riparazione dell'orologio, ma per quanta cura il sig. Brown dedicasse alla composizione dei maledetti ingranaggi, quel malefico oggetto non avrebbe mai più ripreso a funzionare. Così, allo stremo delle sue energie, si trascinò verso la camera da letto, diede un bacio alla tiepida fronte della moglie, e si distese accanto a lei.

- Mmmh... Caro, sei tornato?
Il signor Brown balzò in ginocchio sul letto, fissandola incredulo e terrorizzato come chi ha appena visto un fantasma.
- Ma... stai bene? Va tutto bene, caro? Hai una faccia... - continuò la moglie, preoccupata. Ignorando ciò che lui aveva vissuto nelle ultime ore fuori dal tempo, non poteva certo comprenderne lo stato d'animo.
- Ss... sì, stai... tranquilla... - la rassicurò, distratto dal flebile volo di una farfalla appena entrata dalla finestra: quella piccola creatura era ambasciatrice di un nuovo, sorprendente risvolto.
- Ti amo - disse il signor Brown, avvolgendo la moglie in un forte abbraccio. Una lacrima, questa volta di gioia, gli attraversò il volto, mentre l'allegro cinguettìo degli usignoli, dalla finestra, sottolineava un insperato ritorno a quel fluido presente la cui unicità non merita mai di essere ingannata.

Epilogo

- Cosa fai ora? - Chiese la moglie al signor Brown. Lui non riuscì mai a spiegarsi come avesse fatto il tempo a liberarsi dall'incanto in cui lo aveva imprigionato, ma ormai non gli importava: in qualche modo gli era stata data l'occasione di ravvedersi dalla sua ostinata superbia, e si guardò bene da lasciarsela sfuggire.
- Solo un attimo, cara. Ho una piccola faccenda da risolvere... - le rispose, stringendo in una mano l'infido orologio, e nell'altra un martello pronto a fare il suo dovere.

DOC

2 commenti:

Maridasaro ha detto...

Caro dottor Peter, nonchè egregio Mr. Hook:
la mia anima bambina ha bisogno del lieto fine di una storia. E ti ringrazia, insieme all'Alto Ufficiale dell'Esercito Britannico, per averne creato uno così lieve e romantico.
Buona domenica.

Mari da solcare ha detto...

Dott.DOC, mi scuso fuori tempo per le mie assurde pretese di "dettare" il lieto fine alle sue storie. Grazie ancora, comunque, per tanta generosità.