lunedì 27 settembre 2010

Le mie tre favole fondamentali


LE AVVENTURE DI PINOCCHIO. STORIA DI UN BURATTINO

Pinocchio
Questo romanzo, scritto nel 1881 da Carlo Lorenzini (in arte Collodi), l'ho assorbito per la prima volta guardando da piccolo l'affascinante versione cinematografica di Luigi Comencini. Veniva trasmessa dalla Rai, a puntate, e la seguivo con un trasporto tale che ancora ricordo il terrore che mi provocava la vista della balena, o l'angoscia che provai a vedere quel bambino svegliarsi con le lunghe orecchie d'asino. Da allora ne ho fatto la mia favola preferita, e tuttora penso che con le morali che vi sono insite rappresenti una geniale allegoria della vita umana, nei suoi aspetti più profondi.
La maestria del regista e l'ottima interpretazione degli attori sono di tutto rispetto: l'abilità e la spontaneità del piccolo Andrea Balestri (Pinocchio) sono sostenute dall'esperienza di Nino Manfredi (Geppetto), Gina Lollobrigida (Fata turchina), Franco Franchi (Gatto), Ciccio Ingrassia (Volpe), Vittorio De Sica (Giudice), Lionel Stander (Mangiafoco), Ugo D'Alessio (Mastro Ciliegia) e di altri minori. Insieme al romanzo originale si tratta di un'opera sempreverde che consiglio a tutti.

Intelligenza Artificiale
Vorrei inoltre segnalare un altro film - uscito nel 2001 e oggi disponibile (come il Pinocchio di Comencini) in Dvd e cofanetti dedicati - che si ricollega alle vicende raccontate da Collodi, ma questa volta in chiave più moderna, anzi, addirittura fantascientifica. Si tratta di "A.I. - Intelligenza artificiale", una lunga favola (146 min.) diretta dal grande Steven Spielberg su sceneggiatura del grandissimo Kubrick, piena di sentimento e di significati, che diverte e commuove.
La trama è appassionante, Jude Law sopra le righe, il piccolo protagonista recita con talento da attore già affermato. La scenografia e gli effetti speciali, incredibilmente "credibili" fanno dimenticare il mondo reale, donando a quest'opera la migliore cornice che si potesse realizzare.

LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Alice nel Paese delle Meraviglie
In questo caso l'approccio è stato più diretto. Incuriosito da quel racconto di cui avevo diffusamente sentito parlare, un pomeriggio ho estratto il volume dalla libreria dei classici di mio padre, e mi ci sono immerso. Scritto nel 1865 da Charles Lutwidge Dodgson (meglio noto come Lewis Carroll), racconta le avventure (più spesso disavventure) di una ragazzina che si inoltra in una magica dimensione caratterizzata dai personaggi più bizzarri che la letteratura possa ricordare. Un tuffo nella fantasia più sfrenata, in cui l'accurata descrizione di fatti, luoghi e personaggi coinvolge appieno il lettore trascinandolo nei meandri di quel mondo fatato. Degni di nota sono anche il famoso cartone prodotto dalla Disney nel 1951 e il recentissimo film (2010) diretto da Tim Burton: la sua è una divertente e personalissima interpretazione.

PETER PAN NEI GIARDINI DI KENSINGTON

Peter Pan
Si posiziona "solo" al terzo posto delle mie favole preferite in quanto non furono le sue avventure nello specifico ad incantarmi, piuttosto la particolare concezione del personaggio. Da Wikipedia: «Si tratta di un bambino che vola e si rifiuta di crescere, trascorrendo un'avventurosa infanzia senza fine sull'Isola che non c'è, come capo di una banda di Bimbi Sperduti, in compagnia di Sirene, Indiani, Fate e Pirati; occasionalmente incontra bambini nel mondo reale, da dove egli stesso proviene, essendo un bambino mai nato, ed avendo trascorso i primi tempi della sua eterna infanzia nei Giardini di Kensigton.» Peter Pan fece la sua prima apparizione (1902) in "The little white bird" ad opera dello scrittore James Matthew Barrie, seguita da "Peter Pan e Wendy" e da "Peter Pan nei Giardini di Kensigton". Anche qui la "fabbrica dei sogni" Disney ne ha tratto un memorabile film d'animazione (1953), così come il cinema in genere vi ha attinto per innumerevoli citazioni e trasposizioni.


DOC

mercoledì 22 settembre 2010

Arrivederci, Sbirulino


Sandra Mondaini

Meno di due mesi fa omaggiavo la mia "clown" preferita nel post "Fermo immagine". Oggi mi ritrovo a ricordarla con sincero affetto, certo di poter parlare anche a nome di tantissime altre persone.

Cara Sandra,
ti ho sempre guardato con ammirazione, come artista ma ancor prima come persona, per quel misto di grazia e determinazione che ti rendevano così unica.
Impossibile ricordarti senza il tuo Raimondo: professionalità, carisma e passione davvero encomiabili si fondevano nel tangibile amore che vi legava e che generosamente rivolgevate al vostro pubblico.
L'allegria della televisione semplice e intelligente con cui sono cresciuto, la vera "reality tv" che nessuno è mai più riuscito a replicare, quella che così tanto mi divertiva e che difficilmente ritroverò, rimarrà per sempre nel mio cuore insieme all'immagine dei vostri saggi volti sorridenti.

A Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, con profonda stima.


DOC

domenica 19 settembre 2010

Nuvoletta caduta dal cielo


Un vento energico stropicciava gli alberi, li spogliava, spingeva con forza e trascinava con sè ogni cosa, costringendo tutti alla ricerca di un riparo. Aveva spinto nubi nere e minacciose proprio sul centro del paese, e ora si apprestava a lasciare il passo a qualcosa di ancor più devastante. Sguardi preoccupati, dietro i vetri appannati delle finestre, furono testimoni, in quel primo pomeriggio settembrino, del temporale più violento che gli anziani potessero ricordare.
Si fece annunciare da un lampo abbagliante, seguito da un tremendo boato e da una grandine di chicchi grossolani che vennero giù dritti e veloci come proiettili. Nel giro di pochi minuti, l'acqua che si gonfiava tra i vicoli cominciò a creare i primi disagi, e le cose sarebbero anche peggiorate nelle ore successive.
Ma a tarda sera la pioggia cominciò a farsi più fine, e la cattiveria di quelle nuvole, durante la notte, fu lentamente spazzata via da una fresca brezza che aprì il sipario sull'oscurità di un cielo profondo e limpido di stelle, in cui persino un quarto di luna si affacciò da protagonista.
Il mattino seguente vide gli edicolanti impegnati a liberare il loro chiosco dal fango, mentre i gestori dei bar cominciarono a fare i loro importanti caffè solo dopo aver ripulito il marciapiede; un presepe, insomma, che stava gradualmente riprendendo il suo morbido meccanismo. Solo le scuole restarono chiuse, regalando un giorno speciale ad alunni e studenti.
I bambini del quartiere centrale si incontrarono per decidere su come approfittare di quell'inconsueta mattinata di festa. Caccia alle lucertole, visita al rudere, scherzi ai commercianti... ne discutevano animatamente, quando furono distratti dall'avvicinarsi di una ragazzina che non avevano mai visto. Francesco, il più grande e spavaldo di loro, si fece avanti: «Ciao. Come ti chiami?» «Nuvoletta» rispose lei. Inutile dire che, alla pronuncia di quel nome, tra i membri del gruppetto si diffuse un'ilarità incontrollabile. Francesco, che in un primo momento aveva condiviso i commenti con gli altri, tornò serio e si presentò: «Io sono Francesco». «Piacere», rispose Nuvoletta, con una certa noncuranza. «Cos'hai in mano?» chiese lui. Glielo mostrò. Le sue mani, chiuse a guscio, si aprirono svelando una sorta di bianco vapore, cangiante e luminoso, che suscitò lo stupore e la curiosità dei presenti.
«Ma... che roba è?» «E' il frammento di una nuvola», rispose lei. E continuò: «E' la mia guida, me l'hanno data lassù. Ho chiesto di poter interagire con gli umani, e il mio desiderio è stato esaudito». Francesco era abbastanza maturo da non fidarsi della prima fandonia che gli venisse raccontata... ma fortunatamente ancora abbastanza "piccolo" da lasciarsi attrarre da quella novità. «Come funziona?» «Esprimi un desiderio», disse Nuvoletta, mentre gli altri osservavano increduli, divisi tra chi si lasciava trasportare, dubbioso, e chi derideva pur curioso.
«Aspetta... vediamo... voglio andare su Marte, con tutti i miei amici». Nuvoletta sorrise, schiuse nuovamente le mani e lasciò che quel frammento di nuvola si espandesse e avvolgesse tutti loro per soddisfare le richieste appena espresse.
Da quel giorno continuarono a navigare nello spazio, di pianeta in pianeta, dando corpo ai loro giovani desideri, rafforzando la loro amicizia e avventurandosi in mondi sconosciuti e meravigliosi. Ogni tanto facevano ritorno sulla Terra per reclutare nuove anime in cerca di evasione, e ogni volta una buia giornata nuvolosa si sarebbe trasformata in una eccezionale opportunità per ragazzini desiderosi di avventure.


DOC

giovedì 9 settembre 2010

Breve riflessione sui riflessi


Tramonto sul mare

Non hai idea di quanto ami il sistema solare. Perchè? Beh, perchè è mio. E' a me che è dedicato, in quanto essere umano. Un esempio? Bene. Prendi una giornata serena, siediti sulla panchina di un lungomare qualunque (ne abbiamo di meravigliosi sulle coste italiane), e osserva la superficie del mare. Che sia di notte con la luna piena, o di giorno con il sole a palla, vedrai una cuspide di riflessi partire dall'orizzonte, esattamente ai piedi dell'astro, e scivolare sulle onde fino a raggiungerti. Prova a spostarti: dai dieci metri ai mille chilometri, il risultato non cambierà.
Il riflesso degli astri è sempre diretto verso di noi, e a volte penso che siano loro ad osservarci, anticipando le nostre attenzioni.
Certo, è tutto spiegabile con le leggi dell'ottica e della rifrazione della luce, ma questa volta, mio caro fisico*, non voglio crederti. Piuttosto mi chiedo: è la luce che si è adeguata al nostro sguardo, o siamo noi ad essere stati creati con apposite percezioni affinchè ne potessimo godere? L'alternarsi del giorno e della notte: era programmato perchè gli umani potessero basarvi la vita, oppure è stata la loro evoluzione ad assecondarlo? E non venite a parlarmi di casualità.

DOC

(*) Mi viene in mente un certo Pignatale, professore di matematica e fisica, che non sarebbe stato saggio contraddire, vista la sua abitudine a torturare gli studenti (sottoscritto compreso) con pressioni e violenze psicologiche di ogni sorta.

venerdì 3 settembre 2010

Sulle tracce del topo



La "tela" che vedete qui sopra l'ho dipinta a occhi chiusi. A dire il vero non sono il diretto artista, ho solo guidato alla cieca il "topo" che l'ha dipinta per me. Ok, mi spiego meglio. Per topo intendo il mouse, che è il mio principale strumento di lavoro. Questa immagine rappresenta una mia giornata lavorativa, tanto che potrei intitolarla "1 Settembre 2010".
Per elaborarla non ho fatto altro che lanciare al mattino un programmino (tanto inutile quanto originale) e poi interromperlo poco prima di andare via dall'ufficio. La funzione di questo programma è molto semplice: esso traccia una linea seguendo i movimenti del puntatore del mouse; i pallini corrispondono a momenti di inattività, e il loro diametro è proporzionale alla durata della pausa. Il software mostra nella sua finestra la grafica che si va a delineare, e quando lo interrompi puoi salvare il risultato finale come file di immagine, che sarà simile a quello appena mostrato, o al seguente del 2 Settembre.


Rendersi conto che, mentre lavoriamo al pc, i movimenti della nostra mano sul mouse disegnano degli involontari scarabocchi virtuali, è divertente e fa riflettere. E' un po' come scoprire la "danza delle api" per la prima volta, o come quando impressioniamo su una pellicola i fasci di luce generati dai fari delle automobili in movimento su una strada notturna, che ad occhio nudo non sono visibili, ma sulla foto appaiono come delle lunghe scie luminescenti.


Di questi esempi se ne potrebbe elencare un'infinità. I movimenti degli esseri umani, quelli degli animali e delle piante, le orbite dei corpi celesti, i moti ondosi, e così via: nulla rimane fermo, e ogni cosa o essere vivente è artefice, con il suo costante movimento, di capolavori che riusciamo a percepire solo in minima parte. Possiamo vedere il solco scavato da un corso d'acqua, ma non ci è dato vedere il caotico intreccio disegnato dai movimenti dei pesci che vivono al suo interno, o i più regolari arabeschi tratteggiati dai pianeti attorno al sole, o ancora quelli meno regolari segnati nello spazio da una mosca nell'arco della sua vita.
E capisco a cosa si riferisce Battiato, quando parla delle «geometrie esistenziali» tracciate dagli uccelli in volo. Siamo tutti parte di un gigantesco e misterioso scarabocchio, anzi, tridimensionalmente parlando, di un'enorme gomitolo, una sontuosa spaghettata, un'intricata matassa il cui famoso bandolo ci sfugge.


DOC