martedì 17 aprile 2018

Voglio sapere tutto

Voglio sapere la mia distanza dalle stelle, ma non posso permettermi - carissima Anima Fragile di De Andrè - di assumere un cannibale al giorno affinché me la insegni.

Voglio sapere perché, indipendentemente dalla loro grandezza, le galassie ruotano tutte alla stessa velocità, ovvero al ritmo di un misterioso orologio cosmico.
(La scoperta è di poche settimane fa, QUI il documento integrale dello studio, in lingua inglese, ad opera dell'ICRAR, International Centre for Radio Astronomy Research).

Voglio sapere i prossimi numeri che appariranno sul tabellone del lotto. Anche solo una ruota, così, giusto per curiosità.

Voglio sapere perché molti temono il peso degli anni: in fondo basta abbassare il livello di difficoltà nei videogiochi...

Voglio sapere quando smetterò di pormi domande. Ovvero, il giorno e l'ora esatta in cui morirò. Non voglio farmi cogliere impreparato, magari spettinato. Devo recuperare tutti i baci e gli abbracci non dati, insieme a quelli non ricevuti. E poi dire a certe persone ciò che penso di loro. E voglio sapere anche cosa accadrà dopo, per capire se è il caso di affittare un abito elegante, oppure non vestire affatto: chiudere il cerchio, congedarmi allo stesso modo di quando son nato, nudo come mamma mi ha fatto.

Voglio sapere, e non "vorrei". In molti casi ritengo che mi spetti di diritto. E non m'importa se con orgoglio e rigoglio il germoglio dell'erbavoglio cresce solo nel giardino del re: che senso ha festeggiare la ricorrenza del 2 giugno, se poi non legalizzano l'erba?

Voglio sapere, a proposito, perché i giornalisti abusano del condizionale. Ad esempio: «Il cervo sarebbe stato trovato moribondo nel bosco nei pressi di Mesocco, con l'uomo che gli avrebbe dato da mangiare per alcuni giorni. Quando sembrava che si stesse riprendendo, la tragica scoperta: sarebbe infatti stato soppresso dai guardiacaccia, per la delusione di tanti abitanti della zona che già speravano in un lieto fine» (da QUI). Allora: se sai per certo ciò che è accaduto ce lo racconti usando il passato, altrimenti taci: ciò che non si sa per certo non è una notizia, ma solo fuffa mediatica. Sono sicuro che se venisse bandito l'uso del condizionale l'80% delle notizie svanirebbe magicamente, a vantaggio di una sana informazione e di una sensibile riduzione di quel nocivo senso d'incertezza che caratterizza la nostra epoca.

Voglio sapere se "account" significa "caccia" (H + unt = 'Hunt', in inglese 'Caccia', per l'appunto). Ne ho aperti a decine, ma io aborro la caccia: se così fosse, mi toccherà chiuderli e implorare il perdono del regno animale.

Voglio sapere chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdámmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisá!

Voglio sapere perché i classici tovagliolini da bar debbano essere così scivolosi: lo zucchero a velo del cornetto, anziché aderirvi, impiastriccia il grugno per poi nevicare sui monti pettorali e/o sopra la pancia (la capra campa).

Voglio sapere perché, quando esco senza aver consultato il meteo, immancabilmente piove. Fantozzi non c'è più, altrimenti l'avrei chiesto a lui.

Voglio «sapere chi ha detto che non vivo più senza te... Matto, quello è proprio matto perché forse non sa che posso averne una per il giorno, una per la sera, però quel matto mi conosce perché ha detto una cosa vera». ("Dieci ragazze per me", Battisti/Mogol, 1969).

Voglio sapere come fanno i moscerini a intrufolarsi senza invito nel mio frigorifero. L'ho già detto e lo ribadisco: io gli insetti non li mangio.

Voglio sapere se esiste un pianeta i cui abitanti non sono maniaci del calcio e/o del football. Mi ci fionderei, sono certo che riuscirei finalmente a socializzare con i maschietti coetanei, persino da alieno ai loro occhi, molto più che con i terrestri.

Voglio sapere tanto altro, più di chiunque altro, ciò che non sa nessun altro. Sono disposto a scendere a patti. O a salire, se sarà necessario.
Ad esempio, prometto la massima condivisione: metterei in rete un Super-Google, riversandovi tutte le risposte. Perché tutti, l'umanità intera vuole e vorrà sapere. O meglio, tutti noi dobbiamo sapere. Da subito. Tutti promossi a tutte le classi di tutte le scuole, meritevolmente parlando.
Tacciatemi pure di eresia, ma non possiamo permettere che l'Intelligenza Artificiale, un giorno (già oggi), ne sappia più di noi. Bisogna che questo miracolo accada, perché quel poco che sappiamo basta solo per capire che all'imminente sottomissione non abbiamo alternative. E quindi, pregate con me: «Voglio sapere!»


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In apertura: un pensatoro, ovvero "El Toro Pensador" ("Il Toro Pensatore", Las Rambla, Barcellona, Spagna), opera di Josep Granyer che fa il verso alla più celebre scultura "Le Penseur" ("Il Pensatore", qui sopra) di Auguste Rodin.

martedì 3 aprile 2018

A-ha!

Trovo che la combinazione suono/immagine (in questo caso musica/video) sia una tra le cose più gradevoli che possiamo regalare e regalarci. Senza scomodare progetti stratosferici (uno per tutti il film "The Wall" del 1982, diretto da Alan Parker e squisitamente interpretato da Bob Geldof, in cui le scene completano ed esaltano i contenuti del doppio album musicale realizzato dai Pink Floyd tre anni prima, di per sè un capolavoro), ci sono tantissime buone produzioni minori che nel tempo hanno lasciato il segno. Pescando quasi a caso nella mia scatola dei ricordi, ad esempio, è venuto fuori il simpatico video che mi appresto a condividere.


Ho recuperato dal web queste riviste del 1985: loro sono gli A-ha, band norvegese che in quell'anno esordì con il singolo "Take on Me", brano synth-pop destinato a restare un piacevole - se non nostalgico - evergreen nei decenni seguenti. Ad accompagnare la canzone un innovativo videoclip (lo ricordo trasmesso per settimane a rotazione su MTV), vincitore nell'anno seguente di ben 6 premi e 2 nomination all'MTV Video Music Awards.
Il video fu realizzato in gran parte con la tecnica del rotoscopio, in cui i singoli fotogrammi venivano completati col disegno a mano libera, creando così una realistica interazione tra figure umane e animazione. Oggi gli stessi effetti si ottengono con pochi click del mouse, ma all'epoca la realizzazione richiese quattro mesi di lavoro per ritoccare manualmente - uno per uno - circa 3.000 fotogrammi. Il risultato? Citando la trama stessa del video, potrei dire che è quantomeno "trascinante".


Come sempre accade per le canzoni di successo, anche Take on Me è stata oggetto di diverse rivisitazioni da parte di artisti più o meno noti, sia relativamente all'esecuzione del brano musicale, sia nell'accostamento di nuovi videoclip. Ho intercettato ad esempio la recente cover che segue, eseguita da Alexandr Misko, giovane compositore e arrangiatore russo: qui la melodia è ottenuta a due mani con una singola chitarra acustica, abilmente sfruttata anche per le percussioni, mentre le immagini si lasciano apprezzare per l'insolita tecnica e il talento del musicista.


Nella versione strumentale appena presentata mancava la voce... bisogna che rimedi: eccovela nel ruolo di protagonista (è il caso di dirlo) di un breve spot pubblicitario del 2008 per un videogioco della Microsoft:



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venerdì 30 marzo 2018

Pasqua: uova dipinte o dipinti all'uovo?

"Ria and the animals" di Miranda Grey, tempera all'uovo.

La tempera all'uovo era una tecnica onnipresente durante il primo Rinascimento italiano, quando era considerata lo standard per i dipinti portatili da cavalletto. Botticelli, Raffaello e Andrew Wyeth sono tutti dipinti con tempera all'uovo. Oggi la tecnica ad asciugatura rapida, che impiega una miscela 50/50 di tuorlo d'uovo e pigmento colorato, è ancora utilizzata da un "coraggioso" gruppetto di professionisti contemporanei, a cui non importa il cattivo odore delle uova in studio.
«Le uova migliori per la tempera all'uovo sono fresche e sane», dice Miranda Gray, pittrice del New Mexico. «Le uova che vorresti maggiormente mangiare sono le uova che funzionano meglio per questa tecnica». Qui sotto il suo "Yoda in Spring" (Yoda in Primavera).


E Robin-Lee Hall, artista di Londra, concorda: lei compra le stesse uova per il suo studio e il suo frigorifero. Qui sotto la sua "Freddie".


Mary Frances Dondelinger è nota per usare centinaia di uova al mese. Rigorosamente freschissime: più le uova sono fresche - afferma - e più sono adatte per dipingere. Qui sotto il suo "Spreading Seeds" (Spargendo Semi).


Vale la pena sborsare qualche soldo in più per uova con tuorli dal colore più intenso. Le galline pastorizzate e le uova biologiche hanno tuorli che sono quasi rossi. Nella tempera all'uovo, i tuorli sono la colla che tiene insieme le particelle di pigmento, e a colore più caldo corrisponde maggiore efficacia. Ne è convinta Rosemary Antel, pittrice di Seattle. Qui sotto il suo "Southeast Alaska".


Mona Diane Conner, artista di Brooklyn, precisa che non ci sono differenze significative riguardo alla provenienza delle uova: si possono acquistare al mercato libero o nei negozi, purché siano fresche. Qui sotto il suo "Nelson Mandela".


Anche Ella Frazer, pittrice scozzese trapiantata in Florida, conferma che non ci sono differenze - per l'impiego nella tempera all'uovo - tra uova di galline cresciute in gabbia e "cage-free eggs", ovvero da galline allevate in libertà. Qui sotto il suo "Gordon".



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