giovedì 29 luglio 2010

Marmocchio, il burattino di carne

C'era una volta un bel bambino di nome Marmocchio che aveva un grande desiderio: voleva diventare un burattino come tutti gli altri. Allora si rivolse alla Fata Turchina e le chiese: «Fata, fatina mia, mi compri la Pleistèscion?». E lei: «Hai fatto i compiti caro?». Lui: «Certo che sì, fatina». Ma quella era una grossa bugia, cosìcchè all'improvviso il suo naso cominciò... stava... sarebbe... rimasto normale. Allora la fatina disse: «Anche se sono sempre in giro e non posso accertarmi di ciò che fai, sono sicura che stai dicendo la verità. E quale fatina non comprerebbe la PS3 al suo Marmocchio così bravo?». Detto, fatto. Prese il SUV, ed in un battibaleno lo portò nel magico mondo di MediaWorld.
Quando tornarono a casa, lui non stava nella pelle: c'era proprio tutto, consolle, cavi, joystick, telecomando, "fancool thermo nitho" (si chiama proprio così), pedali, sterzo, chitarra... Insomma, tutti gli ammennicoli possibili ed immaginabili. Ma per realizzare il suo sogno dovette tornare più e più volte dalla fatina, che lo dotò di ipod, iphone, phon, pc, wii, wc, gps, abs e trazione integrale fino a trasformarlo nel più vero burattino dell'era moderna.

Burattino di carne

Passarono gli anni, e accadde che suo nonno, quando morì, gli lasciò un libro. Si trattava del suo primo libro di fiabe, ormai quasi ammuffito, che aveva conservato per tutti quegli anni. Lui aprì il libro, lesse la dedica del nonno sulla prima pagina, e lo richiuse. Prese il telefonino, e mandò un sms alla sua ex: «Amò CVD Gpptt nn ma lasc 1E. -male k c6 tu k lavò. Cvd x axitivo. Tvtb». (Traduzione: «Cara, come volevasi dimostrare Geppetto non mi ha lasciato un Euro. Meno male che ci sei tu che lavori. Ci vediamo dopo per l'aperitivo. Ti voglio tanto bene»).
Quindi, annoiato, si stravaccò sul divano. Sotto la schiena qualcosa gli stava dando fastidio. Era quell'odioso libro. «Cosa ci avrà trovato quel vecchio balordo in questo mucchio di scemenze da conservarselo per così tanto tempo?» si chiese. La curiosità lo spinse ad avventurarsi nella lettura. Poco dopo si accorse che gli stava facendo uno strano effetto...
Quella era la prima volta che leggeva una favola, e anche se non riusciva a comprendere alcuni vocaboli, così lontani dal suo linguaggio e dalla sua cultura, dovettere ammettere a se stesso che la cosa non era affatto spiacevole. Si lasciò prendere così tanto che lo divorò tutto d'un fiato. Giunto alla fine, chiuse il libro, se lo poggiò al petto e... «Rispondi Marmocchio, io sono il Ranocchio. Rispondi Marmocchio, io sono il Ranocchio. Rispondi...». Era la suoneria del suo cellulare. «Sì? Si, scusa, non m'ero accorto dell'orario. No, stavo ciattando con l'Umberto. Si, no. Sto bene. Mi senti strano? Spostati che lì non prende. Ci sei? Ok. M'infilo i gins e scendo».
Scese. Andò a trovare la ex al bar, discussero di tutto, tranne che del libro. A dire il vero, non avrebbe mai osato parlarne a nessuno. Chissà che vergogna, se avesse rivelato a qualcuno che, anche se solo per un paio d'ore, quel giorno era tornato bambino.

DOC

martedì 27 luglio 2010

Matto Matteo



Matto Matteo si aggira per strada,
pedone provetto sfida l'asfalto,
cerca qualcuno, incontra Spada,
gli chiede due tiri, lui guarda in alto.

Matto Matteo riprende il cammino,
a testa bassa ma sempre guardingo;
cerca qualcuno, un collega di vino,
quale son io che qui lo dipingo.

Matto Matteo vorrebbe parlare
di quell'amico che han maltrattato
o di quell'uomo che sta sull'altare
o della rivolta che ha sempre sognato.

Matto Matteo lo conoscono in tanti,
più per cognome che non per il nome,
il suo portafogli pieno di santi
ora l'ha perso, non si sa come.

Matto Matteo è un buon compagno,
uno qualunque ma non uno a caso;
in questo viaggio io l'accompagno
poi lo saluto asciugandomi il naso.

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lunedì 26 luglio 2010

Vecchio cuore


Clessidra
Ho rincorso sentimenti già provati,
allegria, vitalità, spensieratezza,
nelle vecchie canzoni imprigionati
nei ricordi ad esse collegati.

Ho rincorso sentimenti già provati,
amicizia, amore, dolcezza,
nelle vecchie foto imprigionati
nei ricordi ad esse collegati.

Ho rincorso sentimenti già provati,
speranza, fede, pienezza,
nelle vecchie agende imprigionati
nei ricordi ad esse collegati.

Ho provato i sentimenti più spietati,
malinconia, nostalgia, tristezza,
dal mio vecchio cuore sprigionati
rincorrendo quei tempi ormai andati.

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giovedì 22 luglio 2010

Don Mimino


Smile
Il prof. di Religione
ha un faccione
grosso e pacioccone,
è divertente e simpaticone,
Don Mimino è il suo nome.
Poverino bel bambino
che stamane sei arrivato
e come in aula sei entrato
sei rimasto spaventato
dalla faccia da coglione
del professor di Religione.

DOC


Dal diario di prima superiore, ripetente.

mercoledì 21 luglio 2010

Girotondo


Terra Luna Sole
Gira la Luna attorno al suo asse,
si guarda attorno, è ancora assonnata;
ammira le stelle più alte e più basse,
la guardo e m'ispira una rima baciata.

Gira la Luna attorno alla Terra,
le offre il Sole oggi ch'è piena;
maree alte e basse che fanno la guerra
m'invitano al gioco della loro altalena.

Gira la Luna attorno al gran Sole,
assieme alla Terra compagna di viaggio
e agli altri pianeti che come Dio vuole
con quella danza gli rendono omaggio.


DOC

martedì 20 luglio 2010

Una birra con lei



Una birra con lei
spero non sia l'ultima
non sia indigesta
come lo è stata questa
storia così intima
che sono già ubriaco.


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lunedì 19 luglio 2010

Essere umano


Ankh
Vedere io posso quel che mi circonda
senza sapere se esiste davvero,
sentire il fragore di un'onda
o il battito lieve di un cuore sincero,
toccare la roccia di una grotta profonda
in cima al Vesuvio o in fondo al Mar Nero,
annusare l'effluvio di una Dalia bionda
sia fiore o donna io l'amo davvero,
gustare la vita gioiosa o iraconda,
ma quello che conta alla fine è il pensiero.

DOC


Immagine: ANKH (Vedi voce su http://it.wikipedia.org/wiki/Ankh)

Non essere più


KaVedere non posso quel che mi circonda
e a volte mi chiedo se esisto davvero,
sentire il fragore di un'onda
o il battito lieve di un cuore sincero,
toccare la roccia di una grotta profonda
in cima al Vesuvio o in fondo al Mar Nero,
annusare l'effluvio di una Dalia bionda
sia fiore o donna l'ho amata davvero,
gustare la vita gioiosa o iraconda
a me più non spetta, io sto al cimitero.

sabato 17 luglio 2010

Senso di colpa


Luna.gif
Sfera bianca abbagliante
su manto nero a pois
quando sei piena
e la notte è serena.
Perché non ti mostri?
Sei dietro le nuvole,
fuori fase o malata di eclissi?
Forse sono io che non ti merito.
Perdonami.


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venerdì 16 luglio 2010

Disperso tra le onde


Avevo il fiato in gola. Se non collassai, fu un miracolo. Non mi era chiaro da quanto tempo stessi correndo e neanche l'orologio potè aiutarmi a stabilirlo: le lancette giravano alla velocità del tempo, il passato aumentava fagocitando un presente che proveniva dal futuro. Simulavano per dispetto quella mia folle corsa impedendomi di vedere l'ora. «Non vedo l'ora di vedere l'ora», pensai, e una grottesca risata nervosa, che per troppo tempo era rimasta incastrata nei bronchi lasciandomi senza respiro, scaturì dalla gola quasi come un'ultima esalazione. Per evitare di crollare, fui costretto a sedermi, condannandomi del tutto.
Bastò quell'attimo di pausa, infatti, a permettergli di raggiungermi e di accarezzarmi. La sua mano avvolse il mio pensiero e ne fece un fagotto destinato alla lavatrice. Dopo, il mio cervello era così bianco che più bianco non si può, appena cullato da parole insignificanti, motivetti isterici e ossessive facce da culo.
Quando tutto ormai pareva essere perduto, il signor Black Out si insinuò improvvisamente nel parallelepipedo, strappandogli l'energia dal cuore. In un lampo tornai libero, libero di vivere e di pensare. Ci misi qualche minuto per destarmi completamente da quell'incubo; il primo pensiero che ebbi a mente lucida fu ovviamente quello di ricominciare a correre: avrei ottenuto un buon vantaggio se fossi ripartito subito, prima che l'abominevole ammasso di puntini colorati e di suoni programmati avesse ripreso coscienza. Ma le cose non andarono così.
Gli occhi videro una lucina rossa accendersi, una maledetta associazione di idee sbagliate fornì alla mia mano il movimento automatico del dito pollice e il polpastrello agì sul tasto numero uno. Con quel rapido gesto involontario mi trovai nuovamente sommerso da un mare di consigli per gli acquisti, con la mente che galleggiava su invisibili onde radio, ingurgitandole come un salvagente bucato.
In seguito, al tentativo di liberarmi dalle grinfie di quel mondo immondo, vi rinunciai del tutto. Orai ero talmente in simbiosi con quella realtà che separarmene mi provocava un fastidioso disagio, una sorta di incontrollata ed insopportabile astinenza.
Poco male, in fondo sono un consumatore, ed era quindi destino che dovessi consumare la mia vita in quella maniera. Adesso ho acquisito una certa dimestichezza con l'ambiente: conosco a memoria il palinsesto, anzi, sono capace di prevedere le trasmissioni future, notizie comprese. Inoltre penso di potermi ritenere un vero campione di zapping: riesco a vedere ventotto canali contemporaneamente, su un solo apparecchio. E se per caso dovesse andare via l'audio, sono in grado di doppiare alla perfezione la voce di chiunque.
Tutto sommato devo dire che questa presa di posizione ha più di un lato positivo. Ad esempio, quando andrò al supermercato, saprò già cosa comprare senza bisogno di fare la lista; quando andrò a votare, saprò già a chi dare il mio consenso senza dover interrogare la mia coscienza; quando assisterò di persona ad un atto di violenza, non proverò alcuno sdegno: ne ho già visti così tanti che ci ho fatto l'abitudine.
Ma soprattutto, non ho più motivo di correre affannosamente: grazie a questa scorciatoia, ho anticipato di parecchio tempo il mio traguardo.


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giovedì 15 luglio 2010

Il foglio e la foglia


L'ho trovato finalmente, ho trovato il mio pianeta,
ora posso abilmente modellarlo come creta.
Ci faccio una barchetta oppure un aeroplano,
ma bisogna che l'ammetta: non mi porteran lontano.
Vola lontano la fantasia con questo mio bel gioco,
ma per quanto bello sia un bel gioco dura poco...
E' il gioco di un giorno, forse due, forse tre,
ma se ti guardi attorno già il quarto più non v'è.
Non era forse meglio giocare a qualcos'altro,
un gioco un po' più sveglio, qualcosa di più scaltro?

L'ho trovato finalmente, ho trovato il mio pianeta,
ora posso egregiamente disegnare Alfa e Beta.
Antiche come il mondo son l'arte e la scrittura,
ma poi, in fondo in fondo, chi paga è la Natura.
La madre di noi tutti, il primo è stato Adamo,
strappandole i suoi frutti ancora noi pecchiamo.
Di quella prima mela ci siamo già ingozzati,
e poi per farne tela dell'albero appropriati.
Ma le opere più belle son quelle di un Maestro
che è sceso dalle stelle non certo per far "Vestro"!*

L'ho trovato finalmente, ho trovato il mio pianeta,
ora posso allegramente fare il gioco del poeta.
Piatto, candido figlio d'albero per te morto,
mutata foglia in foglio, cartaceo supporto.
Pianeta senza strade, le strade sono queste
parole mute, spade che uccidono foreste.
Indietro non puoi andare, bisogna andare avanti,
e non basta pregare ma unirsi tutti quanti.
Unirsi nell'amore per una terra malata,
difendere anche un fiore da quella falce forsennata.

L'ho trovato finalmente, ho trovato il mio pianeta,
ora posso tristemente fare il gioco del profeta.
E tu, mio amato figlio, potrai ancora giocare?
E il figlio di tuo figlio di me che pensare?
Che gli ho lasciato un'arida terra di cemento?
Che l'ho privato di ogni ossigeno e alimento?
Il verde si fa bianco che il nero può segnare,
ma io ed il mio branco per quanto respirare?
L'ho chiesto a un anziano che andava in triciclo,
e lui, da lontano: «Io la riciclo!».


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(*) Per i più giovani: Vestro era un voluminoso catalogo d'abbigliamento per corrispondenza, presente in quasi tutte le case negli anni '70/'80. Fortunatamente la ditta è poi fallita...

mercoledì 14 luglio 2010

Tre quarti


Tre gli stati della materia:
solido, liquido, gassoso.
Ma un quarto,
che consistenza avrebbe?
Io lo vorrei come terra
prima dell'uomo, come mare
calmo e burrascoso, come cielo
rivolto all'infinito.

Tre le dimensioni:
lunghezza, altezza, profondità.
Ma una quarta,
che piega seguirebbe?
Io la vorrei come vento
mutevole, come pensiero
astratta, come fantasia
rivolta alla felicità.

Tre sono i tempi:
passato, presente, futuro.
E un quarto,
tu lo sai come sarebbe?
Io lo vorrei come sogno
mai infranto, come attimo
colto fuggente, come speranza
rivolta all'avvenire.


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sabato 10 luglio 2010

Io, novello blogger


Blogger in draft

Davanti a te l'evoluzione della mia passione per i diari (ne conservo ancora una quindicina), unita ad un'altra passione, quella per la scrittura in genere. Inclinazioni che qualche anno fa ho abbandonato, ma che ora ho deciso di riprendere approfittando delle potenzialità della comunicazione digitale.
A differenza di allora, infatti, adesso le mie esperienze e le mie elucubrazioni possono essere gratuitamente diffuse (spero di non far danno) in tutto il pianeta (e forse anche oltre: in questo caso approfitto per salutare tutti gli E.T. connessi...), senza limiti di quantità dei contenuti (quando ti sei stufato chiudi pure), con un gran risparmio di carta e inchiostro (l'inquinamento come tutte le cose cambia solo la forma), la qualità dei contenuti non cambia (ciò che sarebbe da censurare lo censuravo già io nei miei diari), la multimedialità è un valore aggiunto (ce n'è così tanta in giro che risulta ormai quasi più noiosa della pubblicità). (Perdonami, ma c'era un 3x2 sulle parentesi).
Ma la vera differenza sta nella risposta: ciò che prima era racchiuso tra le poche pagine di un diario e le molte di un cervello, ora è condiviso con il mondo intero; il che si traduce in pochi e sfortunati utenti che hanno avuto la sfiga di "incontrarmi". Per venirgli incontro, metto a loro disposizione un modulo "commenti" e un indirizzo email, con cui potranno ribattere alle mie sconfinate idiozie.

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