martedì 1 agosto 2017

Spie come noi (prima visione assoluta)


Fin dalla notte dei tempi, e senza soluzione di continuità, l'approccio più immediato tra due estranei che si incrociano per la via è assicurato dallo sguardo occasionale. Interfaccia in comodato d'uso gratuito, l'occhiata - apparentemente distratta - mette in moto tutta una serie di processi mentali che del destinatario, in brevissimo tempo, ci consente di elaborare un profilo: grossolano, improvvisato e del tutto soggettivo, ma sufficiente a non farci cogliere impreparati.
A sguardo puntato, nel caso in cui l'incontro non sia dei più fortunati, un innato istinto di sopravvivenza induce infatti a prendere rapidamente delle contromisure, come abbassare subito gli occhi per non "sfidare" quelli altrui, accelerare il passo, mascherare la propria vulnerabilità, fino - alle brutte - a optare per un repentino cambio di direzione. Lo stesso vale al contrario, quando cioè intravediamo nelle iridi in avvicinamento qualcosa di particolarmente attraente: a quel punto il nostro animo si apre all'accoglienza, e se siamo abbastanza interessati e coraggiosi da voler approfondire, il corpo è pronto a manifestarlo attraverso opportuni segnali, a partire proprio da uno sguardo sostenuto, se non perfino ammiccante.


In realtà, tra il nero dell'incontro sgradito e il bianco del "colpo di fulmine", a farla da padrone, per casistica, è un'ampia gamma di sfumature di grigio. Sono decine, spesso centinaia le istantanee che ci scattiamo reciprocamente con gli occhi ogni giorno, ma la maggior parte di queste ci lascia pressoché indifferenti, tanto da non meritare traccia nella nostra memoria visiva. Tuttavia, anche la più insignificante scintilla concorre a formare la nostra esperienza globale, e - abituato per natura a catalogare meccanicamente qualsiasi cosa si offra alle percezioni - ciascuno di noi, durante la propria vita, tiene aggiornato un personalissimo prontuario di "etichette", utile a rendere i successivi confronti sempre più rapidi ed efficaci.


«Etichettare la gente ci separa», recita lo spot qui sopra; in effetti, la tentazione di scadere nella superficialità, o peggio nella grettezza del pregiudizio, è sempre in agguato. Fortunatamente, l'assortimento di elementi umani è talmente vasto da non lasciarsi inquadrare con tanta facilità; così una semplice passeggiata tra i nostri simili resta dignitosa, e anzi può rivelarsi un'intrigante avventura, se affrontata con adeguato spirito d'osservazione e innocente curiosità.
In quest'ottica, è buffo notare come ognuno adotti un metodo diverso e ben definito nel modulare il proprio contatto visivo con gli altri. Confezionato con il filo dell'esperienza di cui sopra, questo abito (dal latino habitus - modo di essere, disposizione d'animo) è destinato a diventare uno dei tratti più peculiari della nostra personalità.
C'è ad esempio la tipa altezzosa che indossa un patrimonio tra vestiti, gioielli e accessori, e che non ti degna di uno sguardo nemmeno se ti esibisci in un triplo salto mortale sotto i suoi occhi, salvo lanciarti una sprezzante sbirciatina di sbieco dallo spiraglio laterale degli occhialoni scuri, ma solo quando giunge spalla a spalla, così da non lasciarti il tempo di ricambiare, perché per lei sarebbe un affronto troppo oltraggioso da sopportare. Poco male, se pensiamo a quanto possa risultare imbarazzante - al contrario - essere sottoposti di prepotenza ad un esame pressante e sleale, quale ad esempio lo sguardo allupato di un maschiaccio seduto allo squallido bar di periferia, che qualsiasi anima femminile rientri nel suo campo visivo, fosse anche distante due isolati o al decimo piano del palazzo di fronte, la consuma sfacciatamente con gli occhi fino a farla scomparire (stessa sorte che la bocca riserva alla quinta birra, sbrodolandosi).


Stemperando i toni, un buon grado di civiltà fa sì che la stragrande maggioranza degli sguardi donati sia rispettosa, a patto di essere noi per primi a darci un contegno. Tanto diffuso quanto inoffensivo, è ad esempio l'atteggiamento omologato di chi - preso da mille pensieri e commissioni da sbrigare - inserisce il "pilota automatico": passo da Super Mario, un'occhiata a sinistra, una dove mette i piedi, una a destra, una a te che gli vai incontro (o al palo da scansare); e poi di nuovo sinistra, basso, destra, avanti... un ciclo che si ripete in un loop oculare praticamente infinito, atto a distribuire la stessa dose di attenzione a qualsiasi cosa, animale o persona si trovi nei paraggi, in modo da lasciare la testa più libera per altri scopi, ovvero diversamente impegnata.
Una minoranza fuori controllo - ma proprio per questo degna di nota - è rappresentata invece da chi ti fissa con ostinata insistenza (e relativo sgarbo, ma non ci è dato sapere se consapevole) senza lasciar trasparire il minimo indizio sul motivo di tale condotta, fino a costringerti a fare altrettanto, per cercare di capire se si tratti di una persona che hai conosciuto (ma che non stai ri-conoscendo); o ti chiedi se sei davvero così affascinante da meritare tanta attenzione da parte di quell'estraneo (ma peccato che lui/lei non sia mai il tipo che fa per te); oppure pensi di avere qualcosa che non va, tipo un dettaglio fuori posto o una mosca sul naso... E invece no: pare che il compito di questi alieni infiltrati nella società sia solo quello di appiccicarti un sottile disagio per il resto della giornata.


Rientrando alla base, se mettiamo da parte la forma e ci concentriamo un attimo sull'essenza, va ricordato che uno scambio di sguardi può trasformarsi in scambio di vedute, e successivamente evolvere in scambio di corpi, se non addirittura completarsi in uno scambio di vite. Prima che dei nostri genitori, siamo figli del loro primo sguardo: non meno prezioso del cibo, dell'acqua, e dell'ossigeno, quindi. Ma nell'epoca attuale, quello che in apertura ho definito come la più antica, immediata e diffusa forma di socializzazione tra due estranei, per la prima volta soffre una fase di oscuramento.
La minaccia viene dal dilagante fenomeno battezzato "smartphone walkers": etichetta che identifica quanti, camminando a occhi bassi e mente rapita, si lasciano "trasportare" unicamente dal display del cellulare. Prassi in costante aumento, così come il numero degli incidenti che ne deriva: non a caso, in Olanda stanno sperimentando un'apposita segnaletica luminosa pedonale, mentre a Honolulu il sindaco è corso recentemente ai ripari emettendo una serie di divieti con relative sanzioni, e c'è da aspettarsi che altri suoi colleghi prendano esempio. Di fronte a un trend a cui ci si può solo arrendere, si tenta insomma di limitare i risvolti maggiormente nocivi.
Tornando a noi, a risentirne più in generale è il contatto umano, fisico, in questo caso per l'appunto visivo: un'alchimia, una poesia, una magia tanto complessa quanto indispensabile, che riconduce direttamente al Creato e che nessuna tecnologia al mondo sarà mai in grado di rimpiazzare o di riprodurr... Ehm, scusate l'interruzione, ma devo lasciarvi: mi chiamano in videochat. Ho aggiornato l'app con le nuove funzionalità emozionali e non vedo l'ora di provarle... Magari ne riparliamo, okay? Non perdiamoci di vista!


DOC

venerdì 21 luglio 2017

That's Amore

Disegni di Mordillo sulla nave "Moby Love" (foto DOC, 2011)



Ed e Marsha

Cosa c'è di più romantico di un cadavere alieno sfigurato? Per Ed e Marsha Edmunds, questo è amore. Marito e moglie, amano i mostri quasi quanto l'un l'altra: attorno al loro comune interesse per le creature di altri mondi (spesso terrificanti) hanno avviato una vera e propria impresa, la "Distortions Unlimited": una casa di articoli di scena in Greeley, Colorado, specializzata in oggetti d'orrore, maschere e altre creazioni. Con Ed che gestisce la produzione creativa, e Marsha che cura il lato aziendale, questi piccioncini (zombie?) hanno trascorso gli ultimi 25 anni lavorando insieme, con risultati "spaventosamente" positivi. (Tradotto dalla didascalia originale).

Nothing says romance like a disfigured alien corpse, right? For Ed and Marsha Edmunds, that’s love. The husband-and-wife team loves monsters almost as much as they love each other, and have built a business around their shared interest in out-of-this-world (and often terrifying) creatures. Together, they opened up Distortions Unlimited—a prop house in Greeley, Colorado, that specializes in horror-themed props, masks and other creations. With Ed handling creative production and Marsha taking care of the business side, these lovebirds (er ... zombies?) have spent the last 25 years working together with frighteningly good results.



Charlie e Lois

Charlie e Lois O'Brien, entomologi, possiedono la più grande raccolta privata di insetti del mondo. Durante i loro 55 anni di matrimonio hanno viaggiato nel mondo raccogliendo campioni per la loro collezione, praticamente unica. Ora, da ultraottantenni, la coppia intende donare i loro insetti - 1.250.000, conservati e catalogati accuratamente nella loro casa di Arizona - ad un'università di ricerca. Anche senza i loro insetti, l'amore che hanno costruito su zampette, ali e pungiglioni continuerà a vivere in loro.

Entomologists Charlie and Lois O’Brien have the largest private collection of insects in the world. In their 55 years of marriage, these real life “love bugs” have traveled the world gathering specimens for their unique collection. Now in their 80s, the couple plans to donate the 1.25 million bugs carefully catalogued in their Arizona home to a research university. Even without their insects, the love they built on little legs, wings and stingers will live on.



Romeo e Giulietta

Colorado, Arizona, viaggi intorno al mondo... Ma alla fine, se davvero vogliamo parlare d'amore, quale luogo migliore di "casa nostra"? (Video in italiano).

Dear Juliet — two words read thousands of times by volunteers at the Club di Giulietta in Verona, Italy, the city that is the setting for Shakespeare’s “Romeo & Juliet.” There, dedicated "Love Secretaries" respond to love letters sent in from all around the world with words of encouragement, wisdom and advice.



Dean Martin e Jerry Lewis

Sipario. Non sta bene rubare il titolo ad una graziosa canzone senza renderle omaggio, così eccola qui: "That's Amore", «canzone del 1952 composta dal compositore Harry Warren e dal paroliere Jack Brooks. Divenne un notevole successo nel 1953 nella registrazione di Dean Martin. Peculiarità del brano è la contaminazione della lingua inglese con alcuni termini in italiano. Il brano è anche una dichiarazione d'affetto per Napoli e per le sue tradizioni come la pizza e la tarantella. La canzone apparve per la prima volta nella colonna sonora del film "Occhio alla palla", distribuito dalla Paramount Pictures il 10 agosto 1953». (Wikipedia)

(In Napoli where love is king / When boy meets girl here's what they say) / When a moon hits your eye like a big pizza pie / That's amore / When the world seems to shine like you've had too much wine / That's amore / Bells will ring ting-a-ling-a-ling, ting-a-ling-a-ling / And you'll sing "Vita bella" / Hearts will play tippy-tippy-tay, tippy-tippy-tay / Like a gay tarantella / When the stars make you drool just like a pasta fazool / That's amore / When you dance down the street with a cloud at your feet / You're in love / When you walk in a dream but you know you're not dreaming signore / Scuzza me, but you see, back in old Napoli / That's amore / (When a moon hits your eye like a big pizza pie / That's amore / When the world seems to shine like you've had too much wine / That's amore / Bells will ring ting-a-ling-a-ling, ting-a-ling-a-ling / And you'll sing "Vita bella" / Hearts will play tippy-tippy-tay, tippy-tippy-tay / Like a gay tarantella, lucky fella / When the stars make you drool just like a pasta fazool) / That's amore / (When you dance down the street with a cloud at your feet / You're in love / When you walk in a dream but you know you're not dreaming signore / Scuzza me, but you see, back in old Napoli) / That's amore / Amore, that's amore.


DOC


NOTA - Post ispirato da una piccola perla in 150 parole: "Coppia stabile, bene comune", di Maria D'Asaro, pubblicato sul settimanale "100NOVE" n.28 del 13.7.2017 e sul suo mitico blog Mari da solcare.

domenica 2 luglio 2017

The Wikipedia effect (dramma in 4 atti)

Atto Primo - Il mostro di Frankenstein. Della sua pericolosa inaffidabilità, Wikipedia non ha mai fatto un tabù, anzi.
Metamorfosi dell'antenata "Nupedia", la nota enciclopedia online Wikipedia deve gran parte del suo successo proprio ad un'innovativa formula di vincolata libertà, grazie alla quale chiunque può erigersi ad autore, a prescindere dalle specifiche competenze richieste da ogni singola voce. L'esperienza insegna: in origine, i rigidi controlli vantati dalla vecchia Nupedia - ciascuna voce doveva superare ben sette esami, affidati ad altrettanti esperti, prima di poter essere consacrata alla pubblicazione - frenarono da subito l'ambiziosa impresa, decretando un flop di proporzioni a dir poco bibliche. Immaginate un'enciclopedia universale che conta solo 25 voci... ebbene, difficile a credersi, ma nell'arco dei suoi 3 anni e mezzo di vita fu proprio questo il misero raccolto di Nupedia. Tuttavia, i suoi creatori non si diedero per vinti; così, per riesumare quel mostro di Frankenstein mal concepito, lo liberarono dalle catene delle severe revisioni, e gli applicarono la scossa elettrica del "wiki", geniale piattaforma software che consente di incrementare i contenuti in simultanea da ogni parte del mondo.
La neonata enciclopedia, battezzata Wikipedia, crebbe ad una velocità tale da superare ogni più rosea previsione. Alla tenera età di due mesi e mezzo contava già oltre 3.000 pagine, grazie soprattutto al motore di ricerca Google che "involontariamente" e inaspettatamente fece da volano; oggi, a 16 anni compiuti, solo la versione inglese ne conta più di 5 milioni.

Atto Secondo - I buttafuori. Evidentemente, la lungimiranza dei fondatori di Wikipedia non prevedeva sfumature nè compromessi. Nupedia era estrememente improntata sulla qualità, ovvero sull'incontestabilità dei contenuti; ma si rivelò un frustrante lavoraccio, ripagato solo da una imbarazzante impopolarità. Wikipedia, al contrario, con un minimo investimento di risorse conquistò rapidamente il massimo indice di gradimento in rete. Un successo stratosferico, vivo e vibrante a tuttoggi, tanto da condizionare radicalmente le nostre abitudini intellettive. Ma... vi siete mai chiesti a che prezzo? Quanto è lecita e condivisibile, questa libera interpretazione del progresso? Cosa stiamo consegnando, in definitiva, nelle mani dei posteri? Un esempio perfetto per il concetto che vado a sviluppare sono le voci di Wikipedia che rientrano sotto la categoria "biografie".
Immaginiamo un ipotetico Mario Rossi, scrittore e giornalista di una qualsiasi epoca. Il sig. Rossi, durante la sua inappuntabile carriera, ha scritto decine di articoli sui quotidiani, alcuni apparsi persino in prima pagina, e per questo è stato anche premiato varie volte ad altrettanti concorsi indetti nella sua regione; ha inoltre rivestito il ruolo di conduttore di programmi d'approfondimento giornalistico per le radio e le Tv locali, e per ben 15 anni è stato direttore responsabile della maggiore testata a diffusione regionale. Ma non è tutto: ha anche scritto due interessantissimi libri, pubblicati da una delle più grandi case editrici nazionali, che hanno riscosso un discreto successo di critica e che gli sono valsi vari premi durante alcune manifestazioni nella sua regione.
Ebbene, o meglio ahimè, se questo Sig. Rossi esistesse, il suo profilo su Wikipedia non potrei mai linkarvelo. Se qualcuno decidesse di dedicargli una pagina su Wikipedia, questa potrebbe essere infatti rapidamente cancellata da uno degli utenti che si accollano il cosiddetto "lavoro sporco", ovvero verificano che i contenuti inseriti rispondano a specifici "criteri di enciclopedicità" prestabiliti. L'operato del Sig. Rossi, per quanto encomiabile, non sarebbe sufficiente ad annoverarlo automaticamente nell'olimpo di Wikipedia, nè secondo i criteri assegnati ai giornalisti, nè secondo quelli previsti per gli scrittori. Disattesi questi discutibili criteri ("discutibili" nel senso che sono gli stessi utenti a redigerli, e successivamente a discuterli, arricchirli e affinarli), al "buttafuori" di turno basterebbe che una fonte risultasse insufficiente, o che un link di terze parti cessasse di funzionare, per decidere di cestinare la pagina in oggetto. E del Sig. Rossi non si saprebbe mai più nulla, a meno di non avventurarsi altrove, ovvero affidarsi a sistemi di ricerca alternativi sul web, meglio ancora a una tradizionale capatina in biblioteca. A malincuore, di eventuali buchi neri che dovessero inghiottire ipotetici sig. Rossi, potrei anche farmene una ragione: in fondo le regole sono regole, e se ispirate da un buonsenso comune, massimo rispetto. Ma poi scopro dell'altro: del torbido, qualcosa che mi fa "imbestialire" (fossi albero direi "inalberare"), e che mi induce a completarvi il quadro con l'atto che segue.

Atto Terzo - Quelli che il calcio. Che grande, magnifico personaggio, quel Guido! Cosa sarebbe stato di noi tutti, mi chiedo, senza il suo prezioso apporto al progresso dell'umanità! Saremmo senza dubbio degenerati, sopraffatti dalla perdizione più totale, precipitati nell'oblìo cosmico, senza la guida del mitico Guido.
Ovviamente, avrete già capito a chi mi riferisco: proprio lui! Il Guido nazionale, l'unico, impavido eroe, illuminato genio che ispirò tutti noi e che il mondo continua a invidiarci. Colui le cui epiche imprese resteranno impresse nella mente e nel cuore riconoscente dei posteri per l'eternità; e allorquando l'unico sopravvissuto della razza umana dovesse esalare l'ultimo respiro, quel nome continuerà a risplendere glorioso tra le stelle del firmamento, come luce viva a rappresentarci, per quanto indubbiamente indegni. Lui, solo lui, l'intramontabile e insostituibile Guido Minghetti!
Ehm... Come sarebbe a dire «Chi è costui»? Non posso crederci: non ditemi che non lo avete mai sentito nominare... Ma che razza di lettori ignorantoni mi sono capitati? Non vi vergognate? Vabbè, per brevità vi perdono, ma non posso fare a meno di rinfrescarvi la memoria.
Ironia a parte, mi affretto a scusarmi con lo spettabile signor Guido Minghetti: pescato a caso nella categoria di appartenenza su Wikipedia e senza nulla togliere alle sue pregevoli abilità in gioventù, ne riporto testualmente la biografia, perfettamente in regola in quanto rispondente ai criteri di enciclopedicità assegnati alla categoria "calciatori".
«Guido Minghetti (Vercelli, 10 novembre 1922) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giocava come mediano. Nella stagione 1941-1942 fa parte della rosa della Pro Vercelli, con cui non gioca nessuna partita di campionato; l'anno seguente esordisce tra i professionisti, giocando una partita nel campionato di Serie C. Nella stagione 1945-1946 gioca 11 delle 22 partite di campionato in seconda serie, mentre nella stagione 1946-1947 scende in campo in 21 occasioni; gioca poi in Serie B anche durante la stagione 1947-1948, nella quale colleziona ulteriori 5 presenze nella serie cadetta. Nel 1948 scende di categoria e si accasa all'U. S. Pray, con cui nella stagione 1948-1949 centra il secondo posto in classifica in Promozione, a tre punti dal Luino promosso in Serie C; torna poi alla Pro Vercelli, con cui nella stagione 1949-1950 segna 2 reti in 12 presenze in Serie C, arrivando quindi ad un bilancio di 50 presenze e 2 reti in sei stagioni con la maglia della squadra piemontese. Gioca l'ultimo campionato professionistico della sua carriera nella stagione 1950-1951, durante la quale realizza 3 reti in 34 presenze in Serie C con la maglia del Luino; l'anno seguente gioca invece in Promozione con la Valenzana, con cui nella stagione 1952-1953 e nella stagione 1953-1954 totalizza globalmente 43 presenze e 5 reti in IV Serie».

Atto Quarto - E qui casca l'asino. Abbiamo quindi una prima biografia, quella dell'ipotetico sig. Mario Rossi, valente scrittore e giornalista professionista, che con tutta probabilità verrebbe snobbato da Wikipedia; ed una seconda, quella del sig. Guido Minghetti, a tutti gli effetti accolto a braccia aperte e senza alcun margine di obiezione, per essere consegnato alla memoria storica in virtù dei suoi 10 anni di... brillante carriera: 37 presenze in campionato di serie B, e - udite udite - addirittura 5 gol messi a segno in serie C.
Ciò mi riporta ad un aneddoto della mia giovinezza scolastica, ovvero al giorno in cui un mio professore mise a nudo la svogliatezza di un alunno facendogli notare, dopo una travagliata interrogazione da scena muta, come ricordasse alla perfezione un'infinità di dati relativi alla sua squadra di calcio del cuore, anche i meno rilevanti, a differenza dei contenuti della lezione spiegata in aula appena il giorno prima. E qui casca l'asino: se i nostri pronipoti potranno dirci quanti gol ha segnato un calciatore di serie C nel 1950, ma non saranno in grado di dirci il nome di un affermato scrittore e giornalista che contribuì incisivamente alla crescita collettiva, vi pare che abbiamo fatto passi avanti, con i recenti processi di rivoluzione mediatica? E questa volta neanche potremo addossare la colpa alla pigrizia mentale del ragazzo, perché non sarà il suo disinteresse a cancellare dalla Storia il sig. Mario Rossi: saremo stati noi - condizionati dai filtri di Wikipedia - a non avergli passato le informazioni. Trovate forse che ci sia qualcosa di sano, in una struttura enciclopedica che da un lato promuove criteri e contenuti da "serie C", e dall'altro disdegna la Cultura con la "C" maiuscola?
Prima di lasciarvi alle vostre riflessioni, a coloro i quali dovessero ritenere che non sia il caso di "farne un dramma", faccio notare che ho citato solo uno tra innumerevoli esempi di efferato scempio delle informazioni perpetrato attraverso Wikipedia, riscontrabile non solo nella categoria "biografie". Ma soprattutto, riprendendo l'affermazione in apertura: se è vero che Wikipedia non ha mai fatto un tabù della propria pericolosa inaffidabilità, è anche vero che questa presa di posizione non la solleva - o non dovrebbe sollevarla - dall'attribuzione di eventuali danni derivanti, e dalla relativa e immediata corsa ai ripari.
Il problema è che, quando si fa una ricerca in rete, i primi risultati che appaiono subito dopo gli annunci pubblicitari sono proprio quelli diffusi da questa controversa piattaforma; e il fatto che conquistino la vetta dimostra quanto - aldilà della dichiarata veste di club amatoriale - sia proprio "lei", Wikipedia, a fare il buono e il cattivo tempo: che si tratti di passato, presente o futuro.


DOC




Note

• Perché non ho aperto questa discussione all'interno della stessa comunità di Wikipedia? A questa eventuale osservazione, ribatterei con un'altra domanda: cosa otterrei, se mi tuffassi in mezzo a una folla di scalmanati tifosi di calcio durante una finale, per leggergli un passo del Vangelo? (Qui almeno gioco in casa...)
• Non so se esista o sia mai esistito realmente un giornalista e scrittore di nome Mario Rossi "rifiutato" da Wikipedia: ma se un giorno dovessi scoprirlo, correrò subito a giocare al lotto la sua data di nascita.
• Non conosco il sig. Guido Minghetti, conosco solo la sua biografia pescata a caso per la prima volta in occasione della stesura di questo post. Non so nemmeno se sia ancora tra noi; ma se un giorno dovessi incontrarlo, sarei felice di ascoltare il suo parere, magari davanti a un buon caffè. Offro io, ovviamente.
• L'espressione "Wikipedia effect" (effetto Wikipedia) riportata nel titolo non riprende significati già assegnati da altri, se non per pura casualità. Pensavo addirittura di averla coniata io, poi - dubbioso della mia stessa superbia - ho curiosato e quindi scoperto che esiste già da tempo, e non a caso: a quanto pare, il peso di Wikipedia sul nostro stile di vita è uno tra gli argomenti più discussi sul web.
• Le immagini sono rielaborazioni del logo originale Wikipedia (qui sopra), fatte qui in casa Doc, senza nessuna mirata violazione del relativo copyright. Per qualsiasi eventuale reclamo si prega di fare riferimento alla voce "note legali e licenze", sempre presente in fondo al blog nella sua versione desktop.
• Titoli alternativi di seconda scelta:
- "Gli ultimi saranno i primi... almeno su Wikipedia"
- "Wikipedia, un calcio alla cultura (in quattro atti)"
- "Wikipedia: enciclopedia, o album di figurine dei calciatori?"

domenica 25 giugno 2017

Vasco alla quarantesima

In attesa dell'imminente live celebrante 40 anni di canzoni di Vasco Rossi, previsto per il prossimo 1° luglio a Modena Park (220mila spettatori annunciati per un concerto che - ahimè - non vedrò), colgo l'occasione per fissare su questo diario virtuale le impronte di un personaggio che in qualche modo mi ha aiutato a crescere, nel bene e nell'indissolubile male che ci completa. Qui accanto la copertina del volume appena uscito in libreria: "Vasco XL - 40 anni di canzoni (con i miei commenti)", Mondadori, che contiene i testi di tutte le canzoni (176!) scritte dal 1977 a oggi. Nella foto che segue riporto invece il mio biglietto di un concerto tenutosi nell'89, che conservo tuttora insieme al nostalgico ricordo del Vasco e di me "ragazzini".


Dai timidi esordi (1979, presenta Walter Chiari)...


...a "più grasse" evoluzioni...


...già stampate nel futuro («E la vita continua anche senza di noi»)



DOC